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Traffico di influenze illecite: la Cassazione annulla

Due pubblici ufficiali erano stati condannati per traffico di influenze illecite, avendo promesso di favorire una candidata a un concorso pubblico. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di condanna. Il reato è stato dichiarato estinto per prescrizione, evidenziando la necessità di distinguere tra influenza reale, richiesta dal reato di traffico di influenze illecite, e influenza millantata, fattispecie oggi abrogata.

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Pubblicato il 8 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Traffico di influenze illecite: la Cassazione annulla per prescrizione e chiarisce i confini con il millantato credito

Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 16082/2024) ha annullato la condanna per traffico di influenze illecite a carico di due pubblici ufficiali, dichiarando il reato estinto per prescrizione. La decisione è di grande interesse perché si sofferma sulla linea di demarcazione tra la nuova fattispecie di reato e quella, oggi abrogata, del millantato credito, evidenziando come una ricostruzione imprecisa dei fatti possa incidere sull’esito del processo.

I Fatti del caso

Il caso riguardava due pubblici ufficiali, un maresciallo della guardia di finanza e un maresciallo dell’esercito, accusati di aver promesso a un privato di favorire la figlia di quest’ultimo nel superamento di un concorso per l’arruolamento nell’esercito. In cambio della loro mediazione illecita, si sarebbero fatti promettere la somma di 10.000 euro, ricevendone una parte (3.500 euro).
Nei primi due gradi di giudizio, i due imputati erano stati condannati per il reato di traffico di influenze illecite, previsto dall’art. 346-bis del codice penale.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha accolto i ricorsi degli imputati e ha annullato la sentenza di condanna senza disporre un nuovo processo. La ragione formale della decisione è l’intervenuta prescrizione del reato, maturata dopo la sentenza di appello. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno colto l’occasione per analizzare a fondo le criticità della motivazione della Corte d’Appello, che si sono rivelate decisive.

Le Motivazioni: la distinzione cruciale nel traffico di influenze illecite

Il cuore della sentenza risiede nella critica mossa ai giudici di merito per non aver chiarito un punto fondamentale: l’influenza vantata dagli imputati sui membri della commissione esaminatrice era reale ed esistente o si trattava di una mera millanteria?

L’impatto della riforma del 2019

La Corte ricorda che, con la legge n. 3 del 2019, il legislatore ha abrogato il reato di millantato credito (art. 346 c.p.) e ha modificato quello di traffico di influenze illecite (art. 346-bis c.p.). Una recente pronuncia delle Sezioni Unite della Cassazione (sent. n. 19739/2023) ha stabilito che non c’è continuità normativa tra il vecchio millantato credito (che puniva chi si vantava di un’influenza inesistente) e il nuovo traffico di influenze (che punisce chi sfrutta una relazione realmente esistente con un pubblico ufficiale).

L’incertezza dei giudici di merito

Nel caso di specie, la ricostruzione dei fatti era rimasta ambigua e contraddittoria tra il primo e il secondo grado. Il Tribunale aveva concluso che gli imputati non avevano alcun rapporto con la commissione, suggerendo quindi un’ipotesi di millantato credito. La Corte d’Appello, invece, pur confermando la condanna, aveva affermato genericamente che gli imputati erano “pienamente capaci di adoperarsi per conseguire il risultato”, senza però fornire prove concrete di tale capacità.

Questa incertezza è fatale. Se l’influenza era solo millantata, il fatto sarebbe rientrato nella fattispecie abrogata, con conseguente assoluzione per abolitio criminis. Se, invece, l’influenza era reale, sarebbe stato corretto contestare il traffico di influenze illecite. Poiché i giudici di merito non hanno sciolto questo nodo, la motivazione della condanna è stata giudicata gravemente viziata.

Conclusioni

Sebbene la sentenza si concluda con una declaratoria di estinzione del reato per prescrizione, essa offre importanti lezioni. In primo luogo, sottolinea l’importanza di una rigorosa e coerente ricostruzione dei fatti nel processo penale. In secondo luogo, ribadisce che, a seguito della riforma del 2019, la distinzione tra un’influenza reale e una semplicemente vantata è diventata un discrimine fondamentale: nel primo caso si configura il reato di traffico di influenze illecite, mentre nel secondo il fatto non è più penalmente rilevante. L’intervento della prescrizione ha impedito un accertamento definitivo nel merito, ma i principi affermati dalla Cassazione costituiscono una guida preziosa per i casi futuri.

Qual è la differenza fondamentale tra il vecchio reato di millantato credito e il nuovo traffico di influenze illecite?
La differenza risiede nell’esistenza o meno della relazione con il pubblico ufficiale. Il millantato credito (oggi abrogato) puniva chi si vantava di un’influenza inesistente. Il traffico di influenze illecite punisce chi sfrutta una relazione realmente esistente per ottenere vantaggi tramite una mediazione illecita.

Perché la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza senza rinviare il caso a un altro giudice?
La Corte ha annullato la sentenza senza rinvio perché, nel frattempo, il reato si era estinto per prescrizione. In presenza di una causa di estinzione del reato come la prescrizione, il giudice è obbligato a dichiararla immediatamente, il che impedisce la celebrazione di un nuovo processo per accertare i fatti.

Cosa implica la mancanza di continuità normativa tra due reati dopo una riforma?
Significa che la nuova legge non ha semplicemente modificato la vecchia, ma ha creato una figura di reato diversa. Di conseguenza, i fatti che rientravano nella vecchia norma, se non sono riconducibili a quella nuova, non sono più considerati reato. Questo fenomeno, chiamato abolitio criminis, comporta l’assoluzione dell’imputato.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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