Uso di atto falso: le conseguenze del pass disabili contraffatto
L’uso di atto falso rappresenta un illecito penale che la giurisprudenza tratta con estremo rigore, specialmente quando riguarda documenti autorizzativi come i permessi per la sosta dei disabili. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito che l’utilizzo consapevole di un documento contraffatto non solo conduce alla condanna, ma preclude benefici processuali se accompagnato da condotte aggressive verso le autorità.
Il caso del contrassegno contraffatto
La vicenda trae origine dal controllo di un veicolo che esponeva un pass disabili non autentico. Il proprietario del mezzo, oltre a rispondere del reato di uso di atto falso, era stato accusato di aver minacciato di morte il pubblico ufficiale intervenuto per il controllo, nel tentativo di impedirgli di completare l’accertamento. In sede di appello, la condotta era stata correttamente inquadrata come utilizzo di documento falso, confermando la responsabilità penale del soggetto.
La consapevolezza del reato
Uno dei punti centrali della decisione riguarda la prova della consapevolezza della falsità. La difesa sosteneva l’assenza di dolo, ma i giudici hanno chiarito che la titolarità del veicolo e l’esposizione diretta del pass sul parabrezza costituiscono elementi presuntivi solidi della conoscenza dell’alterazione del documento. Non è dunque possibile invocare l’ignoranza se il bene è nella disponibilità esclusiva del conducente.
Esclusione della tenuità del fatto
Il ricorrente ha tentato di ottenere l’applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Tuttavia, la Corte ha rigettato tale richiesta. L’analisi complessiva della condotta, che include sia l’uso di atto falso sia le gravi minacce rivolte all’operatore di polizia, denota una pericolosità sociale e un’offensività che superano i limiti previsti dalla norma per la concessione del beneficio.
Le motivazioni
Le motivazioni della Suprema Corte si fondano sulla genericità dei motivi di ricorso, i quali non hanno saputo contrastare efficacemente le conclusioni dei giudici di merito. In particolare, la Corte ha evidenziato come la frase intimidatoria rivolta al pubblico ufficiale avesse un chiaro contenuto finalizzato a ostacolare un atto d’ufficio, configurando un’aggressione ai doveri della pubblica amministrazione. Inoltre, la consapevolezza dell’uso di atto falso è stata logicamente dedotta dal legame materiale tra il soggetto, il veicolo e il documento esposto, rendendo la tesi difensiva manifestamente infondata.
Le conclusioni
In conclusione, il ricorso è stato dichiarato inammissibile con la conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende. La sentenza conferma che l’uso di atto falso per ottenere vantaggi indebiti, come il parcheggio in zone riservate, viene sanzionato severamente, specialmente quando il trasgressore adotta comportamenti ostili verso le forze dell’ordine. La tenuità del fatto non trova spazio dinanzi a condotte che combinano frode documentale e violenza verbale.
Cosa rischia chi espone un pass disabili falso sull’auto?
Il soggetto rischia una condanna per il reato di uso di atto falso, che comporta sanzioni penali e l’obbligo di rifondere le spese processuali, oltre a eventuali ammende pecuniarie.
Si può evitare la condanna se il fatto è considerato lieve?
La particolare tenuità del fatto può essere esclusa se la condotta complessiva, come nel caso di minacce a un pubblico ufficiale, dimostra una gravità incompatibile con la scarsa offensività richiesta dalla legge.
Come viene provata la consapevolezza della falsità del documento?
La giurisprudenza ritiene che la consapevolezza sia dimostrata dal fatto che il documento falso sia esposto sul veicolo di proprietà o in uso esclusivo al soggetto che ne trae vantaggio.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 41967 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 41967 Anno 2023
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 29/09/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da: COGNOME nato a CREMA il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 21/11/2022 della CORTE APPELLO di BRESCIA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
visti gli atti e la sentenza impugnata; esaminato il ricorso di COGNOME;
OSSERVA
Ritenuto che il primo motivo con cui si contesta il delitto di cui all’art. 489 cod. generico e manifestamente infondato nella parte in cffl non confuta la parte della decisione c ha portato la Corte di appello a riqualificare la condotta in quella di uso dell’atto falso spi le ragioni che portavano & ritenere che il ricorrente fosse consapevole della falsità in quant titolare dell’auto su cui era stato applicato sul parabrezza il contrassegno per disabili;
rilevato che il secondo motivo prospetta una nivalutazione ed alternativa lettura dell risultanze correttamente valutate dalla decisione impugnata nella parte in cui ha apprezzato frase con chiaro contenuto intimidatorio da intendersi quale minaccia di morte nei confronti d pubblico ufficiale e finalizzata ad impedirgli di portare a termine l’atto dell’ufficio;
rilevato che il terzo motivo con cui si censura la mancata applicazione della causa di non punibilità di cui all’art. 131-bis cod. pen. è riproduttivo di doglianza già confutata dalla appello nella parte in cui, analizzando l’integrale condotta contestata, ha escluso che í commessi presentassero la scarsa offensività;
rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spes processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 29/09/2023.