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Termine comparire appello: la Cassazione fa chiarezza

Un imputato, condannato per rapina, ha contestato la violazione del termine a comparire in appello, sostenendo l’immediata applicabilità del nuovo termine di 40 giorni introdotto dalla Riforma Cartabia. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno rigettato il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: il nuovo termine di 40 giorni è applicabile solo agli atti di impugnazione proposti a far data dal 1 luglio 2024. Fino a tale data, resta in vigore il precedente termine di 20 giorni, in coerenza con la disciplina transitoria emergenziale. La Corte ha inoltre respinto la richiesta di attenuante per danno di speciale tenuità, ribadendo che nella rapina il danno non è solo patrimoniale ma comprende anche la lesione alla persona.

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Pubblicato il 10 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Termine a comparire in appello: Le Sezioni Unite chiariscono la Riforma Cartabia

Con la sentenza n. 42124 del 2024, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno posto fine a un acceso dibattito interpretativo riguardante il termine a comparire in appello penale. La questione, sorta a seguito della Riforma Cartabia, concerneva l’entrata in vigore del nuovo termine dilatorio, aumentato da venti a quaranta giorni. La Corte ha stabilito un principio chiaro, fornendo certezza agli operatori del diritto: la nuova disciplina si applica solo alle impugnazioni successive al 30 giugno 2024.

I fatti del caso e i motivi del ricorso

Il caso trae origine dalla condanna di un individuo per i reati di rapina aggravata e lesioni. La Corte di Appello aveva confermato la sentenza di primo grado. La difesa ha proposto ricorso per cassazione basandosi su due motivi principali:

1. Violazione delle norme procedurali: Si lamentava il mancato rispetto del nuovo termine a comparire in appello di quaranta giorni, introdotto dal d.lgs. n. 150/2022 (Riforma Cartabia). All’imputato era stato concesso un termine di soli venti giorni, secondo la vecchia disciplina. Secondo la difesa, il nuovo termine più lungo doveva già trovare applicazione.
2. Mancato riconoscimento di un’attenuante: Si contestava il diniego della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità (art. 62, n. 4, c.p.), sostenendo che il valore della catenina sottratta fosse esiguo e che il telefono cellulare fosse stato prontamente restituito alla vittima.

Data l’esistenza di un contrasto giurisprudenziale sulla prima questione, il ricorso è stato assegnato alle Sezioni Unite per una decisione definitiva.

La questione del termine a comparire in appello

Il cuore della controversia risiedeva nella successione di leggi processuali. La Riforma Cartabia ha modificato l’art. 601 del codice di procedura penale, elevando da venti a quaranta giorni il termine minimo tra la notifica del decreto di citazione e la data dell’udienza d’appello.

Tuttavia, una serie di disposizioni transitorie aveva prorogato l’efficacia del cosiddetto “rito cartolare emergenziale” (introdotto durante la pandemia) fino al 30 giugno 2024. Questo ha creato due orientamenti interpretativi:

* Orientamento maggioritario: Sosteneva che il nuovo termine di quaranta giorni fosse applicabile già dal 30 dicembre 2022, in quanto la norma transitoria riguardava solo le modalità di svolgimento dell’udienza (cartolare o in presenza) e non il termine per comparire.
* Orientamento minoritario: Riteneva che esistesse una “stretta correlazione” tra il rito processuale e il termine dilatorio. Poiché il rito emergenziale era stato prorogato, anche il vecchio termine di venti giorni doveva rimanere in vigore fino alla scadenza di tale regime.

Le motivazioni della Corte di Cassazione

Le Sezioni Unite hanno aderito al secondo orientamento, ritenendolo l’unico in grado di garantire coerenza logico-sistematica all’impianto normativo. La Corte ha spiegato che l’ampliamento del termine a comparire in appello a quaranta giorni non era una modifica isolata, ma era funzionale alle nuove e più complesse scansioni procedurali introdotte dalla Riforma Cartabia (accesso al contraddittorio cartolare, richiesta di trattazione orale, etc.).

Dal momento che le norme transitorie hanno mantenuto in vita il rito emergenziale, più snello, fino al 30 giugno 2024, sarebbe stato illogico e disarmonico applicare anticipatamente solo una parte della nuova disciplina (il termine più lungo) slegandola dal contesto processuale per cui era stata pensata. Il legislatore, attraverso le proroghe, ha chiaramente manifestato la volontà di evitare la creazione di un “regime misto”, che avrebbe generato solo incertezza.

Pertanto, la Corte ha enunciato il seguente principio di diritto:

> “la disciplina dell’art. 601, comma 3, cod. proc. pen., introdotta dall’art. 34, comma 1, lett. g), d. lgs. 10 ottobre 2022, n. 150, che individua in quaranta giorni il termine a comparire nei giudizi di appello, è applicabile ai soli atti di impugnazione proposti a far data dal 1 luglio 2024”.

La valutazione dell’attenuante del danno nella rapina

Anche il secondo motivo di ricorso è stato rigettato. La Corte ha corretto la motivazione della sentenza d’appello ma ne ha confermato la conclusione. Ha ribadito un principio consolidato: il reato di rapina ha natura plurioffensiva, poiché lede non solo il patrimonio ma anche l’integrità fisica e la libertà morale della vittima.

Di conseguenza, per riconoscere l’attenuante del danno di speciale tenuità, non è sufficiente considerare il modesto valore economico del bene sottratto. È necessario valutare il pregiudizio complessivo arrecato, inclusi gli effetti dannosi derivanti dalla violenza o minaccia esercitata sulla persona. Solo se la valutazione complessiva di entrambi i beni tutelati (patrimonio e persona) risulta di speciale tenuità, l’attenuante può essere concessa. Inoltre, l’eventuale restituzione della refurtiva dopo la consumazione del reato è irrilevante a tal fine.

Conclusioni

La decisione delle Sezioni Unite rappresenta un punto fermo di straordinaria importanza pratica. Offre una soluzione chiara e prevedibile a una questione procedurale che aveva generato notevole incertezza, garantendo l’uniforme applicazione della legge su tutto il territorio nazionale. Per gli avvocati e i giudici, il discrimine temporale è ora netto: per tutte le impugnazioni depositate fino al 30 giugno 2024, il termine a comparire in appello resta di venti giorni. La nuova disciplina, con il termine di quaranta giorni, entrerà in vigore integralmente solo a partire dal 1 luglio 2024.

A partire da quale data si applica il nuovo termine a comparire di 40 giorni nel giudizio di appello penale?
Il nuovo termine di quaranta giorni, introdotto dalla Riforma Cartabia, si applica esclusivamente agli atti di impugnazione proposti a far data dal 1 luglio 2024. Per le impugnazioni presentate prima di tale data, continua ad applicarsi il precedente termine di venti giorni.

Perché la Cassazione ha scelto di posticipare l’applicazione del nuovo termine?
La Corte ha ritenuto che il nuovo termine di 40 giorni sia strettamente e funzionalmente collegato alle nuove modalità di trattazione dell’appello introdotte dalla Riforma Cartabia. Poiché una normativa transitoria ha prorogato il rito emergenziale (rito cartolare) fino al 30 giugno 2024, per coerenza sistematica anche il vecchio termine di 20 giorni doveva rimanere in vigore fino a quella data, evitando così la creazione di un regime processuale ibrido e incoerente.

Ai fini dell’attenuante del danno di speciale tenuità nella rapina, è sufficiente considerare solo il valore economico del bene sottratto?
No. La Corte di Cassazione ha ribadito che il delitto di rapina ha natura plurioffensiva, perché lede sia il patrimonio sia l’integrità fisica e morale della persona. Pertanto, per concedere l’attenuante, il giudice deve valutare la tenuità del danno complessivo, considerando non solo il valore economico del bene, ma anche gli effetti dannosi connessi alla violenza o minaccia subita dalla vittima.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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