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Truffa aggravata: corsi con promessa di assunzione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un organizzatore di corsi di formazione condannato per truffa aggravata. L’imputato prometteva ai corsisti un rimborso totale e un’assunzione, promesse risultate fittizie e finalizzate a incassare somme superiori ai costi reali. La Corte ha confermato che la promessa di un vantaggio futuro e irrealizzabile costituisce l’artificio tipico della truffa e che la serialità dei reati osta all’applicazione della particolare tenuità del fatto.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Truffa Aggravata: la Cassazione sui Corsi con Falsa Promessa di Lavoro

La recente sentenza della Corte di Cassazione, n. 25551 del 2024, offre un’importante analisi sul reato di truffa aggravata nel contesto dei corsi di formazione. Il caso riguarda un organizzatore di corsi che prometteva ai partecipanti non solo una formazione, ma anche un’assunzione lavorativa con rimborso totale della quota di iscrizione. La Suprema Corte ha confermato la condanna, dichiarando inammissibile il ricorso e cristallizzando principi fondamentali sulla natura degli artifici e raggiri e sulla consumazione del reato.

I Fatti di Causa

La vicenda trae origine dalla condotta di un soggetto che organizzava corsi formativi a pagamento. L’elemento che attirava i partecipanti era una duplice promessa: al termine del corso, avrebbero ottenuto un posto di lavoro e il rimborso integrale della somma versata per l’iscrizione.

Le indagini hanno però rivelato che tale promessa era fittizia e irrealizzabile. L’organizzatore, infatti, non aveva alcuna intenzione o possibilità di assumere i corsisti. Lo scopo era unicamente quello di incassare le quote di iscrizione, che risultavano superiori ai costi effettivi di organizzazione, garantendogli un profitto illecito. La condotta è proseguita anche dopo l’intervento delle forze dell’ordine, dimostrando la determinazione dell’imputato.

La Corte d’Appello aveva parzialmente riformato la sentenza di primo grado, assolvendo l’imputato da alcuni capi di imputazione per un vizio procedurale, ma confermando la sua responsabilità penale per i restanti episodi di truffa e rideterminando la pena.

L’analisi della truffa aggravata nel ricorso

La difesa dell’imputato ha presentato ricorso in Cassazione basandosi su quattro motivi principali:
1. Vizio di motivazione: Si contestava la ricostruzione dei fatti, sostenendo che non fossero stati adeguatamente valutati gli elementi a favore dell’imputato, come la reale gratuità dei corsi e l’assenza di un’obbligazione formale di assunzione.
2. Violazione di legge (art. 640 c.p.): Si asseriva che il reato non si fosse consumato, ma fosse rimasto allo stadio del tentativo, almeno per i fatti accaduti durante l’intervento della polizia giudiziaria, e che mancasse la prova del profitto.
3. Diniego della sospensione condizionale della pena: La difesa riteneva ingiustificato il mancato riconoscimento del beneficio, contestando la valutazione sulla pericolosità sociale dell’imputato.
4. Mancato proscioglimento per particolare tenuità del fatto: Si richiedeva l’applicazione dell’art. 131 bis c.p., sostenendo l’esiguità del danno patrimoniale.

I limiti del ricorso per truffa aggravata

La Corte di Cassazione ha rigettato tutti i motivi, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno sottolineato come il primo motivo fosse generico e reiterativo di argomentazioni già respinte in appello. La Corte ha ribadito che l’elemento decettivo decisivo non era la qualità del corso, ma la promessa di assunzione con rimborso, un elemento chiaramente falso e determinante per indurre le vittime a pagare.

Il profitto ingiusto è stato individuato nella differenza tra le somme incassate e i costi reali dei corsi, differenza che l’imputato tratteneva senza alcuna giustificazione. Questa promessa, palesemente insuscettibile di realizzazione, integra pienamente gli “artifici e raggiri” richiesti dalla norma sulla truffa aggravata.

Le Motivazioni della Sentenza

La Suprema Corte ha fornito una motivazione chiara per l’inammissibilità di ciascun motivo.

In primo luogo, ha stabilito che il reato di truffa si era consumato nel momento in cui le vittime avevano effettuato il pagamento della quota, poiché a quel punto si era già verificato il danno patrimoniale. L’intervento delle forze dell’ordine durante uno dei corsi non ha impedito la consumazione del reato per chi aveva già pagato.

In secondo luogo, il diniego della sospensione condizionale della pena è stato ritenuto corretto. La Corte d’Appello aveva giustamente evidenziato il pericolo di reiterazione del reato, dimostrato dal fatto che l’imputato aveva organizzato nuovi corsi truffaldini anche dopo i primi controlli della polizia, un chiaro indice di perseveranza criminale.

Infine, è stata respinta la richiesta di proscioglimento per particolare tenuità del fatto. La Corte ha osservato che la tesi del danno esiguo era smentita dalle stesse imputazioni. Inoltre, un elemento ostativo fondamentale era l’abitualità della condotta. I reati erano stati commessi in modo seriale, per un periodo di tempo significativo, configurando un comportamento abituale che, per legge, impedisce l’applicazione di tale causa di non punibilità.

Le Conclusioni

La sentenza in esame ribadisce un principio cruciale in materia di truffa: la promessa di un vantaggio futuro, se formulata con la consapevolezza della sua irrealizzabilità al solo fine di indurre la vittima a compiere un atto di disposizione patrimoniale, costituisce un raggiro penalmente rilevante. La decisione sottolinea inoltre come la valutazione sulla pericolosità sociale e sull’abitualità della condotta sia determinante per escludere benefici come la sospensione condizionale della pena e la non punibilità per particolare tenuità del fatto. Per i giudici, la serialità e la continuazione dell’attività illecita sono indicatori inequivocabili che meritano una risposta sanzionatoria ferma, senza sconti.

Cosa costituisce l’elemento decisivo di inganno in una truffa legata a corsi di formazione?
Secondo la sentenza, l’inganno decisivo (artificio e raggiro) consiste nella promessa di un vantaggio futuro e determinante per la vittima, come un’assunzione lavorativa e il rimborso totale del corso, quando chi fa la promessa è consapevole della sua impossibilità di mantenerla.

Quando si considera consumato il reato di truffa in questi casi?
Il reato di truffa si considera consumato nel momento in cui la persona offesa effettua il pagamento. Con il versamento della somma, si realizza il danno patrimoniale per la vittima e il profitto ingiusto per l’autore del reato, indipendentemente dal fatto che il corso sia stato effettivamente svolto o meno.

Perché in questo caso è stata negata l’applicazione della particolare tenuità del fatto?
La particolare tenuità del fatto è stata negata per due ragioni principali: in primo luogo, l’assunto di un’offesa minima è stato smentito dalle imputazioni; in secondo luogo, e in modo decisivo, la condotta dell’imputato è stata ritenuta abituale, poiché i reati di truffa sono stati commessi in modo seriale e continuativo nel tempo, una condizione che esclude per legge l’applicazione di tale beneficio.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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