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Truffa persona offesa: chi può sporgere querela?

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 35163/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato per truffa. Il caso riguardava un raggiro ai danni di un soggetto, che era stato indotto a effettuare pagamenti utilizzando il conto corrente della madre. La Corte ha ribadito un principio fondamentale sulla truffa persona offesa: non è necessaria l’identità tra chi viene ingannato e chi subisce il danno patrimoniale. È sufficiente un nesso causale tra il raggiro e il danno. Inoltre, ha chiarito che il diritto di querela spetta a chi subisce il danno economico, che in questo caso poteva essere anche il figlio ingannato, in quanto privato di un profitto atteso.

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Pubblicato il 13 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Truffa Persona Offesa: Quando l’Ingannato e il Danneggiato Sono Diversi

Nel complesso scenario del diritto penale, il reato di truffa presenta contorni che possono diventare sfumati, specialmente quando le parti coinvolte non sono solo due. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha fatto luce su un aspetto cruciale: cosa succede quando la persona ingannata non è la stessa che subisce il danno economico? L’analisi del concetto di truffa persona offesa diventa fondamentale per capire chi ha il diritto di denunciare e come la giustizia interpreta queste situazioni.

I Fatti del Caso: Una Truffa ai Danni di un’Anziana

Il caso esaminato dalla Suprema Corte riguardava un uomo condannato per truffa. La dinamica era quella di un raggiro ben orchestrato: l’imputato aveva indotto in errore una persona, convincendola a compiere un’operazione patrimoniale. Tuttavia, il denaro utilizzato per questa operazione non apparteneva alla persona ingannata, bensì a sua madre. In sostanza, il figlio, tratto in inganno, aveva agito sul conto corrente materno, causandole un danno economico.

L’imputato, nel suo ricorso, ha sostenuto due tesi principali:
1. Il reato di truffa non sussisterebbe perché la persona ingannata (il figlio) e la persona danneggiata (la madre) erano soggetti diversi.
2. La querela non sarebbe valida, in quanto presentata da un soggetto non legittimato.

L’Analisi della Corte: Chi è la vera Truffa Persona Offesa?

La Corte di Cassazione ha respinto con fermezza entrambe le argomentazioni, dichiarando il ricorso manifestamente infondato. Sul primo punto, i giudici hanno ribadito un principio consolidato nella giurisprudenza: ai fini della configurabilità del reato di truffa, non è necessaria l’identità tra chi è indotto in errore e chi subisce il danno.

Ciò che conta è il nesso di causalità. Deve esistere un legame diretto tra i raggiri usati dal truffatore, l’errore in cui cade il soggetto ingannato (anche se un terzo), il profitto ingiusto ottenuto dal truffatore e il danno patrimoniale patito dalla vittima. Anche in assenza di contatti diretti tra il truffatore e la persona danneggiata, il reato si configura pienamente se questo nesso è provato. Nel caso di specie, l’inganno perpetrato ai danni del figlio ha causato direttamente il danno economico alla madre, integrando così tutti gli elementi del reato.

La Validità della Querela e il Diritto di Denuncia

Particolarmente interessante è la disamina sulla validità della querela. La Corte ha chiarito che la truffa persona offesa, e quindi titolare del diritto di sporgere querela, è chi detiene il bene giuridico leso, ovvero chi subisce le conseguenze patrimoniali negative dell’azione delittuosa.

Se una persona viene ingannata ma non subisce alcun danno, la sua eventuale querela è priva di effetto. Tuttavia, la Corte ha aggiunto un tassello importante: anche il terzo ingannato può essere considerato persona danneggiata, e quindi legittimato a querelare, se a sua volta subisce un pregiudizio. Nel caso in esame, il figlio non solo era stato ingannato, ma era stato anche danneggiato dal non aver ottenuto il profitto che gli era stato promesso in cambio del pagamento. Di conseguenza, era pienamente legittimato a sporgere querela.

Le Motivazioni della Decisione

Le motivazioni della Corte si fondano su una lettura logica e sostanziale dell’articolo 640 del codice penale. L’obiettivo della norma è proteggere il patrimonio da aggressioni fraudolente. Sarebbe contrario a tale scopo limitare la tutela ai soli casi in cui ingannato e danneggiato coincidono. La realtà criminale moderna, infatti, presenta spesso schemi complessi in cui i truffatori sfruttano intermediari o terze persone per raggiungere il patrimonio della vittima designata.

La Corte ha quindi sottolineato che l’elemento chiave è l’efficacia dell’atto di disposizione patrimoniale compiuto dalla persona ingannata. Se quest’ultima ha il potere, anche solo di fatto o per delega, di incidere sul patrimonio altrui (come il figlio che opera sul conto della madre), il suo errore, indotto dal truffatore, è la causa diretta del danno e perfeziona il reato. Dichiarare il ricorso inammissibile è stata la logica conseguenza di questa interpretazione, che allinea il diritto alla realtà dei fatti.

Le Conclusioni

Questa ordinanza della Cassazione rafforza la tutela delle vittime di truffa, specialmente in contesti familiari o dove esistono deleghe e rapporti di fiducia. Le conclusioni pratiche sono chiare:
1. La truffa persona offesa è chi subisce il danno economico, indipendentemente da chi sia stato materialmente ingannato.
2. Perché il reato esista, è sufficiente dimostrare il nesso causale tra inganno, profitto e danno.
3. Anche un terzo, se subisce un danno (come un mancato profitto), può essere legittimato a sporgere querela.

Questa decisione conferma un approccio rigoroso e protettivo, garantendo che le manovre fraudolente, anche le più articolate, non sfuggano alla rete della giustizia penale.

Nel reato di truffa, la persona ingannata e quella che subisce il danno economico devono essere la stessa persona?
No, la Corte di Cassazione ha ribadito che non è necessaria l’identità tra la persona indotta in errore e la persona che subisce il danno patrimoniale. È sufficiente che esista un nesso di causalità tra l’inganno, il profitto del truffatore e il danno della vittima.

Chi ha il diritto di sporgere querela per truffa?
Il diritto di querela spetta alla persona offesa, ovvero a colui che subisce il danno patrimoniale. Se la persona ingannata è diversa da quella danneggiata, la querela sporta dalla persona semplicemente ingannata (ma non danneggiata) è priva di effetti.

Un terzo ingannato può essere considerato anche persona danneggiata e quindi legittimato a sporgere querela?
Sì. La Corte ha specificato che anche il terzo ingannato può essere considerato danneggiato, e quindi legittimato a proporre querela, qualora subisca un pregiudizio, come nel caso di mancato conseguimento di un profitto che si aspettava a seguito dell’operazione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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