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Uccisione di animali: Cassazione inammissibile ricorso

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per l’uccisione di un cane e per minacce alla proprietaria. I motivi del ricorso, incentrati su una diversa interpretazione delle testimonianze riguardo l’uccisione di animali e sulla valutazione della recidiva, sono stati ritenuti di natura fattuale e quindi non esaminabili in sede di legittimità. La Corte ha confermato la logicità della sentenza d’appello e la corretta applicazione della recidiva basata sui gravi precedenti dell’imputato.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Uccisione di Animali: Quando il Ricorso in Cassazione è Inammissibile

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha riaffermato un principio cardine del nostro sistema giudiziario: il ruolo del giudice di legittimità non è quello di un terzo grado di giudizio sui fatti. La pronuncia riguarda un caso di uccisione di animali e minacce, fornendo chiari spunti sulla differenza tra un vizio di legge e una semplice rilettura delle prove, inammissibile davanti alla Suprema Corte.

I Fatti del Processo

Il caso trae origine dalla condanna di un individuo per due reati distinti ma collegati: il delitto di uccisione di animali, previsto dall’art. 544-bis del codice penale, e quello di minaccia, ai sensi dell’art. 612 c.p. L’uomo era stato ritenuto colpevole di aver ucciso un cane e di aver successivamente minacciato la proprietaria, affermando che le avrebbe riservato lo stesso trattamento.

Contro la sentenza di condanna emessa dalla Corte d’Appello, l’imputato ha proposto ricorso per Cassazione, affidandosi a tre motivi principali.

I Motivi del Ricorso e l’Uccisione di Animali

I motivi di ricorso presentati dalla difesa miravano a smontare l’impianto accusatorio su cui si basava la condanna:

1. Violazione di legge: La difesa contestava l’accertamento della responsabilità, sostenendo un’errata valutazione dei fatti sia per l’uccisione del cane sia per la minaccia.
2. Vizio di motivazione sull’uccisione dell’animale: Si lamentava un difetto nel ragionamento della Corte d’Appello riguardo alla ricostruzione dell’episodio che ha portato alla morte dell’animale.
3. Vizio di motivazione sul trattamento sanzionatorio: In particolare, si contestava l’applicazione della recidiva, ritenuta ingiustificata.

In sostanza, l’imputato proponeva una lettura alternativa delle testimonianze, secondo cui non sarebbe emersa né l’intenzionalità della condotta né la reale serietà della minaccia.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, spiegando in modo dettagliato le ragioni della sua decisione. Il cuore della pronuncia risiede nella netta distinzione tra il giudizio di merito (primo grado e appello) e il giudizio di legittimità (Cassazione).

La Corte ha ribadito che il suo compito, ai sensi dell’art. 606, comma 1, lett. e) del codice di procedura penale, è circoscritto alla verifica della coerenza logica e della correttezza giuridica della motivazione della sentenza impugnata. Non può, invece, procedere a una nuova e diversa valutazione dei fatti o delle prove, come le dichiarazioni dei testimoni. I primi due motivi di ricorso, infatti, non denunciavano un vero vizio di motivazione (come una contraddizione manifesta), ma si limitavano a proporre un’interpretazione delle prove diversa da quella, del tutto logica, adottata dai giudici di merito. I testimoni avevano concordemente dichiarato che l’imputato aveva ucciso l’animale e poi minacciato la proprietaria. Di fronte a tale coerenza, la motivazione della Corte d’Appello è stata ritenuta adeguata e non censurabile in sede di legittimità.

Anche il motivo relativo alla recidiva è stato giudicato infondato. La Corte ha ritenuto “ineccepibile” la decisione dei giudici di appello, i quali avevano confermato l’applicazione della recidiva in considerazione dei numerosi, gravi e violenti precedenti penali dell’imputato. Tale valutazione, basata su elementi concreti, costituisce un giudizio di merito insindacabile in Cassazione.

Le Conclusioni

L’ordinanza conferma che il ricorso per Cassazione deve fondarsi su vizi di legittimità concreti e non può trasformarsi in un tentativo di ottenere una terza valutazione dei fatti. La decisione di inammissibilità ha comportato per il ricorrente la condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. Questo caso di uccisione di animali serve da monito: le strategie difensive in Cassazione devono concentrarsi su errori di diritto o palesi illogicità della motivazione, non sulla speranza di convincere la Corte a credere a una versione dei fatti diversa da quella accertata nei gradi precedenti.

È possibile chiedere alla Corte di Cassazione di riesaminare le testimonianze di un processo?
No, la Corte di Cassazione è un giudice di legittimità e non può riesaminare i fatti o le prove, come le testimonianze. Il suo compito è verificare la corretta applicazione della legge e la logicità della motivazione della sentenza precedente.

Cosa succede se un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Se il ricorso è dichiarato inammissibile, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di denaro alla Cassa delle ammende, come stabilito nell’ordinanza (in questo caso, tremila euro).

Come viene valutata la recidiva in una condanna penale?
La recidiva viene applicata considerando i precedenti penali dell’imputato. In questo caso, la Corte ha confermato la sua applicazione a causa dei precedenti penali, definiti diversi, gravi e di natura violenta, ritenendoli prevalenti rispetto al tempo trascorso dalla loro commissione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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