Uso personale di stupefacenti: Quando la Difesa non Regge in Cassazione
La distinzione tra possesso di sostanze stupefacenti per uso personale di stupefacenti e detenzione ai fini di spaccio è una delle questioni più delicate e complesse del diritto penale. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione, la n. 46574/2023, offre importanti chiarimenti su quali elementi indiziari possano far pendere la bilancia verso l’accusa di spaccio, rendendo la tesi del consumo personale poco credibile. Analizziamo insieme questo caso per capire il ragionamento seguito dai giudici.
I Fatti del Caso
Il caso ha origine dal ricorso presentato da un uomo contro una sentenza della Corte d’Appello di Roma. L’imputato sosteneva che la sostanza stupefacente trovata in suo possesso fosse destinata esclusivamente al proprio consumo. La sua difesa mirava a smontare l’accusa di detenzione ai fini di spaccio, un reato con conseguenze penali ben più gravi.
Tuttavia, durante le indagini erano emersi diversi elementi che gettavano un’ombra sulla sua versione dei fatti. La Corte di Cassazione è stata chiamata a valutare se la motivazione della sentenza d’appello fosse logica e coerente o se, al contrario, presentasse vizi tali da giustificarne l’annullamento.
La Decisione della Corte e l’insostenibilità dell’Uso personale di stupefacenti
Con una decisione netta, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Secondo gli Ermellini, gli argomenti presentati dalla difesa non erano in grado di scalfire la logicità del ragionamento seguito dai giudici di merito. La sentenza impugnata, infatti, poggiava su un solido quadro indiziario che, nel suo complesso, rendeva inverosimile la tesi del consumo personale.
La Corte ha sottolineato che non sono emersi profili di “manifesta illogicità o contraddittorietà” nella valutazione delle prove. Al contrario, il ragionamento induttivo basato su “massime di esperienza” è stato ritenuto corretto e immune da censure.
Le Motivazioni: Gli Indizi che Incastrano
La Suprema Corte ha individuato tre elementi chiave che, letti insieme, hanno condotto alla conferma della condanna e a ritenere infondata la tesi dell’uso personale di stupefacenti:
1. I Bilancini di Precisione: Il ritrovamento di due bilancini di precisione, per di più nascosti in luoghi non facilmente accessibili, è stato considerato un forte indizio. Secondo la Corte, l’esperienza insegna che tali strumenti sono tipicamente utilizzati per la pesatura e la suddivisione in dosi della sostanza, un’attività legata allo spaccio e non al semplice consumo.
2. La Quantità della Sostanza: L’imputato è stato trovato in possesso di un quantitativo di dosi “ampiamente superiore” a quello che egli stesso aveva dichiarato di consumare quotidianamente. Questa sproporzione è un classico indicatore che la droga non è destinata solo all’autoconsumo.
3. Il Rapporto Costo/Reddito: I giudici hanno anche considerato l’aspetto economico. Il valore della sostanza sequestrata è stato messo in relazione con la retribuzione mensile percepita dall’imputato. L’evidente sproporzione tra il costo della droga e le sue disponibilità economiche ha fatto sorgere il legittimo dubbio che l’attività di spaccio fosse la fonte di reddito per sostenere l’acquisto di tali quantità.
Conclusioni: L’Importanza della Coerenza Indiziaria
Questa ordinanza ribadisce un principio fondamentale: nel valutare la destinazione della sostanza stupefacente, il giudice non si basa su un singolo elemento, ma su una valutazione complessiva di tutti gli indizi a disposizione. Il possesso di strumenti come i bilancini, una quantità eccessiva rispetto al consumo dichiarato e l’incoerenza economica sono tutti tasselli che, uniti, possono comporre un quadro accusatorio solido e difficilmente contestabile. Per chi si trova in una situazione simile, è cruciale comprendere che la semplice dichiarazione di essere un consumatore non è sufficiente se smentita da prove concrete e logicamente connesse tra loro.
Quali elementi possono far escludere l’ipotesi di uso personale di stupefacenti?
Secondo la Corte, elementi come il ritrovamento di bilancini di precisione, il possesso di un quantitativo di sostanza superiore a quello compatibile con un consumo giornaliero e l’incoerenza tra il costo della droga e il reddito dell’imputato sono indizi forti contro la tesi dell’uso personale.
La sola quantità di droga trovata è sufficiente per un’accusa di spaccio?
No, la sentenza evidenzia che la decisione si basa su una valutazione complessiva di più indizi. La quantità è un elemento importante, ma viene valutata insieme ad altri fattori, come la presenza di strumenti per il confezionamento (i bilancini) e l’analisi della situazione economica dell’imputato.
Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché non ha evidenziato alcuna “manifesta illogicità o contraddittorietà” nella sentenza della Corte d’Appello. La Cassazione ha ritenuto che il ragionamento dei giudici di merito, basato su un’analisi logica e coerente degli indizi, fosse corretto e non meritevole di censura.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 46574 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 46574 Anno 2023
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 27/10/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME NOME a APRILIA il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 10/03/2023 della CORTE APPELLO di ROMA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
OSSERVA
letto il ricorso proposto nell’interesse di NOME COGNOME avverso la sentenza in epigrafe indicata;
ritenuto che il ricorso ripropone la questione della destinazione all’uso esclusivamente personale dello stupefacente senza che, dalla motivazione recepita nella sentenza impugnata, emergano profili di manifesta illogicità o contraddittorietà; in particolare, non è affetto da tale vizio il ragionamento induttivo, basato su massime di esperienza, secondo cui il rinvenimento di due bilancini di precisione, custoditi in posti non facilmente accessibili, sarebbe indice dell’utilizzo di tali strumenti per finalità illecite; altrettanto immuni censure sono le considerazioni concernenti il rapporto tra il costo dello stupefacente e la retribuzione mensile percepita dall’imputato, come pure il fatto che l’imputato è stato trovato in possesso di un quantitativo di dosi ampiamente superiore rispetto a quelle che ha dichiarato di assumere quotidianamente;
ritenuto, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 27 ottobre 2023
Il Consigliere estensore
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