Violazione Obblighi Custode: Quando il Ricorso in Cassazione è Inammissibile
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha ribadito principi fondamentali in materia di violazione obblighi custode e sui limiti del ricorso in sede di legittimità. La decisione analizza il caso di un individuo condannato per aver sottratto un veicolo sottoposto a sequestro, di cui era stato nominato custode. Questo provvedimento offre spunti cruciali per comprendere quando un’impugnazione è destinata a essere dichiarata inammissibile e perché la gravità del reato può precludere l’applicazione di istituti di favore come la non punibilità per particolare tenuità del fatto.
I Fatti di Causa
Il caso trae origine dalla condanna di un soggetto per il reato previsto dall’art. 334 del codice penale. L’imputato, a cui era stata affidata in custodia un’autovettura sequestrata, veniva ritenuto responsabile di aver violato i suoi doveri non facendo ritrovare il bene nel luogo indicato. Contro la sentenza di condanna della Corte d’Appello, l’imputato proponeva ricorso per Cassazione, lamentando principalmente due aspetti: l’erronea utilizzazione delle dichiarazioni di un testimone e la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.).
L’Analisi della Cassazione sulla Violazione Obblighi Custode
La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendolo meramente riproduttivo di censure già esaminate e correttamente respinte dal giudice di merito. Gli Ermellini hanno chiarito che il tentativo del ricorrente di contestare la valutazione delle prove costituisce una richiesta di rivalutazione del merito, estranea al giudizio di legittimità.
La Corte ha sottolineato che la responsabilità dell’imputato non derivava dalle dichiarazioni testimoniali contestate, bensì da prove documentali inconfutabili: i documenti che attestavano la proprietà del veicolo, il provvedimento di sequestro e il verbale di affidamento in custodia. La violazione obblighi custode era palese: il veicolo non si trovava dove doveva essere e l’imputato non aveva mai denunciato un eventuale furto o smarrimento, dimostrando una consapevole volontà di eludere gli obblighi assunti.
Il Disvalore Sociale e l’Esclusione della Particolare Tenuità del Fatto
Un punto centrale della decisione riguarda la mancata applicazione dell’art. 131-bis c.p. La Corte d’Appello aveva negato questo beneficio in ragione del “notevole disvalore sociale della condotta”. La Cassazione ha pienamente condiviso questa valutazione, specificando che eludere un vincolo di natura pubblicistica come il sequestro giudiziario non è un’offesa di lieve entità. La condotta del custode infedele lede l’interesse pubblico all’intangibilità dei beni vincolati, frustrando le finalità per cui il sequestro era stato disposto. Pertanto, la gravità intrinseca del comportamento giustifica l’esclusione della non punibilità.
Le Motivazioni della Decisione
La motivazione della Cassazione si fonda su due pilastri. In primo luogo, il ricorso è inammissibile perché non solleva questioni di diritto ma cerca di ottenere un nuovo giudizio sui fatti, un’attività preclusa in sede di legittimità. Le argomentazioni del ricorrente sono state giudicate come una semplice riproposizione di doglianze già vagliate e motivatamente respinte. In secondo luogo, la Corte ha confermato la correttezza della decisione di merito nel negare l’applicazione dell’art. 131-bis c.p. La violazione degli obblighi di custodia di un bene sequestrato non può essere considerata un fatto tenue, dato il suo impatto negativo sugli interessi pubblici tutelati dalla normativa penale.
Conclusioni
Questa ordinanza riafferma che il ricorso per Cassazione deve concentrarsi su vizi di legge e non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio sul merito. Inoltre, chiarisce che la violazione obblighi custode è un reato che, per sua natura, lede interessi collettivi di rilievo, rendendo difficile l’applicazione di cause di non punibilità legate alla scarsa offensività del fatto. La decisione funge da monito per chiunque assuma la responsabilità della custodia di beni sequestrati, sottolineando la serietà degli obblighi connessi e le conseguenze penali in caso di inadempimento.
È possibile contestare in Cassazione la valutazione delle prove fatta dal giudice di merito?
No, il ricorso in Cassazione non può avere ad oggetto una nuova valutazione delle prove. La Corte si limita a un sindacato di legittimità, controllando cioè la corretta applicazione della legge e la logicità della motivazione, senza riesaminare i fatti del processo.
Perché il reato di violazione degli obblighi del custode non è stato considerato di “particolare tenuità”?
La Corte ha ritenuto che la condotta avesse un “notevole disvalore sociale”. Sottrarre un bene sequestrato elude finalità di rilievo pubblicistico e compromette l’efficacia dei provvedimenti giudiziari, per questo non può essere considerato un fatto di lieve entità ai sensi dell’art. 131-bis del codice penale.
Come è stata provata la colpevolezza dell’imputato se le sue dichiarazioni non sono state utilizzate?
La colpevolezza è stata provata sulla base di elementi oggettivi e documentali: la documentazione che attestava la proprietà del veicolo e il suo affidamento in custodia all’imputato, unita al fatto conclamato che l’autovettura non era più presente nel luogo di custodia designato, senza che l’imputato avesse mai sporto denuncia per furto o altri eventi.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 2496 Anno 2026
Penale Ord. Sez. 7 Num. 2496 Anno 2026
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME COGNOME
Data Udienza: 19/12/2025
ORDINANZA
sul ricorso proposto da: COGNOME nato il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 18/02/2025 della CORTE APPELLO di ANCONA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
/1/
OSSERVA
Letto il ricorso proposto nell’interesse di NOME COGNOME avverso la sentenza in epigrafe;
rilevato che il ricorso è inammissibile perché il motivo dedotto, con cui il ricorrente ha dedotto inosservanza di legge e vizi della motivazione in ordine all’affermazione della sua responsabilità per il reato dì cui all’art. 334 cod. pen. (con particolare riferimento all’utilizzabilità delle dichiarazioni del teste AVV_NOTAIO COGNOME che aveva riferito quanto dettogli dall’imputato, in violazione dell’art. 62 cod. proc. pen.) e alla mancata applicazione dell’art. 131-bis cod. pen., sono tesi a sollecitare una rivalutazione e/o alternativa rilettura delle fonti probatorie, estranee al sindacato di legittimità, e sono meramente riproduttivi di profili di censura già adeguatamente vagliati e disattesi con corretti argomenti giuridici dal giudice di merito (sì vedano le pagine 4 e 5 della sentenza impugnata, in cui sì è rimarcato che non sono state utilizzate le dichiarazioni dell’imputato: infatti, le circostanze per cui l’imputato fosse proprietario del veicolo in sequestro e ne avesse ottenuto l’affidamento in custodia emergevano pacificamente dalla documentazione acquisita al fascicolo per il dibattimento; che poi lo stesso avesse consapevolmente violato gli obblighi di custodia risultava evidentemente dal non aver fatto ritrovare l’autovettura nel luogo da luì indicato, in cui doveva essere custodita, in difetto dì qualsivoglia preventiva denuncia da parte sua sulla sorte del mezzo. La Corte territoriale non ha applicato l’art. 131-bis cod. pen., «considerato il notevole disvalore sociale della condotta per avere eluso le finalità dì rilievo pubblicistico sottese al vincolo di intangibilità ed inutilizzabilità gravante sul bene»);
ritenuto che all’inammissibilità del ricorso conseguono le pronunce di cui all’art. 616 cod. proc. pen.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 19/12/2025.