Travisamento della Prova: i Limiti al Ricorso in Cassazione in caso di “Doppia Conforme”
Il concetto di travisamento della prova rappresenta uno dei motivi più delicati e complessi per ricorrere in Cassazione. Spesso, la difesa tenta di utilizzare questo vizio per contestare la ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito. Tuttavia, la Corte di Cassazione, con l’ordinanza in esame, ribadisce i rigorosi paletti che ne limitano l’applicabilità, specialmente nel caso di una “doppia conforme”, ovvero quando le sentenze di primo e secondo grado giungono alla medesima conclusione.
I fatti del caso
Il caso trae origine dal ricorso presentato da un imputato, condannato sia in primo grado che in appello per il reato di tentato furto aggravato. La difesa ha impugnato la sentenza della Corte d’Appello dinanzi alla Corte di Cassazione, fondando il proprio ricorso su un unico motivo: il vizio di travisamento della prova. Secondo il ricorrente, i giudici di merito avrebbero interpretato erroneamente gli elementi probatori a disposizione, giungendo a una condanna ingiusta.
La questione del travisamento della prova e la “doppia conforme”
La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e, pertanto, inammissibile. Gli Ermellini hanno colto l’occasione per chiarire nuovamente la differenza sostanziale tra una legittima critica alla valutazione delle prove e il vizio specifico del travisamento della prova.
La distinzione tra valutazione e travisamento
Il vizio di travisamento della prova, censurabile ai sensi dell’art. 606, comma 1, lett. e) del codice di procedura penale, non consiste in una semplice divergenza di opinioni sull’interpretazione del materiale probatorio. Non è sufficiente sostenere che le prove potessero essere lette in modo diverso. Il travisamento si concretizza solo quando la decisione del giudice si basa su un’informazione inesistente nel fascicolo processuale o quando ignora palesemente una prova decisiva. In altre parole, deve emergere un contrasto netto e insanabile tra la motivazione della sentenza e le risultanze processuali.
Nel caso di specie, il ricorrente non ha denunciato un errore di questo tipo, ma si è limitato a contestare l’interpretazione e la valutazione delle prove, un’attività che rientra nella piena discrezionalità dei giudici di merito e non è sindacabile in sede di legittimità.
I limiti al ricorso in caso di “doppia conforme”
La Corte ha inoltre sottolineato un principio fondamentale, consolidato dalla giurisprudenza (citando la sentenza n. 45537 del 2022), che riguarda i casi di “doppia conforme”. Quando la sentenza di appello conferma quella di primo grado, il ricorso per cassazione per travisamento della prova è ammesso solo a una condizione estremamente specifica: il ricorrente deve dimostrare, con una deduzione precisa, che il dato probatorio asseritamente travisato sia stato introdotto per la prima volta come oggetto di valutazione nella motivazione della sentenza di secondo grado. Se la prova era già stata valutata dal primo giudice, il motivo di ricorso è inammissibile.
Le motivazioni della Corte di Cassazione
La Corte ha ritenuto che il motivo di ricorso fosse del tutto generico e non rispettasse i criteri richiesti. L’appellante, infatti, non solo ha confuso la critica alla valutazione della prova con il vizio di travisamento, ma ha anche omesso di specificare se e come la prova contestata fosse stata introdotta ex novo nel giudizio di appello. Di fronte a questa carenza argomentativa, e in presenza di una “doppia conforme”, il ricorso non poteva che essere dichiarato inammissibile.
Le conclusioni e le implicazioni pratiche
L’ordinanza ribadisce un principio cruciale per gli operatori del diritto: per contestare efficacemente una sentenza in Cassazione per travisamento della prova, non è sufficiente proporre una lettura alternativa dei fatti. È necessario individuare un errore percettivo del giudice, un’incongruenza palese tra il narrato della sentenza e gli atti processuali. Questo onere si fa ancora più stringente nei casi di “doppia conforme”, dove la difesa deve dimostrare che l’errore è imputabile esclusivamente al giudice d’appello. La decisione comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro alla Cassa delle ammende, a conferma della severità con cui la Corte sanziona i ricorsi ritenuti pretestuosi.
Cosa si intende per travisamento della prova secondo la Cassazione?
Non è una semplice critica alla valutazione delle prove fatta dal giudice, ma un errore specifico che si verifica quando il giudice fonda la sua decisione su un’informazione inesistente negli atti processuali o ne omette una decisiva, creando un contrasto palese tra la motivazione e le prove stesse.
Quando si può denunciare il travisamento della prova in Cassazione in caso di “doppia conforme”?
Solo nel caso in cui il ricorrente dimostri, con una deduzione specifica e puntuale, che il dato probatorio asseritamente travisato sia stato introdotto come oggetto di valutazione per la prima volta nella motivazione della sentenza di secondo grado.
Qual è stata la conseguenza per il ricorrente in questo caso?
Il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile. Di conseguenza, è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 28870 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 28870 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 03/07/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da: COGNOME NOME nato a MILANO il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 24/01/2024 della CORTE APPELLO di MILANO
dato avviso alle parti; udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
Rilevato che NOME ricorre avverso la sentenza della Corte di appello di Milano che ha confermato la pronunzia di condanna del Tribunale cittadino per il reato di cui agli artt.56, 624 bis e 625 nn.2 e 5 cod. pen.
Considerato che il primo e unico motivo, con cui il ricorrente denunzia un travisamento della prova, è manifestamente infondato poiché il vizio censurabile a norma dell’art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen., è quello che emerge dal contrasto dello sviluppo argomentativo della sentenza con le massime di esperienza o con le altre affermazioni contenute nel provvedimento.
Nel caso di specie lamentando il travisamento della prova, il ricorrente ha in realtà censurato la interpretazione e la valutazione che della prova è stata operata dalla sentenza impugnata, senza che vi sia stato alcun travisamento della stessa; il motivo peraltro trascura le indicazioni di questa Corte secondo cui nel caso di cosiddetta “doppia conforme”, il vizio del travisamento della prova, per utilizzazione di un’informazione inesistente nel materiale Drocessuale o per omessa valutazione di una prova decisiva, può essere dedotto con il ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 606, comma 1, lett. e), cod. proc. pen. solo nel caso in cui il ricorrente rappresenti, con specifica deduzione, che il dato probatorio asseritamente travisato è stato per la prima volta introdotto come oggetto di valutazione nella motivazione del provvedimento di secondo grado. (Sez. 3, n. 45537 del 28/09/2022, Rv. 283777).
Rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuall e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 3 luglio 2024 Il consiglieretensore
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