Termini Impugnazione Appello: La Cassazione Chiarisce il Calcolo Decisivo
Nel processo penale, il rispetto delle scadenze è un pilastro fondamentale che garantisce la certezza del diritto e il corretto svolgimento della giustizia. I termini impugnazione appello rappresentano uno di questi paletti procedurali invalicabili, la cui violazione può avere conseguenze drastiche, come l’inammissibilità del gravame. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione (n. 46645/2023) offre un’importante lezione sul calcolo di questi termini, sottolineando come un errore di pochi giorni possa precludere l’accesso a un ulteriore grado di giudizio.
Il Caso in Esame: Un Appello Dichiarato Tardivo
La vicenda trae origine da una condanna in primo grado per il reato di calunnia (art. 368 c.p.). La sentenza era stata emessa in data 8 marzo 2021, con il giudice che si era riservato un termine di 90 giorni per il deposito delle motivazioni. La difesa dell’imputato, ricevuta la sentenza, decideva di proporre appello. Tuttavia, la Corte d’Appello dichiarava l’impugnazione tardiva, e di conseguenza inammissibile. Contro questa decisione, l’imputato proponeva ricorso per Cassazione, sostenendo l’erroneità del calcolo dei termini effettuato dalla corte territoriale.
Il Calcolo dei Termini Impugnazione Appello: L’Analisi della Corte
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, definendolo manifestamente infondato e confermando la correttezza del calcolo effettuato dalla Corte d’Appello. Il ragionamento dei giudici di legittimità si basa su una scrupolosa ricostruzione delle scadenze processuali.
Il Dies a Quo: Da Quando Inizia a Decorrere il Termine?
Il punto cruciale della controversia riguardava l’individuazione del giorno dal quale far partire il conteggio dei 45 giorni previsti per presentare appello. La difesa riteneva, erroneamente, di aver diritto a una notifica specifica dell’avvenuto deposito. La Corte ha chiarito che non era così.
Il termine di 90 giorni per il deposito delle motivazioni scadeva il 6 giugno 2021. Poiché tale data cadeva di domenica, la scadenza veniva prorogata per legge (ex lege) al giorno successivo, lunedì 7 giugno 2021. La cancelleria ha depositato la sentenza proprio in quella data, rispettando quindi rigorosamente il termine.
Di conseguenza, non sussisteva alcun diritto per l’appellante alla notifica prevista dall’art. 548, comma 2, c.p.p., che si applica solo in caso di deposito tardivo. Il termine di 45 giorni per l’impugnazione è iniziato a decorrere dalla scadenza del termine per il deposito, ovvero dal 7 giugno 2021.
La Decisione della Cassazione: Inammissibilità e Conseguenze
Facendo un semplice calcolo, la scadenza ultima per presentare l’appello era il 22 luglio 2021. L’atto di impugnazione, invece, era stato depositato solo il 28 luglio 2021, ben sei giorni oltre il limite massimo consentito dalla legge.
Le Motivazioni
La Corte ha ritenuto il motivo di ricorso manifestamente infondato, poiché la sentenza impugnata conteneva un computo dei termini scrupoloso e ineccepibile. L’evidente tardività dell’appello ha quindi portato a una declaratoria di inammissibilità del ricorso in Cassazione. Oltre a vedere respinta la propria istanza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, una sanzione pecuniaria prevista per chi adisce la Suprema Corte con ricorsi palesemente infondati.
Le Conclusioni
Questa pronuncia ribadisce un principio fondamentale in materia di procedura penale: la perentorietà dei termini per le impugnazioni e la necessità di un loro calcolo meticoloso. Dimostra come la decorrenza dei termini sia un meccanismo oggettivo, che non ammette interpretazioni estensive o deroghe basate su presunti diritti a notifiche non dovute. Per i professionisti legali, questo caso serve come monito sull’importanza di monitorare attentamente le scadenze, a partire dal termine concesso al giudice per il deposito delle motivazioni, poiché da esso dipendono irrevocabilmente le sorti di un’impugnazione.
Quando inizia a decorrere il termine per presentare appello se il giudice si riserva 90 giorni per depositare la sentenza?
Il termine per impugnare (in questo caso di 45 giorni) inizia a decorrere dalla scadenza del termine di 90 giorni concesso per il deposito, a condizione che la sentenza sia stata effettivamente depositata entro tale periodo. Non si deve attendere alcuna notifica specifica.
Cosa succede se il giorno di scadenza per il deposito di una sentenza cade di domenica?
La scadenza viene automaticamente prorogata per legge (‘prorogato ex lege’) al primo giorno lavorativo immediatamente successivo. Nel caso di specie, la scadenza del 6 giugno (domenica) è stata spostata al 7 giugno.
Quali sono le conseguenze di un appello presentato fuori termine?
L’appello presentato oltre la scadenza prevista dalla legge è dichiarato inammissibile. Ciò significa che il giudice non può esaminare il merito delle questioni sollevate e la sentenza di primo grado diventa definitiva. Inoltre, il ricorrente può essere condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 46645 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 46645 Anno 2023
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: NOME COGNOME
Data Udienza: 27/10/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME nato a NAPOLI il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 09/03/2023 della CORTE APPELLO di NAPOLI
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
n. 24803/23 Cardillo
OSSERVA
Visti gli atti e la sentenza impugnata (condanna per il reato di cui all’ art. 368 cod. pe
Esaminati i motivi di ricorso;
Ritenuto
che l’unico motivo di ricorso relativo alla pretesa erroneità del rilievo di t dell’appello effettuato dalla Corte territoriale è manifestamente infondato, dal momento che sentenza reca lo scrupoloso computo dei termini da cui si evince la tardività della propos impugnazione;
che, infatti, la sentenza di primo grado è stata emessa in data 8 marzo 2021 con termine di 90 giorni per il deposito, rigorosamente rispettato, dal momento che il termine scadeva i giugno 2021, cadente di domenica e quindi prorogato ex lege al successivo 7 giugno 2021, giorno in cui la sentenza è stata effettivamente depositata; che pertanto, non avend l’appellante alcun diritto alla notifica ex art. 548, comma 2, cod. proc. pen., il termine di giorni 45 scadeva il 22 luglio 2021 e che l’atto di impugnazione è stato depositato il 28 luglio 202
Rilevato, pertanto, che il ricorso debba essere dichiarato inammissibile, con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favor della Cassa delle ammende.
P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processua e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende. Così deciso il 27/10/2023