Detenzione di Droga: Il Confine Sottile tra Uso Personale e Spaccio
Stabilire il confine tra la detenzione di sostanze illecite per uso personale stupefacenti e la finalità di spaccio è una delle questioni più delicate e ricorrenti nel diritto penale. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione (Sez. 7, N. 27544/2024) offre spunti cruciali per comprendere i criteri utilizzati dai giudici per operare questa distinzione, sottolineando come la valutazione delle prove spetti ai tribunali di merito e non sia, di norma, rivedibile in sede di legittimità.
Il Caso in Esame: Quasi 100 Grammi di Hashish
Il caso ha origine dalla condanna, confermata in appello, di un uomo per il reato previsto dall’art. 73, comma 5, del Testo Unico sugli Stupefacenti (d.P.R. 309/1990). L’imputato era stato trovato in possesso di 95,95 grammi di hashish con un principio attivo del 14%. La quantità, ritenuta significativa, è stata il fulcro dell’accusa di detenzione a fine di spaccio.
I Motivi del Ricorso: Uso Personale Stupefacenti vs. Accusa di Spaccio
L’imputato ha presentato ricorso in Cassazione basandosi su due argomenti principali.
La Tesi della Difesa: Consumo Personale
In primo luogo, la difesa ha sostenuto che la sostanza fosse destinata esclusivamente all’uso personale stupefacenti. A supporto di questa tesi, è stata evidenziata la capacità economica dell’imputato, tale da consentirgli l’acquisto di una simile quantità per il proprio consumo, senza necessità di venderla.
Il Diniego delle Attenuanti Generiche
In secondo luogo, il ricorrente ha lamentato la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche, che avrebbero potuto comportare una riduzione della pena.
La Decisione della Corte di Cassazione: Ricorso Inammissibile
La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiudendo di fatto la vicenda processuale. La decisione si fonda su principi procedurali solidi che limitano il perimetro del giudizio di legittimità.
Le Motivazioni: La Valutazione dei Fatti non spetta alla Cassazione
La Corte ha ribadito un principio fondamentale: il ricorso in Cassazione non può basarsi su una rivalutazione delle prove o sulla ricostruzione dei fatti. Questi aspetti sono di competenza esclusiva dei giudici di merito (Tribunale e Corte d’Appello), le cui conclusioni sono insindacabili in cassazione a meno che non siano viziate da palese illogicità o contraddittorietà. I motivi del ricorso, infatti, non rientravano nel numerus clausus delle censure ammesse in sede di legittimità.
Nel caso specifico, la motivazione della Corte d’Appello è stata giudicata congrua, completa e logicamente ineccepibile. I giudici di secondo grado avevano inferito la finalità di spaccio da una serie di elementi:
1. Il Quantitativo: Quasi 100 grammi sono stati ritenuti eccessivi per un consumo personale limitato a pochi giorni.
2. La Massima di Comune Esperienza: Secondo un principio basato sull’esperienza comune, chi acquista per uso personale tende a limitarsi a quantità ridotte per minimizzare i rischi legati al trasporto e alla detenzione.
3. La Perdita di Efficacia: La rapida deperibilità del principio attivo della sostanza rende illogico farne una scorta a lungo termine.
Anche la decisione di negare le attenuanti generiche è stata considerata ben motivata, in quanto basata sull’assenza di elementi positivi a favore dell’imputato e, ancora una volta, sulla rilevanza del quantitativo di droga detenuto.
Le Conclusioni: Quando la Quantità diventa Indizio di Spaccio
L’ordinanza ribadisce che, sebbene la quantità da sola non costituisca prova certa, essa rappresenta un indizio di primaria importanza per distinguere tra uso personale stupefacenti e spaccio. Quando la quantità detenuta supera quella ragionevolmente destinabile al consumo di pochi giorni, l’onere di dimostrare la destinazione personale si fa più gravoso per la difesa. La decisione sottolinea inoltre l’autonomia dei giudici di merito nel valutare i fatti, un potere che la Corte di Cassazione rispetta rigorosamente, limitando il proprio intervento ai soli vizi di legittimità della sentenza.
Avere quasi 100 grammi di hashish è considerato automaticamente spaccio?
No, non automaticamente, ma secondo la Corte è un indizio molto forte della finalità di spaccio. La sentenza evidenzia che una tale quantità supera di gran lunga il fabbisogno per un consumo di pochi giorni, rendendo poco credibile la tesi dell’uso personale secondo le massime di comune esperienza.
Perché la Corte di Cassazione non ha riesaminato le prove a favore dell’imputato?
La Corte di Cassazione è un giudice di legittimità, non di merito. Il suo compito non è rivalutare i fatti o le prove (come la capacità economica dell’imputato), ma controllare che i giudici dei gradi precedenti abbiano applicato correttamente la legge e abbiano motivato la loro decisione in modo logico e non contraddittorio. Poiché la motivazione della Corte d’Appello era coerente, la Cassazione l’ha confermata.
Quali criteri usa un giudice per distinguere l’uso personale dallo spaccio?
Il giudice valuta un insieme di circostanze. Come emerge dalla sentenza, i criteri principali sono il quantitativo della sostanza (che non deve eccedere il consumo di breve periodo), la rapida perdita di efficacia del principio attivo (che rende illogico fare grandi scorte) e le cosiddette ‘massime di comune esperienza’, secondo cui un consumatore tende a non esporsi ai rischi derivanti dal possesso di ingenti quantità.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 27544 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 27544 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME COGNOME
Data Udienza: 05/04/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da: COGNOME NOME nato a CASERTA il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 06/10/2023 della CORTE APPELLO di NAPOLI
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
NOME COGNOME ricorre per cassazione avverso la sentenza in epigrafe indicata con la quale, in conferma della sentenza emessa in primo grado, è stata affermata la penale responsabilità per il reato di cui all’art.73, comma 5, d.P.R.309/1990, in relazion detenzione a scopo di spaccio di sostanza stupefacente del tipo hashish pari a grammi 95,95 con principio attivo pari al 14%.
Il ricorrente deduce, con il primo motivo di ricorso, violazione di legge in ordine a personale dello stupefacente, evidenziando che all’epoca dei fatti, godeva di una capacit economica tale da consentirgli l’acquisto dello stupefacente da destinare al personale consumo. Con il secondo motivo, il ricorrente lamenta il diniego di concessione RAGIONE_SOCIALE circostanze attenua generiche.
Il ricorso è basato su motivi che non rientrano nel numerus clausus RAGIONE_SOCIALE censure deducibili in sede di legittimità, investendo profili di valutazione della prova e di ricostruzione riservati alla cognizione del giudice di merito, le cui determinazioni, al riguardo, sono insind in cassazione ove siano sorrette da motivazione congrua, esauriente ed idonea a dar conto dell’iter logico-giuridico seguito dal giudicante e RAGIONE_SOCIALE ragioni del decisum. Nel caso di specie, la Corte d’appello ha inferito la sussistenza della finalità di spaccio dal quantitativo di so detenuta, considerata la rapida perdita di efficacia drogante, e facendo ricorso alla massi di comune esperienza secondo cui l’approvvigionamento per uso personale di sostanza stupefacente è normalmente limitato a quantitativi non eccedenti il consumo di alcuni giorni, fine di ridurre i rischi correlati al trasporto e alla detenzione di quantità più consiste cadenze motivazionali della sentenza d’appello è quindi enucleabile una ricostruzione dei fa precisa e circostanziata, avendo i giudici di . secondo grado preso in esame tutte le deduzioni difensive ed essendo pervenuti alla decisione attraverso una disamina completa ed approfondita RAGIONE_SOCIALE risultanze processuali, in nessun modo censurabile sotto il profilo della correttezza l ,e sulla base di apprezzamenti di fatto non qualificabili in termini di contraddittori manifesta illogicità e perciò insindacabili in questa sede. Corte di RAGIONE_SOCIALE*zione – copia non ufficiale
Anche le determinazioni del giudice di merito in ordine al trattamento sanzionatorio son insindacabili in cassazione ove siano sorrette da motivazione esente da vizi logico-giuridici. caso di specie, la motivazione della sentenza impugnata è senz’altro da ritenersi adeguata avendo la Corte territoriale, con riferimento al diniego F attenuanti RAGIONE_SOCIALE attenuanti generiche, fatto richiamo all’assenza di elementi positivi che depongano in senso favorevole e al rileva quantitativo di sostanza detenuta.
Rilevato che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente pagamento RAGIONE_SOCIALE spese processuali e della somma di euro tremila in favore della RAGIONE_SOCIALE RAGIONE_SOCIALE ammende.
Dichiara inamnnissibite il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento RAGIONE_SOCIALE spese pr e della somma di euro trennila a favore della RAGIONE_SOCIALE.
Così deciso in Roma, il 05/04/2024
Il Consigliere estensore
Il Presidente