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Trattamento sanzionatorio: errori nel calcolo della pena

La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio una sentenza riguardante reati edilizi, focalizzandosi sulla corretta determinazione del trattamento sanzionatorio. Mentre le eccezioni sulla prescrizione sono state rigettate a causa del nuovo regime di improcedibilità introdotto nel 2021, i giudici hanno rilevato un errore nel calcolo della pena in continuazione. La Corte d’appello aveva aumentato sia la pena detentiva che quella pecuniaria per reati satelliti che prevedevano sanzioni solo alternative o pecuniarie, violando i criteri stabiliti dalle Sezioni Unite.

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Pubblicato il 31 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il calcolo della pena nei reati edilizi

Il trattamento sanzionatorio rappresenta uno degli aspetti più complessi del diritto penale, specialmente quando si intrecciano violazioni urbanistiche e norme sulla continuazione dei reati. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha chiarito i limiti entro cui il giudice può operare aumenti di pena quando il reato principale e i reati satelliti presentano regimi sanzionatori differenti.

Nel caso in esame, un imputato era stato condannato per diverse contravvenzioni previste dal Testo Unico Edilizia. La questione centrale ha riguardato la modalità con cui la Corte d’appello ha rideterminato la pena, applicando aumenti sia sulla componente detentiva che su quella pecuniaria, nonostante la natura delle sanzioni previste per i singoli reati non lo consentisse in modo automatico.

Prescrizione e improcedibilità

Un primo punto affrontato riguarda il passaggio dalla prescrizione all’istituto della improcedibilità. Per i reati commessi dopo il 1° gennaio 2020, la legge n. 134 del 2021 ha stabilito che il corso della prescrizione si blocca con la sentenza di primo grado. Da quel momento, si applicano i termini di durata massima del processo nelle fasi di impugnazione. Nel caso di specie, i termini per l’improcedibilità non erano ancora maturati, rendendo inammissibile la richiesta di estinzione del reato.

Errori nel calcolo della continuazione

Il cuore della decisione risiede però nel trattamento sanzionatorio applicato ai sensi dell’articolo 81 del Codice Penale. Quando il reato più grave è punito con pena congiunta (arresto e ammenda) e il reato satellite prevede una pena alternativa o solo pecuniaria, il giudice non può aumentare indiscriminatamente entrambi i profili sanzionatori.

Secondo l’orientamento consolidato delle Sezioni Unite, se il reato satellite è punito con la sola pena pecuniaria, l’aumento deve riguardare entrambe le pene del reato principale, ma con un preciso criterio di ragguaglio. Se invece il reato satellite prevede una pena alternativa, il giudice deve scegliere quale delle due pene del reato principale aumentare, motivando adeguatamente la scelta.

Le motivazioni

La Suprema Corte ha rilevato che la sentenza impugnata non ha seguito nessuno dei criteri sopra esposti. I giudici di merito hanno proceduto ad aumentare sia l’arresto che l’ammenda senza fornire una motivazione coerente con la struttura sanzionatoria dei reati satelliti. Inoltre, è stata riscontrata una violazione del divieto di reformatio in peius, avendo la Corte d’appello applicato una pena finale superiore a quella risultante dai calcoli interni alla stessa sentenza.

Le conclusioni

La Cassazione ha dunque disposto l’annullamento della sentenza limitatamente alla determinazione della pena. La responsabilità penale dell’imputato rimane invece accertata in via definitiva. Il nuovo giudizio di rinvio dovrà rideterminare la sanzione applicando correttamente i principi di diritto in materia di continuazione, garantendo che il trattamento sanzionatorio sia rispettoso della legalità e della proporzionalità.

Cosa accade se il giudice aumenta sia arresto che ammenda per un reato punito solo con ammenda?
Tale calcolo è considerato errato se non rispetta i criteri di ragguaglio stabiliti dalle Sezioni Unite, portando all’annullamento della sentenza sul punto della pena.

Come funziona il blocco della prescrizione dopo il 2020?
Per i reati commessi dal 1 gennaio 2020, la prescrizione cessa di decorrere dopo la sentenza di primo grado, venendo sostituita dal regime di improcedibilità per superamento dei termini di fase.

Il giudice d’appello può aumentare la pena se l’imputato è l’unico a ricorrere?
No, vige il divieto di reformatio in peius che impedisce al giudice di irrogare una sanzione più grave di quella stabilita nel grado precedente in assenza di ricorso del Pubblico Ministero.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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