Termini Impugnazione Penale: le Conseguenze di un Ricorso Tardivo
Il rispetto dei termini di impugnazione penale è un pilastro fondamentale del nostro sistema giudiziario. Presentare un atto oltre la scadenza prevista dalla legge non è una mera formalità, ma un errore che può compromettere irrimediabilmente l’esito di un procedimento. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ci offre un chiaro esempio delle conseguenze di un ricorso tardivo, confermando come la tempestività sia un requisito imprescindibile per l’accesso alla giustizia.
I Fatti del Processo
Il caso in esame ha origine da una condanna per il reato di tentata estorsione (artt. 56, 629 c.p.), emessa in primo grado dal Tribunale di Taranto. La sentenza era stata successivamente confermata dalla Corte di Appello di Lecce, sezione distaccata di Taranto, in data 06/12/2023. In quella stessa data, la Corte d’Appello aveva depositato la motivazione contestuale, ovvero le ragioni a fondamento della sua decisione.
L’imputato, tramite il suo difensore, decideva di proporre ricorso per Cassazione avverso la sentenza di secondo grado. Tuttavia, il ricorso veniva depositato solo in data 25/01/2024.
La Decisione della Corte di Cassazione
La Suprema Corte, investita della questione, ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione, presa con ordinanza, non è entrata nel merito delle doglianze sollevate dal ricorrente, ma si è fermata a una valutazione preliminare di carattere procedurale. L’inammissibilità ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, come previsto dall’articolo 616 del codice di procedura penale.
Le motivazioni: il mancato rispetto dei termini di impugnazione penale
La ragione della decisione della Cassazione è netta e inequivocabile: il ricorso è stato presentato fuori termine. La legge, in particolare il combinato disposto degli articoli 585 e 544 del codice di procedura penale, stabilisce scadenze precise per la presentazione delle impugnazioni.
Nel caso specifico, la Corte di Appello aveva depositato la sentenza con motivazione contestuale il 6 dicembre 2023. Da quella data, iniziava a decorrere il termine perentorio per proporre ricorso in Cassazione. Il deposito effettuato il 25 gennaio 2024 è risultato, quindi, tardivo. La tardività del ricorso ne ha determinato l’inammissibilità, impedendo ai giudici di legittimità di esaminare le ragioni di merito addotte dalla difesa.
Le conclusioni: implicazioni pratiche
Questa ordinanza ribadisce un principio cardine della procedura penale: i termini processuali sono perentori e il loro mancato rispetto ha conseguenze definitive. La dichiarazione di inammissibilità di un’impugnazione rende la sentenza precedente irrevocabile (passata in giudicato), precludendo ogni ulteriore possibilità di revisione nel merito.
Per il cittadino e per l’avvocato, ciò sottolinea l’importanza cruciale di una gestione attenta e meticolosa delle scadenze processuali. Un errore di calcolo o una negligenza nel deposito degli atti possono vanificare le strategie difensive e compromettere il diritto di difesa. La condanna accessoria al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende rappresenta un’ulteriore, e pesante, conseguenza a carico di chi non rispetta le regole procedurali.
Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile dalla Corte di Cassazione?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché è stato depositato oltre i termini perentori stabiliti dalla legge. La sentenza d’appello con motivazione contestuale era del 06/12/2023, e il ricorso presentato il 25/01/2024 è risultato tardivo.
Cosa comporta la dichiarazione di inammissibilità del ricorso?
La dichiarazione di inammissibilità comporta due conseguenze principali: primo, la sentenza impugnata diventa definitiva e non può più essere modificata; secondo, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in denaro a favore della Cassa delle ammende, che in questo caso è stata fissata in tremila euro.
Da quale momento iniziano a decorrere i termini per presentare un’impugnazione?
In questo caso specifico, poiché la Corte d’Appello ha depositato la sentenza con ‘motivazione contestuale’, i termini per l’impugnazione hanno iniziato a decorrere dalla data stessa della sentenza, ovvero il 06/12/2023, come previsto dal combinato disposto degli artt. 585 e 544 del codice di procedura penale.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 16056 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 2 Num. 16056 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 13/03/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da: COGNOME NOME nato a TARANTO il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 06/12/2023 della CORTE APPELLO SEZ. DIST. di TARANTO udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME.
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
La Corte di appello di Lecce, sezione distaccata di Taranto, con sentenza del 06/12/2023, con motivazione contestuale, ha confermato la sentenza emessa in data 07/11/2022 dal Tribunale di Taranto, con la quale NOME è stato condannato alla pena di giustizia per il reato allo stesso ascritto (artt. 56, 629 co pen.).
Il ricorso proposto da NOME COGNOME, per mezzo del proprio difensore, è inammissibile. Il ricorso risulta proposto in data 25/01/2024, dunque fuori
termine, in considerazione dell’intervenuto deposito di motivazione contestuale in data 06/12/2023, atteso il combinato disposto degli artt. 585 e 544 cod. proc. pen.
Il ricorrente deve conseguentemente essere condannato, in applicazione dell’art. 616 cod. proc. pen., al pagamento delle spese processuali, oltre che al pagamento della somma, stimata equa, di euro tremila, in favore della Cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende.
Così deciso il 13 marzo 2024.