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Termine a comparire: Cassazione chiarisce la riforma

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per furto aggravato. La sentenza stabilisce che il nuovo e più lungo termine a comparire di 40 giorni, introdotto dalla Riforma Cartabia, non è retroattivo. Si applica solo agli appelli proposti dal 1° luglio 2024. La Corte ha inoltre escluso l’applicabilità della non punibilità per tenuità del fatto, data la gravità della pena prevista per il reato contestato.

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Pubblicato il 7 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Termine a Comparire in Appello: La Cassazione Fa Chiarezza sulla Riforma Cartabia

Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 40742/2024) ha fornito un chiarimento fondamentale sull’applicazione temporale delle nuove norme processuali introdotte dalla Riforma Cartabia, con particolare riferimento al termine a comparire nel giudizio di appello. La decisione, che nasce da un caso di furto aggravato, stabilisce un punto fermo per avvocati e operatori del diritto, definendo con precisione da quando decorre l’obbligo di rispettare il nuovo termine di quaranta giorni.

I Fatti del Caso: Furto d’Acqua e Ricorso per Cassazione

Il caso riguarda un individuo condannato in primo e secondo grado per il reato di furto aggravato, per essersi appropriato illecitamente di acqua corrente. La difesa ha presentato ricorso per Cassazione basandosi su due motivi principali:

1. Violazione delle norme processuali: Secondo il ricorrente, la Corte d’Appello non avrebbe rispettato il nuovo termine a comparire di quaranta giorni, introdotto dal d.lgs. n. 150/2022 (Riforma Cartabia), applicando invece il precedente termine di venti giorni. La difesa sosteneva che la nuova norma dovesse applicarsi in virtù del principio tempus regit actum.
2. Mancata applicazione della non punibilità: Si contestava il diniego della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.), sostenendo che il danno patrimoniale fosse minimo (circa 59 euro) e che l’immobile interessato fosse abusivo e non abitato.

Il Termine a Comparire e la Decisione della Suprema Corte

Il punto cruciale della sentenza riguarda la corretta interpretazione della disciplina transitoria della Riforma Cartabia. La difesa aveva eccepito la nullità della citazione in appello perché notificata meno di quaranta giorni prima dell’udienza.

La Corte di Cassazione ha rigettato questa tesi, conformandosi a una recentissima pronuncia delle Sezioni Unite. I giudici hanno chiarito che la nuova disciplina dell’art. 601, comma 3, c.p.p., che ha elevato da venti a quaranta giorni il termine a comparire, si applica esclusivamente agli atti di impugnazione proposti a far data dal 1° luglio 2024.

Poiché nel caso di specie l’appello era stato presentato nel 2016, la Corte ha ritenuto corretto l’operato del giudice di secondo grado che aveva applicato la normativa vigente all’epoca, ossia il termine di venti giorni. La citazione era, pertanto, pienamente valida.

La non punibilità per tenuità del fatto

Anche il secondo motivo di ricorso è stato giudicato infondato. La Corte ha osservato che il reato contestato era un furto pluriaggravato (commesso con violenza sulle cose, su cosa esposta alla pubblica fede e destinata a pubblica utilità). Questo reato è punito con una pena detentiva che va da tre a dieci anni di reclusione.

Tale cornice edittale è nettamente superiore sia al limite massimo di cinque anni previsto dalla vecchia formulazione dell’art. 131-bis c.p., sia ai limiti della nuova versione, che ne restringe l’applicazione ai reati con pena minima non superiore a due anni. Di conseguenza, l’istituto della non punibilità per particolare tenuità del fatto non era in alcun modo applicabile al caso concreto.

Le Motivazioni della Sentenza

Le motivazioni della Corte si fondano su due pilastri logico-giuridici.

Per quanto riguarda il termine a comparire, la motivazione risiede nella necessità di garantire certezza del diritto nell’applicazione di norme processuali che si succedono nel tempo. Le Sezioni Unite, citate nella sentenza, hanno risolto il contrasto interpretativo stabilendo una data precisa (1° luglio 2024) come spartiacque per l’applicazione della nuova regola. Questa scelta del legislatore, e la sua interpretazione da parte della giurisprudenza di legittimità, prevale su un’applicazione generica del principio tempus regit actum, evitando così incertezze applicative per tutti i giudizi di appello pendenti.

In relazione al secondo motivo, la motivazione è puramente normativa. L’applicazione dell’art. 131-bis c.p. è vincolata a precisi limiti di pena stabiliti dal legislatore. La Corte ha semplicemente verificato che la pena prevista per il furto pluriaggravato eccedeva tali limiti, rendendo la richiesta della difesa manifestamente infondata e non meritevole di accoglimento. La valutazione del danno esiguo diventa irrilevante quando il reato, per la sua gravità astratta, è a priori escluso dal campo di applicazione della norma.

Le Conclusioni

La sentenza offre due importanti indicazioni pratiche. In primo luogo, consolida un principio fondamentale per la gestione dei processi penali: il nuovo termine a comparire di quaranta giorni in appello non ha efficacia retroattiva e si applica solo alle impugnazioni presentate a partire dal 1° luglio 2024. Per tutti i procedimenti precedenti, resta valido il vecchio termine. In secondo luogo, ribadisce che la causa di non punibilità per tenuità del fatto non può essere invocata per reati di una certa gravità, come il furto pluriaggravato, per i quali il legislatore ha previsto sanzioni che superano le soglie di applicabilità dell’istituto.

Quando si applica il nuovo termine a comparire di 40 giorni nel giudizio di appello penale?
Secondo la Corte di Cassazione, il nuovo termine di 40 giorni, introdotto dalla Riforma Cartabia, si applica esclusivamente agli atti di impugnazione (appelli) proposti a far data dal 1° luglio 2024. Per gli appelli presentati prima di tale data, continua a valere il precedente termine di 20 giorni.

È possibile ottenere la non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.) per un reato di furto pluriaggravato?
No, la sentenza conferma che non è possibile. Il furto pluriaggravato ai sensi dell’art. 625 c.p. è punito con una pena detentiva (da tre a dieci anni) che supera ampiamente i limiti massimi previsti dalla legge per l’applicazione della causa di non punibilità, sia nella sua vecchia che nella nuova formulazione.

Cosa ha deciso la Corte riguardo l’eccezione di nullità per mancato rispetto del termine a comparire?
La Corte ha rigettato l’eccezione. Poiché l’appello era stato proposto nel 2016, la normativa applicabile era quella precedente alla Riforma Cartabia, che prevedeva un termine di venti giorni. Essendo stato rispettato tale termine, la citazione per il giudizio d’appello è stata ritenuta rituale e valida.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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