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Validità querela: quando è sufficiente la denuncia?

Due soggetti, condannati per truffa e tentata truffa, hanno impugnato la sentenza sostenendo l’invalidità della querela per mancanza di esplicita volontà di punire. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi, stabilendo che la validità querela può essere desunta dal titolo dell’atto e dalla narrazione dei fatti, applicando il principio del ‘favor querelae’. Ha inoltre confermato che il recarsi alla cassa con l’intento di usare buoni pasto falsi costituisce un tentativo di truffa punibile.

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Pubblicato il 17 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Validità querela: quando basta il titolo dell’atto?

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17578/2023, ha affrontato due importanti questioni di diritto penale: la validità querela in assenza di formule sacramentali e la soglia di punibilità del tentativo di truffa. La pronuncia chiarisce che la volontà di punire della persona offesa può essere desunta implicitamente dal contesto dell’atto, senza che sia necessaria una dichiarazione esplicita. Questo principio, noto come favor querelae, mira a tutelare la vittima e a non vanificare l’azione penale per meri formalismi.

I Fatti di Causa

Il caso trae origine dalla condanna di due individui in primo e secondo grado. Le accuse a loro carico erano due: una truffa ai danni di un privato e una tentata truffa presso un supermercato.

Nel primo episodio, la difesa sosteneva che la denuncia presentata dalla vittima non avesse i requisiti di una querela valida. Nello specifico, si contestava che l’atto, pur intitolato ‘Verbale di ricezione di querela orale’, non contenesse una chiara ed esplicita manifestazione della volontà di perseguire penalmente i colpevoli.

Il secondo episodio riguardava uno dei due imputati, il quale si era recato in un supermercato, aveva riempito il carrello e si era presentato alla cassa con l’intenzione di pagare con buoni pasto falsi. Tuttavia, quando la cassiera, su indicazione del titolare, gli aveva chiesto un documento di identità, l’uomo si era allontanato adducendo una scusa, senza quindi presentare materialmente i buoni falsi. La difesa sosteneva che tale comportamento non integrasse un tentativo di truffa punibile.

I Motivi del Ricorso e la questione sulla validità della querela

Gli imputati hanno presentato ricorso in Cassazione basandosi principalmente su due argomenti.

Il primo, comune a entrambi, si concentrava sulla validità querela. Secondo i difensori, il semplice fatto che l’atto redatto dai Carabinieri fosse intitolato ‘verbale di querela’ o che la vittima si fosse definita ‘vittima di truffa’ non era sufficiente a dimostrare la sua volontà di punizione. Si trattava, a loro dire, di formule standard utilizzate dalle forze dell’ordine che non potevano surrogare una manifestazione di volontà esplicita, come richiesto dalla legge.

Il secondo motivo, sollevato solo da uno dei ricorrenti, riguardava la qualificazione del fatto avvenuto al supermercato come tentativo di truffa. La difesa argomentava che l’azione non aveva superato la soglia degli atti preparatori, poiché l’imputato non aveva posto in essere gli ‘artifici o raggiri’ contestati, essendosi allontanato prima ancora di esibire i buoni pasto falsi.

La Decisione della Corte di Cassazione e le Motivazioni

La Corte di Cassazione ha dichiarato entrambi i ricorsi inammissibili, confermando la condanna.

Il Principio del Favor Querelae e la Validità della Querela

Sul primo punto, la Corte ha ribadito un orientamento consolidato basato sul principio del favor querelae. Secondo i giudici, sebbene la volontà di punire debba emergere con certezza, non sono necessarie formule specifiche. La qualificazione formale dell’atto come ‘querela’ da parte della polizia giudiziaria, unita alla sottoscrizione del dichiarante ‘previa lettura e conferma’, è di per sé un elemento sufficiente a manifestare tale volontà. Inoltre, la circostanza che la persona offesa abbia descritto dettagliatamente i fatti, attribuendo agli indagati la commissione di un reato specifico come la truffa, costituisce un ‘indice sintomatico’ inequivocabile della sua intenzione di chiederne la punizione. Di conseguenza, la validità querela è stata pienamente confermata.

Il Tentativo di Truffa: Quando Scatta la Punibilità?

Anche il secondo motivo di ricorso è stato respinto. La Corte ha ricordato che, ai fini della configurabilità del delitto tentato, la giurisprudenza moderna non si basa più sulla distinzione tra atti preparatori ed esecutivi. Ciò che rileva è l’idoneità e l’univocità degli atti. Nel caso di specie, gli imputati avevano già iniziato l’attuazione del piano criminoso: avevano riempito il carrello e si erano presentati alla cassa per pagare. L’azione non si è conclusa solo per una causa esterna e indipendente dalla loro volontà: la richiesta di un documento da parte della cassiera. Tali atti sono stati ritenuti sufficientemente idonei e diretti in modo non equivoco a commettere la truffa, integrando così gli estremi del tentativo punibile.

Conclusioni

La sentenza offre due importanti lezioni pratiche. In primo luogo, rafforza la tutela della persona offesa, chiarendo che la validità querela non dipende da formalismi rigidi. Una denuncia dettagliata presentata alle autorità e formalmente qualificata come querela è sufficiente per avviare l’azione penale. In secondo luogo, definisce con chiarezza i confini del tentativo di truffa: l’azione diventa penalmente rilevante non appena il piano criminoso entra nella sua fase attuativa, anche se l’inganno non viene materialmente posto in essere a causa di fattori esterni.

Per presentare una querela valida è obbligatorio usare una formula specifica come ‘chiedo la punizione dei colpevoli’?
No. Secondo la Corte di Cassazione, la volontà di punire può essere desunta anche da altri elementi, come l’intestazione dell’atto (‘verbale di querela’) e la descrizione dettagliata del fatto-reato da parte della vittima, senza bisogno di formule sacramentali.

Quando un tentativo di truffa diventa penalmente rilevante?
Un tentativo di truffa diventa rilevante quando gli atti compiuti sono ‘idonei’ e ‘diretti in modo non equivoco’ a commettere il reato. Nel caso analizzato, presentarsi alla cassa con la merce e l’intenzione di pagare con buoni falsi è stato ritenuto un tentativo punibile, anche se i buoni non sono stati materialmente mostrati.

Cosa significa il principio del ‘favor querelae’?
È un principio interpretativo secondo cui, in situazioni di incertezza sulla reale volontà della persona offesa di presentare querela, il giudice deve propendere per la validità dell’atto, al fine di garantire la tutela della vittima e la perseguibilità del reato.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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