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Video colloquio 41-bis: stop dopo l’emergenza Covid

La Corte di Cassazione ha annullato un’ordinanza che consentiva il video colloquio a un detenuto in regime 41-bis. La decisione del Tribunale di Sorveglianza si basava unicamente sulla situazione pandemica, ma con la cessazione della normativa speciale anti-Covid il 31 dicembre 2022, è venuta meno la giustificazione per tale deroga. La Corte ha stabilito che la concessione del beneficio non può più fondarsi su un generico riferimento alla pandemia, ma richiede la prova di una specifica e grave difficoltà al colloquio in presenza.

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Pubblicato il 17 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Video Colloquio 41-bis: La Cassazione Annulla la Concessione Post-Emergenza Covid

La Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20346/2023, ha posto fine alla possibilità di concedere il video colloquio 41-bis basandosi unicamente sulla situazione pandemica da Covid-19. La decisione ha annullato un’ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che aveva permesso a un detenuto in regime speciale di comunicare con i familiari a distanza, evidenziando come la cessazione della normativa emergenziale abbia rimosso il fondamento giuridico per tale deroga.

I Fatti di Causa: Dal Tribunale di Sorveglianza alla Cassazione

Il caso nasce dalla decisione del Magistrato di Sorveglianza di concedere a un detenuto, sottoposto al regime differenziato previsto dall’art. 41-bis dell’ordinamento penitenziario, la possibilità di effettuare i colloqui visivi con i familiari tramite videochiamata. Questa misura era stata giustificata dalla proroga dello stato di emergenza sanitaria, che limitava gli spostamenti tra regioni e rendeva difficoltoso l’esercizio del diritto al colloquio in presenza, considerato un elemento essenziale del trattamento penitenziario.

Il Ministero della Giustizia, tramite l’Avvocatura dello Stato, ha impugnato tale provvedimento, sostenendo che la normativa emergenziale sui colloqui a distanza escludeva espressamente i detenuti in regime di 41-bis. Secondo il ricorrente, il Tribunale di Sorveglianza aveva esteso illegittimamente una possibilità non prevista, poiché l’emergenza sanitaria non era di per sé un fatto tale da giustificare una deroga generalizzata alle ordinarie e più restrittive modalità di colloquio previste per questi soggetti.

L’evoluzione normativa sul video colloquio 41-bis e l’emergenza

La Corte ha ripercorso l’evoluzione della normativa di contrasto alla pandemia, sottolineando come questa sia stata modulata in base all’aggressività del virus e all’efficacia dei presidi sanitari. In una prima fase, i divieti di circolazione costituivano un impedimento oggettivo ai colloqui in presenza. Successivamente, con la rimozione di tali divieti (dall’aprile 2021) e l’avanzamento della campagna vaccinale, la situazione è mutata.

Sebbene la disciplina speciale sia stata prorogata fino al 31 dicembre 2022, i giudici di sorveglianza, nel valutare le richieste di video colloquio, avrebbero dovuto tenere conto del mutato contesto normativo e sanitario. Non era più sufficiente un generico riferimento alla pandemia, ma occorreva una motivazione specifica sulla sussistenza di una ‘gravissima difficoltà’ al colloquio in presenza per il singolo detenuto.

Le Motivazioni della Suprema Corte

La Cassazione ha ritenuto fondato il ricorso del Ministero. Il vizio del provvedimento impugnato risiede nel fatto che il Tribunale di Sorveglianza ha giustificato la concessione del video colloquio 41-bis basandosi esclusivamente sulla situazione pandemica, senza considerare il contesto di riferimento specifico e attuale.

In particolare, i giudici di merito non hanno evidenziato dati allarmanti concreti legati alla pandemia che potessero giustificare una tale deroga nel momento in cui la decisione è stata presa (giugno 2022). Inoltre, l’autorizzazione era stata concessa ‘senza scadenza’, un altro elemento di criticità. La motivazione, quindi, è risultata generica e non ancorata a una ‘gravissima difficoltà’ specifica e provata, limitandosi a un riferimento astratto alla pandemia.

Le Conclusioni: Fine dell’Emergenza, Fine della Deroga

La conclusione della Corte è netta: l’ordinanza impugnata deve essere annullata senza rinvio. La ragione è perentoria: la speciale normativa dettata per la situazione epidemiologica, che costituiva l’unico fondamento della decisione del Tribunale, è cessata il 31 dicembre 2022. Poiché la base legale della decisione è venuta meno, il provvedimento non può più avere effetto.

Questa sentenza chiarisce che, terminata la fase emergenziale, le regole ordinarie per i colloqui dei detenuti, specialmente quelle più restrittive previste per il regime 41-bis, tornano a essere pienamente operative. Ogni eventuale deroga futura non potrà più appoggiarsi alla passata pandemia, ma dovrà essere fondata su presupposti di eccezionalità e gravissima difficoltà, da accertare e motivare caso per caso.

Un detenuto in regime 41-bis può avere colloqui in videochiamata?
Secondo questa sentenza, la possibilità generalizzata di accedere al video colloquio, basata unicamente sull’emergenza sanitaria da Covid-19, non è più consentita. La normativa speciale che la permetteva è scaduta il 31 dicembre 2022, ripristinando la regola dei colloqui in presenza.

Perché la Corte di Cassazione ha annullato la decisione del Tribunale di Sorveglianza?
La Corte ha annullato la decisione perché si fondava esclusivamente sulla situazione pandemica, senza una motivazione specifica sulle reali e attuali difficoltà del detenuto a svolgere il colloquio in presenza. Inoltre, la base giuridica (la normativa emergenziale) era nel frattempo cessata, rendendo l’ordinanza priva di fondamento.

Cosa deve dimostrare un detenuto per ottenere un colloquio a distanza dopo questa sentenza?
La sentenza implica che, cessata l’emergenza, per ottenere una deroga alle modalità ordinarie di colloquio, il detenuto deve dimostrare la sussistenza di una ‘impossibilità’ o ‘gravissima difficoltà’ a effettuare il colloquio in presenza, basata su ragioni specifiche, concrete e attuali, non più su un generico richiamo alla situazione sanitaria passata.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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