Valore di Querela: Quando ‘Denuncio’ è Sufficiente per la Legge
Nel diritto penale, alcuni reati sono definiti ‘procedibili a querela di parte’. Ciò significa che, senza una chiara richiesta della vittima, lo Stato non può avviare un procedimento penale. Ma cosa costituisce una ‘chiara richiesta’? È necessario usare formule sacramentali o basta una semplice denuncia? Una recente ordinanza della Corte di Cassazione fa luce su questo punto, confermando un principio fondamentale per il valore di querela e offrendo certezze ai cittadini.
Il Caso in Esame: Dal Furto al Ricorso in Cassazione
La vicenda giudiziaria ha origine da una condanna per il reato di furto. L’imputato, dopo la conferma della sentenza in Corte d’Appello, ha deciso di presentare ricorso alla Corte di Cassazione. L’unico motivo del ricorso si basava su un vizio procedurale: a suo dire, mancava una querela valida, in quanto l’atto presentato dalla persona offesa non conteneva una esplicita richiesta di punizione.
L’argomento difensivo si fondava sull’idea che una semplice denuncia dei fatti non fosse sufficiente a integrare quella manifestazione di volontà richiesta dalla legge per procedere penalmente. Si trattava, quindi, di stabilire se la formula utilizzata dalla vittima potesse avere pieno valore di querela.
Il Valore di Querela della Formula “Denuncio ad Ogni Effetto di Legge”
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, definendolo ‘manifestamente infondato’. I giudici hanno richiamato la consolidata giurisprudenza di legittimità, secondo cui la volontà di punizione non necessita di formule specifiche o solenni.
Il punto centrale della decisione risiede nell’interpretazione della frase “denuncio ad ogni effetto di legge”. Secondo la Suprema Corte, questa espressione deve essere considerata una manifestazione inequivocabile della volontà di richiedere la persecuzione e la punizione del responsabile del reato. Di conseguenza, un atto che la contiene acquisisce automaticamente il valore di querela.
Il Principio del ‘Favor Querelae’
La Corte ha inoltre rafforzato la propria decisione richiamando il principio del ‘favor querelae’. Questo criterio ermeneutico stabilisce che, in situazioni di incertezza o ambiguità, gli atti redatti dalla persona offesa devono essere interpretati nel modo più favorevole alla validità della querela. L’obiettivo è tutelare la volontà della vittima di ottenere giustizia, anche quando questa non si esprime con la precisione tecnica di un legale. Pertanto, anche atti che non contengono un’esplicita dichiarazione di ‘voler querelare’ possono essere riconosciuti come tali se emerge la volontà punitiva del dichiarante.
Le Motivazioni della Decisione
Le motivazioni della Corte si basano su due pilastri. Il primo è il pragmatismo giuridico: la legge non richiede al cittadino di conoscere e utilizzare un linguaggio tecnico-giuridico per esercitare i propri diritti. Ciò che conta è la sostanza della volontà espressa. Considerare la formula ‘denuncio ad ogni effetto di legge’ come una mera segnalazione di un fatto, e non come una richiesta di intervento penale, sarebbe contrario alla logica e all’intenzione comune di chi si rivolge alle autorità dopo aver subito un reato.
Il secondo pilastro è la coerenza con precedenti decisioni (come la sentenza n. 40770/2006 e la n. 2293/2015), che hanno costantemente affermato come la volontà di punire possa essere riconosciuta dal giudice anche in forme implicite, purché chiare nel loro significato complessivo. Questa continuità garantisce certezza del diritto e uniformità di trattamento in tutto il territorio nazionale.
Conclusioni
L’ordinanza in esame ribadisce un principio di grande importanza pratica: per sporgere una querela valida, non servono formule magiche. La volontà della vittima di vedere perseguito l’autore del reato è l’elemento essenziale, e questa può essere manifestata anche con espressioni di uso comune come ‘denuncio per le opportune valutazioni di legge’. La decisione della Cassazione conferma che il sistema giudiziario è orientato a proteggere la sostanza dei diritti piuttosto che la forma, dichiarando inammissibile il ricorso e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria. Questa pronuncia rappresenta una garanzia per tutti i cittadini, che possono sentirsi sicuri nel denunciare un reato senza il timore che un cavillo formale possa invalidare la loro richiesta di giustizia.
È necessario usare una formula specifica per sporgere una querela valida?
No, la Corte di Cassazione ha chiarito che non sono richieste formule particolari. L’importante è che dall’atto emerga chiaramente la volontà della persona offesa di richiedere la persecuzione e la punizione del responsabile del reato.
La frase “denuncio ad ogni effetto di legge” ha valore di querela?
Sì, secondo la giurisprudenza consolidata, questa formula è considerata una manifestazione sufficiente della volontà di punizione e conferisce all’atto il pieno valore di querela.
Cosa succede se un atto di denuncia è ambiguo sulla volontà di querelare?
In situazioni di incertezza, l’atto deve essere interpretato alla luce del principio del “favor querelae”, ovvero in modo da favorire la sua validità come querela, riconoscendo la volontà punitiva della persona offesa.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 32714 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 32714 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 08/05/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da: NOME nato a ROMA il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 04/10/2023 della CORTE APPELLO di ROMA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
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Ritenuto in fatto e considerato in diritto
Rilevato che NOME COGNOME ricorre, per il tramite del proprio difensore, avverso la sentenza della Corte di Appello di Roma, che ha confermato la pronunzia di primo grado, con la quale il ricorrente era stato ritenuto responsabile del delitto di furto;
Considerato che il primo ed unico motivo di ricorso, con il quale il ricorrente denunzia il difetto di querela, è manifestamente infondato, in quanto, secondo la consolidata giurisprudenza di legittimità, la formula “denuncio ad ogni effetto di legge” deve essere considerata quale manifestazione di volontà diretta a richiedere la persecuzione e la punizione dell’autore del reato e conferisce quindi all’atto valore di querela (Sez. 6, n. 40770 del 09/11/2006, COGNOME e altro, Rv. 235442-01). È infatti principio consolidato nella giurisprudenza di legittimità quello secondo cui la sussistenza della volontà di punizione da parte della persona offesa non richiede formule particolari e può, pertanto, essere riconosciuta dal giudice anche in atti che non contengono la sua esplicita manifestazione, i quali, ove emergano situazioni di incertezza, vanno, comunque, interpretati alla luce del “favor querelae” (cfr., ex multis, Sez. 5, n. 2293 del 18/06/2015, dep. 2016, Caruso, Rv. 266258).
Rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende;
P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento della somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso 1’8 maggio 2024.