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Vincolo della continuazione: ricorso inammissibile

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna che chiedeva il riconoscimento del vincolo della continuazione tra tredici sentenze di condanna. Il giudice di merito aveva già respinto la richiesta, ritenendo che i reati non derivassero da un unico disegno criminoso, ma fossero espressione di uno ‘stile di vita’. La Suprema Corte ha stabilito che il ricorso si limitava a riproporre le medesime argomentazioni di fatto, tentando di ottenere un riesame del merito non consentito in sede di legittimità. Di conseguenza, ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Vincolo della Continuazione: Quando il Ricorso in Cassazione è Inammissibile

L’istituto del vincolo della continuazione rappresenta uno strumento fondamentale nel diritto penale per mitigare il trattamento sanzionatorio di chi commette più reati in esecuzione di un unico piano. Tuttavia, una recente ordinanza della Corte di Cassazione ci ricorda i precisi limiti entro cui è possibile contestare il diniego di tale beneficio. Il caso analizzato offre uno spaccato chiaro su cosa rende un ricorso inammissibile, soprattutto quando si tenta di trasformare il giudizio di legittimità in un terzo grado di merito.

I Fatti di Causa

Una donna, condannata con ben tredici sentenze emesse tra il 2004 e il 2012, presentava un’istanza al Tribunale di Aosta, in qualità di giudice dell’esecuzione, per ottenere il riconoscimento del vincolo della continuazione tra tutti i reati. L’obiettivo era unificare le pene in un’unica, più favorevole sanzione, sostenendo che tutti i crimini fossero parte di un medesimo disegno criminoso.

Il Tribunale, tuttavia, respingeva la richiesta. Secondo il giudice dell’esecuzione, la pluralità di reati non era riconducibile a un’unica programmazione, ma rappresentava piuttosto l’espressione di uno ‘stile di vita’ della condannata. Insoddisfatta della decisione, la donna proponeva ricorso per Cassazione, lamentando un’erronea applicazione della legge e un difetto di motivazione da parte del Tribunale.

La Decisione della Corte e l’Applicazione del Vincolo della Continuazione

La Settima Sezione Penale della Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e, di conseguenza, inammissibile. La Corte ha sottolineato che la ricorrente non contestava vizi logici o giuridici nella motivazione del provvedimento impugnato, ma sollecitava di fatto una rivalutazione degli stessi elementi già esaminati e ponderati dal giudice di merito.

Il compito della Corte di Cassazione, come giudice di legittimità, non è quello di riesaminare i fatti e le prove, ma di assicurare la corretta applicazione delle norme di diritto. Proporre le medesime argomentazioni di fatto, già ritenute insufficienti a dimostrare l’unicità del disegno criminoso, si traduce in un tentativo di ottenere un nuovo giudizio sul merito, che non è consentito in questa sede.

Le Motivazioni

La Corte ha ritenuto la motivazione del Tribunale di Aosta ‘ampia, convincente e priva di aporie logiche’. Il giudice dell’esecuzione aveva correttamente seguito la giurisprudenza consolidata, valutando gli indici a disposizione e concludendo in modo plausibile per l’assenza di un unico disegno criminoso. Poiché la ricorrente non ha introdotto elementi di novità o evidenziato specifiche contraddizioni giuridiche, il suo ricorso è stato qualificato come inammissibile ai sensi dell’art. 606, comma 3, del codice di procedura penale.
A questa declaratoria, come previsto dall’art. 616 c.p.p., è seguita la condanna della ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma di 3.000 euro in favore della cassa delle ammende, data l’evidente infondatezza e la colpa nella proposizione dell’impugnazione.

Le Conclusioni

Questa ordinanza ribadisce un principio cruciale: il ricorso per Cassazione non può essere una semplice riproposizione delle proprie tesi difensive già vagliate e respinte nei gradi di merito. Per ottenere il riconoscimento del vincolo della continuazione in sede di legittimità, dopo un diniego, è necessario dimostrare che il giudice dell’esecuzione abbia commesso un errore di diritto o sia incorso in un vizio logico manifesto nella sua motivazione. In assenza di tali elementi, il tentativo di ottenere una nuova valutazione dei fatti si scontra con l’inammissibilità, comportando ulteriori oneri economici per il ricorrente.

Per quale motivo il Tribunale ha negato inizialmente il vincolo della continuazione?
Il Tribunale ha respinto la richiesta perché ha ritenuto che i tredici reati commessi non fossero frutto di un unico e preordinato disegno criminoso, ma rappresentassero piuttosto l’espressione di uno ‘stile di vita’ della persona condannata.

Perché la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile?
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché la ricorrente non ha sollevato questioni di legittimità (errori di diritto o vizi logici della motivazione), ma si è limitata a riproporre le stesse argomentazioni di fatto già esaminate e respinte dal giudice precedente, chiedendo di fatto un riesame del merito non consentito in sede di Cassazione.

Quali sono state le conseguenze economiche per la ricorrente a seguito della decisione della Cassazione?
In conseguenza della declaratoria di inammissibilità del ricorso, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione di 3.000 euro a favore della cassa delle ammende.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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