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Testimonianza de relato: quando è utilizzabile?

Una donna, aggredita da un cane, impugna in Cassazione l’assoluzione del presunto proprietario. La sentenza di secondo grado aveva ritenuto inutilizzabile la testimonianza de relato. La Corte Suprema chiarisce che tale prova è valida se nessuna parte chiede di sentire il teste diretto. Tuttavia, rigetta il ricorso perché non contesta tutte le motivazioni della sentenza d’appello, fornendo un’importante lezione sulla tecnica di redazione dei ricorsi.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Testimonianza de relato: la Cassazione stabilisce i limiti di utilizzabilità

L’ammissibilità della testimonianza de relato, o testimonianza indiretta, è un tema cruciale nel processo penale. Con la sentenza n. 25764/2024, la Corte di Cassazione torna a pronunciarsi sulla questione, offrendo chiarimenti fondamentali e, al contempo, un monito sull’importanza di una corretta tecnica redazionale del ricorso. Il caso trae origine dall’aggressione di un cane ai danni di una passante, ma la sua rilevanza giuridica va ben oltre il fatto specifico.

I Fatti di Causa

Una donna veniva aggredita da un cane di grossa taglia, privo di guinzaglio e museruola, mentre passeggiava con i suoi cagnolini. Il proprietario dell’animale, invece di prestarle soccorso, si allontanava entrando in un condominio. Le indagini successive, condotte anche grazie alle informazioni fornite dal portiere e dalla proprietaria dell’appartamento, permettevano di identificare il presunto responsabile.
In primo grado, il Giudice di Pace lo condannava per il reato di lesioni colpose (art. 590 c.p.). Tuttavia, in appello, il Tribunale ribaltava la decisione, assolvendo l’imputato per non aver commesso il fatto. La ragione principale di questa assoluzione risiedeva nella ritenuta inutilizzabilità delle testimonianze raccolte, considerate prove ‘de relato’ (indirette).

La questione della testimonianza de relato in appello

La parte civile decideva quindi di presentare ricorso in Cassazione, contestando la decisione del Tribunale. Il punto centrale del ricorso era proprio la presunta errata applicazione dell’art. 195 del codice di procedura penale, che disciplina la testimonianza de relato.
Secondo il giudice d’appello, le dichiarazioni della persona offesa e di un altro teste, che avevano permesso di collegare l’imputato al cane, non erano utilizzabili. Questo perché si trattava di informazioni apprese da terze persone (il portiere e la sorella della proprietaria dell’appartamento) che non erano state chiamate a testimoniare direttamente nel processo. Il Tribunale, quindi, aveva ritenuto il quadro probatorio insufficiente per confermare la condanna.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte, nell’analizzare il ricorso, dà ragione alla parte civile su questo specifico punto. Gli Ermellini chiariscono un principio fondamentale in materia di prova testimoniale: l’inutilizzabilità della dichiarazione ‘de relato’ non è automatica.
Essa scatta, secondo il dettato dell’art. 195 c.p.p., solo quando una delle parti chiede espressamente al giudice di sentire la fonte diretta della notizia e il giudice omette di disporre l’esame. In assenza di tale richiesta, la testimonianza indiretta è pienamente utilizzabile e valutabile dal giudice.
Nel caso di specie, nessuna delle parti aveva chiesto di sentire i ‘testi di riferimento’. Pertanto, il Tribunale aveva commesso un errore di diritto nel dichiarare le testimonianze inutilizzabili.

Le Motivazioni

Nonostante l’accoglimento di questa censura, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. La ragione risiede in un aspetto puramente processuale. La sentenza d’appello si fondava su due distinte rationes decidendi (motivazioni autonome). La prima era l’inutilizzabilità della prova ‘de relato’. La seconda, che operava anche in subordine, sosteneva che, anche se utilizzabili, quelle prove avrebbero costituito al massimo un ‘indizio’ di colpevolezza, insufficiente per una condanna.
Il ricorso della parte civile, pur essendo fondato sulla prima ratio, non aveva mosso alcuna critica specifica contro la seconda. Di conseguenza, il ricorso è stato giudicato incompleto, poiché non attaccava tutte le fondamenta logico-giuridiche della sentenza impugnata. La decisione di assoluzione, potendo reggersi sulla seconda motivazione non contestata, è rimasta quindi inattaccabile.

Le Conclusioni

La sentenza offre due importanti insegnamenti. Sul piano sostanziale, riafferma che la testimonianza de relato è utilizzabile se nessuna parte si avvale del diritto di chiedere l’esame della fonte diretta. Sul piano processuale, sottolinea in modo perentorio che un ricorso per cassazione, per avere successo, deve contestare specificamente e compiutamente tutte le autonome rationes decidendi che sorreggono la decisione impugnata. Omettere la critica anche solo a una di esse rende il ricorso inammissibile, condannandolo al rigetto.

Quando una testimonianza indiretta (‘de relato’) è inutilizzabile nel processo penale?
Secondo la Corte, una testimonianza de relato diventa inutilizzabile solo se una parte processuale richiede al giudice di esaminare la fonte diretta dell’informazione e il giudice omette di farlo. In assenza di tale richiesta, la testimonianza indiretta è pienamente valida e può essere utilizzata per la decisione.

Perché il ricorso è stato respinto nonostante la Corte abbia dato ragione al ricorrente su un punto di diritto?
Il ricorso è stato respinto perché la sentenza di appello si basava su due distinte motivazioni (rationes decidendi). Il ricorrente ha contestato efficacemente solo la prima, relativa all’inutilizzabilità della prova, ma ha omesso di criticare la seconda. Poiché la sentenza poteva reggersi sulla seconda motivazione non contestata, il ricorso è stato giudicato inefficace.

Cosa insegna questa sentenza sulla redazione di un ricorso in Cassazione?
Insegna che è fondamentale analizzare e contestare tutte le autonome ragioni giuridiche su cui si fonda una sentenza. Un ricorso che ne tralascia anche solo una è destinato al fallimento, perché la decisione impugnata rimarrebbe valida sulla base della motivazione non criticata.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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