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Valutazione memoria difensiva: DASPO valido se il video ti smentisce

Un tifoso, colpito da DASPO per disordini dopo una partita, presenta ricorso sostenendo che il giudice non abbia considerato le sue argomentazioni scritte. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiave sulla valutazione della memoria difensiva. Non basta che il giudice citi formalmente il documento; deve analizzarlo nel merito. In questo caso, il giudice ha correttamente confutato le tesi del tifoso basandosi su prove concrete come i video della sorveglianza, che mostravano una partecipazione attiva ai disordini. La valutazione della memoria difensiva è stata quindi sostanziale e non meramente formale, rendendo legittima la conferma del DASPO. L’esito è la sconfitta del tifoso, con condanna al pagamento delle spese.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 3 Num. 19326 Anno 2023
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Pubblicato il 10 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 3 Num. 19326 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 3 n. 19326/2023)

DASPO e diritto di difesa: quando la memoria scritta non basta

La partecipazione a disordini durante manifestazioni sportive può portare a conseguenze serie, come il DASPO. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha chiarito un aspetto fondamentale del diritto di difesa in questi casi: la corretta valutazione della memoria difensiva da parte del giudice. La decisione sottolinea che non è sufficiente presentare le proprie ragioni per iscritto; è necessario che queste siano credibili e non smentite dalle prove. Il caso riguarda un tifoso che ha ricevuto un divieto di accesso agli stadi e l’obbligo di firma. Egli ha cercato di difendersi sostenendo di aver avuto un ruolo passivo, ma le immagini della videosorveglianza raccontavano una storia diversa.

I fatti: una partecipazione attiva mascherata da passività

Al termine di un incontro di calcio, si sono verificati dei disordini. Un gruppo di tifosi della squadra di casa si è messo alla ricerca delle auto dei tifosi avversari con l’intento di danneggiarle. Le forze dell’ordine, grazie alle immagini di videosorveglianza, hanno identificato i partecipanti. Tra questi, vi era un Tifoso al quale il Questore ha notificato un DASPO con obbligo di presentazione alla polizia durante le partite. Il Tifoso ha esercitato il suo diritto di difesa depositando una memoria scritta. In questo documento, egli sosteneva di essersi trovato lì per caso, di aver avuto un ruolo marginale e passivo e di non aver commesso alcuna violenza o danneggiamento.

Il nodo del contendere: la valutazione della memoria difensiva

Il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) ha convalidato il provvedimento del Questore. Il Tifoso ha quindi presentato ricorso in Cassazione. La sua tesi era semplice: il GIP aveva violato il suo diritto di difesa. Secondo lui, il giudice si era limitato a menzionare la memoria difensiva in modo generico e formale, senza entrare nel merito delle sue argomentazioni. In pratica, lo accusava di non aver realmente considerato la sua versione dei fatti, che lo dipingeva come un semplice curioso e non come un partecipante attivo ai disordini. La questione giuridica era quindi stabilire se un semplice richiamo formale alla memoria scritta fosse sufficiente a rispettare il diritto di difesa.

L’importanza delle prove nella valutazione della memoria difensiva

La Corte di Cassazione ha dato torto al Tifoso, dichiarando il suo ricorso inammissibile. I giudici supremi hanno spiegato che il GIP non si è affatto limitato a un richiamo formale. Al contrario, ha compiuto una vera e propria valutazione della memoria difensiva. Il giudice ha esaminato le argomentazioni del Tifoso e le ha confrontate con le prove raccolte, in particolare con i filmati della videosorveglianza. Questi video mostravano chiaramente che il Tifoso non era un passante, ma si era unito attivamente al gruppo, occupando la strada e cercando veicoli da colpire. La sua partecipazione era stata intenzionale.

Le motivazioni: la valutazione della memoria difensiva deve essere concreta

La Corte ha ribadito un principio fondamentale: il giudice ha l’obbligo di prendere in considerazione le deduzioni difensive, ma non di accoglierle. La valutazione della memoria difensiva è corretta quando il giudice ne esamina il contenuto e spiega perché lo ritiene infondato, basando la sua decisione su elementi di prova contrari. In questo caso, il GIP ha fatto proprio questo: ha letto la tesi del Tifoso (ruolo passivo) e l’ha respinta motivando con le prove video (partecipazione attiva). Anzi, il giudice ha dimostrato di aver considerato la situazione specifica, riducendo la durata del DASPO proprio in virtù del fatto che il Tifoso non aveva materialmente danneggiato alcun veicolo, pur avendo partecipato all’azione.

Conclusioni: il DASPO è confermato

L’esito finale è la conferma del provvedimento a carico del Tifoso. Il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile e l’interessato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di 3.000 euro. Questa sentenza insegna che il diritto di difesa si esercita presentando argomenti solidi e veritieri. Se le prove oggettive, come un video, contraddicono la versione fornita nella memoria difensiva, il giudice non solo può, ma deve tenerne conto. La valutazione del giudice è stata ritenuta completa e sostanziale, non meramente formale, e quindi pienamente legittima.

Se ricevo un DASPO e presento una memoria difensiva, il giudice deve per forza annullarlo?
No. Il giudice ha l’obbligo di leggere e valutare seriamente la memoria difensiva, ma non è obbligato ad accoglierla. Se le prove dimostrano il contrario di quanto scritto, il giudice può confermare il DASPO.

Cosa significa che la valutazione della memoria difensiva deve essere ‘sostanziale’ e non ‘formale’?
Significa che il giudice non può limitarsi a scrivere di aver letto la memoria. Deve dimostrare di averne compreso e analizzato il contenuto, spiegando perché le argomentazioni difensive sono state o non sono state accolte, sulla base delle prove.

Posso ricevere un DASPO anche se non ho rotto o danneggiato nulla personalmente?
Sì. Come dimostra questo caso, la partecipazione attiva a un gruppo che crea disordini, anche senza compiere materialmente l’atto di violenza o danneggiamento, è sufficiente per giustificare l’applicazione di una misura di prevenzione come il DASPO.

Termini giuridici

DASPO
Acronimo di Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive. È una misura di prevenzione che il Questore impone a persone ritenute pericolose per l'ordine pubblico durante eventi sportivi.
Memoria difensiva
Un documento scritto che la persona interessata può presentare al giudice per esporre le proprie ragioni e prove a sua difesa.
Convalida
Il procedimento con cui un giudice verifica e conferma la legittimità di un provvedimento urgente emesso da un'autorità di pubblica sicurezza, come il Questore.
Contraddittorio cartolare
Un confronto processuale che avviene esclusivamente tramite lo scambio di documenti scritti (come le memorie difensive), senza un'udienza in presenza.
Inammissibilità
Una decisione con cui il giudice dichiara che un ricorso non può essere esaminato nel merito perché privo dei requisiti formali o sostanziali richiesti dalla legge.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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