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Testimonianza de relato: Cassazione annulla condanna

Un uomo, condannato per simulazione di reato per aver finto il furto di una pistola, ottiene l’annullamento della sentenza. La Cassazione ha stabilito che la testimonianza de relato degli agenti, basata sulle dichiarazioni del padre dell’imputato non sentito in aula, è inutilizzabile ai sensi dell’art. 195 c.p.p., violando le norme processuali. Il caso è rinviato per una nuova valutazione senza tale prova.

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Pubblicato il 15 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Testimonianza de Relato: Quando la Prova non è Prova

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 34469/2024, ha riaffermato un principio fondamentale del diritto processuale penale: i limiti alla testimonianza de relato della polizia giudiziaria. La decisione annulla una condanna per simulazione di reato, poiché fondata su una prova radicalmente inutilizzabile, ribadendo l’importanza del contraddittorio e della corretta formazione della prova nel processo penale. Questo caso offre uno spunto cruciale per comprendere come le garanzie difensive prevalgano sulla ricerca della verità a ogni costo.

I Fatti del Processo

Un uomo veniva condannato in primo e secondo grado per il reato di simulazione di reato, previsto dall’art. 367 del codice penale. L’accusa era di aver falsamente denunciato il furto di una pistola che deteneva legalmente in una cassaforte. La condanna si basava in modo decisivo sulle dichiarazioni raccolte dalla polizia giudiziaria durante le indagini. In particolare, gli agenti avevano sentito il padre dell’imputato, il quale aveva riferito che la cassaforte era stata forzata da un fabbro circa un mese prima del presunto furto a causa di una serratura bloccata. Questa circostanza minava completamente la versione dell’imputato, suggerendo che il furto non fosse mai avvenuto. Tuttavia, il padre dell’imputato non è mai stato chiamato a testimoniare direttamente in aula.

L’Inutilizzabilità della Testimonianza de Relato

Il fulcro del ricorso in Cassazione è stata la violazione dell’articolo 195, comma 4, del codice di procedura penale. Questa norma stabilisce un divieto esplicito per gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria di deporre sul contenuto delle dichiarazioni acquisite da persone sentite a sommarie informazioni durante le indagini. In altre parole, un poliziotto non può testimoniare in tribunale dicendo ‘il signor X mi ha detto che…’. La testimonianza deve essere diretta: è il signor X che deve venire in aula a riferire ciò che sa. La difesa ha sostenuto che la testimonianza degli agenti, che riportavano le parole del padre, era una classica ipotesi di testimonianza de relato vietata, e quindi la prova era inutilizzabile. La Corte d’Appello aveva erroneamente ritenuto che la difesa avesse acconsentito all’uso di tali dichiarazioni, interpretando in modo sbagliato la produzione di un verbale a supporto di una richiesta di rinnovazione dell’istruttoria.

La Prova di Resistenza nella Testimonianza Indiretta

La Corte di Cassazione ha accolto pienamente il motivo di ricorso. Ha chiarito che la presentazione di un documento per chiedere la riapertura del dibattimento non equivale a un consenso all’utilizzo di una prova altrimenti vietata. La violazione del divieto di testimonianza de relato da parte della polizia giudiziaria comporta una inutilizzabilità radicale della prova, come previsto dall’art. 191 c.p.p. Di conseguenza, la sentenza di condanna, basata su questa prova decisiva, è stata annullata. La Suprema Corte ha rinviato il caso ad un’altra sezione della Corte d’Appello, che dovrà celebrare un nuovo processo. In questa nuova sede, il giudice dovrà effettuare la cosiddetta ‘prova di resistenza’: dovrà valutare se, eliminando completamente la testimonianza inutilizzabile, le restanti prove a carico dell’imputato siano sufficienti a fondare, al di là di ogni ragionevole dubbio, un’affermazione di colpevolezza.

Le Motivazioni della Sentenza

Le motivazioni della Corte Suprema sono state nette e in linea con un consolidato orientamento giurisprudenziale. Il divieto di cui all’art. 195, comma 4, c.p.p. è posto a presidio del diritto di difesa e del principio del contraddittorio. L’imputato deve potersi confrontare direttamente con il suo accusatore o con chiunque renda dichiarazioni a suo carico, ponendo domande e saggiandone l’attendibilità. Permettere alla polizia di ‘riferire’ quanto detto da altri aggirerebbe questa garanzia fondamentale, trasformando l’agente in un testimone ‘per interposta persona’ e introducendo nel processo dichiarazioni non verificate. L’inutilizzabilità è la sanzione più grave prevista dall’ordinamento per gli atti probatori assunti in violazione dei divieti di legge, e la sua applicazione in questo caso ripristina la correttezza processuale.

Le Conclusioni

Questa sentenza ribadisce che il fine del processo penale non è solo accertare un fatto, ma farlo nel rispetto rigoroso delle regole. La testimonianza de relato della polizia giudiziaria è uno strumento investigativo, ma non può diventare una prova in dibattimento se la fonte originaria non viene sentita direttamente. Le implicazioni pratiche sono significative: le procure e le difese devono prestare la massima attenzione alla catena della prova. Una condanna, anche se apparentemente solida nei fatti, può essere travolta da un vizio procedurale così grave. Per i cittadini, è la conferma che il sistema processuale prevede tutele forti per garantire un ‘giusto processo’, dove la colpevolezza deve essere provata con mezzi legali e verificabili.

Può un agente di polizia testimoniare su quanto gli ha detto un’altra persona durante le indagini?
No, l’art. 195, comma 4, del codice di procedura penale vieta espressamente agli agenti di polizia giudiziaria di deporre sul contenuto delle dichiarazioni acquisite da persone sentite a sommarie informazioni. La violazione di questo divieto rende la testimonianza inutilizzabile.

Cosa significa che una prova è “inutilizzabile”?
Significa che il giudice non può in alcun modo basare la sua decisione su quella prova, perché è stata ottenuta violando un divieto stabilito dalla legge. È una sanzione processuale che tutela la correttezza del processo e il diritto di difesa.

Cosa succede se una condanna si basa su una prova inutilizzabile?
La sentenza di condanna deve essere annullata. Il caso viene rinviato a un nuovo giudice che dovrà riesaminare i fatti senza considerare la prova inutilizzabile e valutare, con la cosiddetta “prova di resistenza”, se le altre prove sono sufficienti a confermare la colpevolezza.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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