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Testimonianza de relato: quando è utilizzabile?

Un imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro una condanna per rapina, contestando l’uso di una testimonianza de relato e il mancato riconoscimento di un’attenuante. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che la testimonianza de relato è pienamente utilizzabile se la parte non richiede formalmente l’audizione della fonte diretta. Inoltre, ha ribadito che l’attenuante del danno lieve nella rapina va valutata non solo economicamente, ma anche in relazione alla violenza subita dalla vittima.

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Pubblicato il 29 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Testimonianza de relato e Rapina: la Cassazione Dichiara un Ricorso Inammissibile

Con l’ordinanza n. 28994 del 2024, la Corte di Cassazione si è pronunciata su un interessante caso che tocca due temi cruciali del diritto penale e processuale: l’utilizzabilità della testimonianza de relato e i criteri per la concessione dell’attenuante del danno di speciale tenuità nel reato di rapina. L’analisi della Suprema Corte offre importanti chiarimenti su come questi principi debbano essere applicati nella pratica giudiziaria, confermando orientamenti giurisprudenziali consolidati. Approfondiamo insieme i dettagli della vicenda e le conclusioni a cui sono giunti i giudici.

I Fatti del Caso e i Motivi del Ricorso

Il caso trae origine dal ricorso presentato da un imputato avverso una sentenza di condanna della Corte d’Appello per il reato di rapina. La difesa ha articolato il ricorso su diversi motivi, contestando sia aspetti procedurali che di merito.

La questione della testimonianza de relato

Il primo e più significativo motivo di ricorso riguardava la presunta violazione di norme processuali relative all’acquisizione della prova. Nello specifico, la difesa lamentava l’inosservanza delle regole sulla testimonianza de relato (o ‘per sentito dire’), disciplinata dall’art. 195 del codice di procedura penale. Secondo il ricorrente, la testimonianza di un soggetto che aveva riferito circostanze apprese da altri non sarebbe stata utilizzabile ai fini della decisione.

La contestazione sulla valutazione delle prove

Con il secondo e terzo motivo, il ricorrente cercava di ottenere una rivalutazione complessiva del materiale probatorio, proponendo una ricostruzione dei fatti alternativa a quella operata dai giudici di merito. Tale doglianza mirava a scardinare il convincimento del giudice sulla responsabilità penale dell’imputato.

Il mancato riconoscimento dell’attenuante del danno lieve

Infine, l’ultimo motivo di ricorso contestava la decisione della Corte d’Appello di non concedere la circostanza attenuante comune del danno di speciale tenuità, prevista dall’art. 62, n. 4, del codice penale. Secondo la difesa, il valore dei beni sottratti (circa 700 euro) era tale da giustificare una diminuzione della pena.

La Decisione della Corte di Cassazione sulla testimonianza de relato

La Suprema Corte ha esaminato ciascun motivo, giungendo a una declaratoria di inammissibilità del ricorso. Le argomentazioni dei giudici forniscono un quadro chiaro dei limiti del sindacato di legittimità e dei principi che governano la materia.

L’utilizzabilità della prova de relato

Sul punto centrale della testimonianza de relato, la Corte ha qualificato il motivo come ‘manifestamente infondato’. Richiamando la propria giurisprudenza consolidata (in particolare, la sentenza n. 6212 del 2017), ha ribadito un principio fondamentale: l’inutilizzabilità della dichiarazione ‘per sentito dire’ scatta esclusivamente quando la parte processuale chiede al giudice di esaminare la fonte diretta da cui il testimone ha appreso la notizia e il giudice rigetta tale richiesta. In assenza di una specifica istanza di parte, la testimonianza indiretta rimane pienamente valida e utilizzabile. Il giudice non ha l’obbligo di disporre d’ufficio l’audizione della fonte originaria.

L’inammissibilità della rivalutazione dei fatti

Per quanto riguarda i motivi relativi alla valutazione delle prove, la Cassazione ha ricordato che il suo ruolo non è quello di un ‘terzo grado di merito’. Il giudizio di legittimità non consente una nuova e diversa lettura degli elementi di fatto che hanno fondato la decisione impugnata. Tentare di proporre una ricostruzione alternativa dei fatti, come fatto dal ricorrente, esula dai poteri della Corte, che può sindacare solo la violazione di legge o il vizio di motivazione, non l’interpretazione del materiale probatorio.

L’Attenuante del Danno nella Rapina

Anche il motivo relativo all’attenuante del danno è stato ritenuto manifestamente infondato. La Corte ha spiegato che il reato di rapina ha una natura ‘plurioffensiva’, poiché non lede solamente il patrimonio della vittima, ma anche la sua libertà personale e la sua integrità fisica e morale.

La natura plurioffensiva del reato

Di conseguenza, la valutazione del danno non può limitarsi al solo valore economico dei beni sottratti. È necessario considerare anche gli effetti dannosi connessi alla violenza o alla minaccia esercitata sulla persona. Nel caso specifico, i giudici hanno ritenuto corretto escludere l’attenuante non solo per il valore non trascurabile dei beni (700 euro), ma soprattutto perché l’azione predatoria era stata realizzata ‘mediante minaccia a mano armata’, causando un pregiudizio significativo alla vittima, indipendentemente dalla sua capacità economica di sopportare la perdita.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano su principi giuridici consolidati e chiari. In primo luogo, viene riaffermato il principio dispositivo in materia di prova de relato: spetta alla parte interessata attivarsi per l’audizione della fonte diretta, e solo un’ingiustificata negazione da parte del giudice rende la testimonianza indiretta inutilizzabile. In secondo luogo, la Corte traccia una netta linea di demarcazione tra giudizio di merito e giudizio di legittimità, ribadendo che la valutazione delle prove è prerogativa esclusiva dei primi due gradi di giudizio. Infine, si conferma l’interpretazione rigorosa dei requisiti per l’applicazione dell’attenuante del danno di speciale tenuità nei reati plurioffensivi come la rapina, dove la tutela della persona assume un rilievo centrale e paritetico rispetto a quella del patrimonio.

Le conclusioni

L’ordinanza in esame rappresenta un’importante conferma di tre pilastri del nostro sistema processuale e penale. Per gli operatori del diritto, essa sottolinea l’onere di formulare specifiche richieste probatorie durante il processo per poter poi contestare eventuali vizi procedurali. Per i cittadini, chiarisce che il reato di rapina viene giustamente considerato di particolare gravità non solo per la perdita economica, ma per la violenza intrinseca all’azione. La decisione finale di inammissibilità, con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria, sancisce la necessità di presentare ricorsi fondati su reali violazioni di legge e non su mere speranze di una nuova valutazione dei fatti.

Quando una testimonianza ‘per sentito dire’ (de relato) è inutilizzabile nel processo penale?
Una testimonianza de relato è considerata inutilizzabile solo se una delle parti processuali richiede formalmente al giudice di sentire la persona che è la fonte diretta dell’informazione e il giudice nega tale richiesta. Se nessuna parte fa questa richiesta, la testimonianza indiretta è pienamente valida.

È possibile chiedere alla Corte di Cassazione di riesaminare le prove e i fatti di un processo?
No, non è possibile. La Corte di Cassazione è un giudice di legittimità e non di merito. Il suo compito è verificare la corretta applicazione della legge da parte dei giudici dei gradi precedenti, ma non può effettuare una nuova valutazione delle prove o una ricostruzione alternativa dei fatti.

Nella rapina, la circostanza attenuante del danno di speciale tenuità si valuta solo sul valore dei beni rubati?
No. La rapina è un reato plurioffensivo, che lede sia il patrimonio sia la persona. Pertanto, per concedere questa attenuante, il giudice deve valutare non solo il modesto valore economico del bene sottratto, ma anche gli effetti dannosi sulla vittima, come la violenza o la minaccia subite, che ledono la sua libertà e integrità fisica e morale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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