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Trattazione orale: richiesta tardiva e ricorso fatale

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per resistenza, lesioni e danneggiamento. Il motivo principale del rigetto riguarda la richiesta di trattazione orale del processo d’appello, presentata oltre i termini di legge. La Corte ha ribadito che il rispetto dei termini procedurali è fondamentale e che la scelta legislativa di bilanciare il principio di pubblicità con esigenze di efficienza è legittima. Sono stati respinti anche i motivi relativi a una presunta mancata contestazione di un capo d’imputazione e alla tesi della reazione ad un atto arbitrario, ritenuta infondata alla luce della condotta violenta dell’imputato.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Trattazione Orale: quando la richiesta tardiva costa il ricorso

Una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 24719 del 2024, ha riaffermato un principio cruciale nella procedura penale: i termini per richiedere la trattazione orale del processo d’appello non sono una mera formalità. Presentare la richiesta in ritardo può avere una conseguenza drastica: la dichiarazione di inammissibilità del ricorso, chiudendo di fatto le porte a un’ulteriore discussione del caso. La pronuncia offre spunti importanti sul bilanciamento tra il diritto alla difesa, il principio di pubblicità delle udienze e le esigenze di efficienza del sistema giudiziario.

I Fatti di Causa

Il caso riguarda un uomo condannato in primo e secondo grado per una serie di reati gravi: resistenza a pubblico ufficiale, lesioni aggravate ai danni di due agenti e danneggiamento aggravato. I fatti descrivono una situazione di forte agitazione dell’imputato, che, in stato di escandescenza, aveva prima sostenuto di aver subito il furto del cellulare, per poi aggredire un passante, ingaggiare una colluttazione con gli agenti intervenuti, e infine danneggiare con testate il vetro dell’auto di servizio e il muro del commissariato. Il suo comportamento violento era proseguito anche in ospedale. La Corte d’Appello aveva confermato la condanna, celebrando il processo con rito scritto, poiché la richiesta di discussione orale era stata depositata oltre il termine previsto dalla legge.

I Motivi del Ricorso e la richiesta di trattazione orale

La difesa ha presentato ricorso in Cassazione basandosi su tre motivi principali:

1. Violazione del diritto a un’udienza pubblica: Il ricorrente sosteneva che la norma che impone un termine di decadenza per la richiesta di trattazione orale (introdotta durante l’emergenza Covid e poi resa permanente dalla Riforma Cartabia) fosse in contrasto con l’articolo 6 della CEDU (Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo), che garantisce il diritto a un equo processo e a un’udienza pubblica.
2. Nullità per mancata contestazione: Si lamentava un vizio procedurale, sostenendo che il reato di danneggiamento non fosse stato formalmente contestato durante l’udienza di convalida dell’arresto, rendendo nulla la successiva condanna per quel capo d’imputazione.
3. Vizio di motivazione e reazione ad atto arbitrario: La difesa deduceva che la Corte d’Appello non avesse adeguatamente considerato un elemento emerso in udienza, ossia un’ecchimosi sul volto dell’imputato, che avrebbe potuto avvalorare la tesi di una reazione a un atto arbitrario dei pubblici ufficiali (art. 393-bis cod. pen.).

La Decisione della Suprema Corte e le Motivazioni

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso interamente inammissibile, respingendo ogni doglianza con argomentazioni precise.

Sul primo punto, quello relativo alla trattazione orale, i giudici hanno chiarito che la normativa (art. 598-bis cod. proc. pen.) non nega il principio di pubblicità, ma ne disciplina l’esercizio. La richiesta di discussione orale è configurata come un diritto potestativo della parte: un diritto che, se esercitato correttamente e nei termini, vincola il giudice. Tuttavia, il termine previsto non è puramente ordinatorio, ma perentorio. La sua esistenza è giustificata da “ovvie esigenze organizzative” e dalla necessità di bilanciare il diritto della parte con l’interesse pubblico a una giustizia celere. La richiesta tardiva, quindi, comporta legittimamente la celebrazione del processo con il rito cartolare (scritto).

Per quanto riguarda la presunta mancata contestazione del reato di danneggiamento, la Corte ha rilevato che, al contrario di quanto sostenuto dal ricorrente, dagli atti processuali emergeva chiaramente che la contestazione era avvenuta formalmente durante l’udienza di convalida, alla presenza dell’imputato e del suo difensore, i quali non avevano sollevato alcuna obiezione.

Infine, è stata rigettata anche la tesi della reazione ad atto arbitrario. La Corte ha definito la motivazione della sentenza d’appello “completa e coerente”. Il referto medico non menzionava alcuna lesione compatibile con l’ecchimosi descritta, ma solo uno stato di “agitazione psicomotoria in abuso alcolico”. La ricostruzione complessiva dei fatti, che vedeva l’imputato protagonista di una serie di atti violenti e auto-lesionisti, rendeva del tutto inverosimile l’ipotesi di una reazione legittima a un presunto abuso degli agenti. La Corte ha concluso che l’omessa risposta a un motivo di appello “manifestamente infondato” non costituisce un vizio di motivazione.

Conclusioni

La sentenza ribadisce con forza che le regole procedurali, in particolare i termini, non sono un optional. Il diritto a un’udienza pubblica, sebbene fondamentale, è stato bilanciato dal legislatore con le necessità di funzionamento della macchina giudiziaria. La scelta di attivare la discussione orale è rimessa alla parte interessata, che deve però agire con diligenza e rispettare le scadenze. In caso contrario, il processo si svolge legittimamente in forma scritta, senza che ciò costituisca una violazione dei diritti di difesa. La decisione sottolinea inoltre come, nel merito, le tesi difensive debbano trovare un solido ancoraggio negli atti processuali e nelle prove documentali, poiché argomentazioni palesemente infondate o smentite dai fatti non possono essere accolte.

È obbligatorio rispettare il termine per richiedere la trattazione orale nel processo d’appello?
Sì, la Corte di Cassazione ha confermato che il termine è perentorio. Una richiesta presentata in ritardo è inefficace e il processo si celebra legittimamente con rito scritto, senza che ciò violi il diritto a un’udienza pubblica.

È possibile contestare un nuovo reato durante l’udienza di convalida dell’arresto?
Sì, è possibile. La sentenza chiarisce che se la nuova accusa viene formalmente contestata dal Pubblico Ministero in presenza dell’imputato e del suo difensore, e questi non sollevano obiezioni, la procedura è corretta.

La sola affermazione di aver subito un’aggressione da un pubblico ufficiale è sufficiente per giustificare una reazione violenta?
No. La difesa basata sulla reazione ad un atto arbitrario (art. 393-bis c.p.) richiede prove concrete che l’atto del pubblico ufficiale sia stato illegittimo. In assenza di riscontri oggettivi e di fronte a una condotta palesemente violenta e sproporzionata da parte dell’imputato, tale tesi viene considerata manifestamente infondata.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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