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Tenuità del fatto: quando il ricorso è inammissibile

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un’imputata che chiedeva l’applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La decisione si basa sulla genericità del ricorso e sulla corretta valutazione dei giudici di merito, i quali avevano escluso il beneficio a causa dei precedenti specifici, del valore dei beni sottratti e della pericolosità della condotta, consistita nell’introdursi in un’abitazione occupata in pieno giorno.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Tenuità del Fatto: Inammissibile il Ricorso se Generico e senza Critiche alla Sentenza

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 24475 del 2024, ha ribadito importanti principi sulla causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, chiarendo quando un ricorso che ne lamenta la mancata applicazione debba essere dichiarato inammissibile. Questa decisione offre spunti fondamentali per comprendere i limiti del giudizio di legittimità e i criteri che guidano i giudici nella valutazione di questo istituto.

I Fatti del Caso: un Ricorso contro la Condanna per Furto

Il caso trae origine dal ricorso presentato da un’imputata, condannata in appello per un reato contro il patrimonio. La difesa lamentava unicamente il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, prevista dall’articolo 131-bis del codice penale. Secondo la tesi difensiva, il fatto commesso era talmente lieve da non meritare una sanzione penale. Tuttavia, la Corte di Appello aveva già respinto questa richiesta, motivando la sua decisione sulla base di elementi specifici.

L’Analisi della Corte di Cassazione sui Limiti della Tenuità del Fatto

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, svolgendo un’analisi rigorosa sia sul piano processuale che su quello sostanziale. Gli Ermellini hanno evidenziato come il ricorso fosse meramente riproduttivo di censure già esaminate e respinte correttamente dal giudice di merito. Mancava, infatti, una critica specifica e puntuale alle argomentazioni contenute nella sentenza impugnata, requisito essenziale per un valido ricorso per cassazione.

Le Motivazioni: Ricorso Generico e Corretta Valutazione del Merito

Il cuore della decisione risiede nelle motivazioni che hanno portato a negare la tenuità del fatto. La Corte di Appello aveva correttamente evidenziato diversi fattori ostativi:

1. I precedenti penali: L’imputata aveva già commesso reati simili, un elemento che indica una certa abitualità nel comportamento illecito e che, per legge, preclude l’applicazione del beneficio.
2. Il valore dei beni sottratti: Sebbene non specificato nel dettaglio, il valore dei beni non è stato ritenuto irrisorio.
3. La pericolosità della condotta: L’aspetto più rilevante è stato il modo in cui il reato è stato commesso. L’imputata si era introdotta in un’abitazione in pieno giorno, nonostante la presenza della persona offesa. Tale condotta è stata giudicata particolarmente pericolosa e audace, indice di un’offesa tutt’altro che tenue.

La Cassazione ha sottolineato che la valutazione sulla tenuità del fatto richiede un’analisi complessa e congiunta di tutte le peculiarità del caso concreto, come indicato dalle Sezioni Unite (sent. Tushaj, 2016). Non si guarda solo al tipo di reato, ma alle modalità concrete del comportamento, alla gravità complessiva e al bisogno di pena che ne consegue.

L’Inammissibilità Preclude la Declaratoria di Prescrizione

Un altro punto cruciale affrontato dalla Corte riguarda la prescrizione. Anche se il reato fosse stato prossimo a prescriversi, l’inammissibilità del ricorso per manifesta infondatezza impedisce al giudice di rilevarla. Secondo un consolidato orientamento delle Sezioni Unite (sent. De Luca, 2000), un ricorso inammissibile non instaura un valido rapporto processuale di impugnazione, precludendo così la possibilità di dichiarare cause di non punibilità sopravvenute, come la prescrizione.

Le Conclusioni: Le Implicazioni Pratiche della Pronuncia

L’ordinanza in esame è un monito importante: il ricorso per cassazione non è una terza istanza di giudizio sui fatti. Per contestare la mancata applicazione della tenuità del fatto, non basta ripetere le proprie ragioni, ma è necessario demolire logicamente e giuridicamente le motivazioni della sentenza di appello. Inoltre, la decisione conferma che la valutazione della tenuità non è un automatismo, ma un giudizio complesso che tiene conto della personalità del reo (attraverso i precedenti) e della gravità concreta della sua azione, inclusa la pericolosità dimostrata nel commettere il reato. Infine, la pronuncia ribadisce la regola secondo cui un ricorso ‘temerario’ o palesemente infondato non solo non produce effetti, ma espone il ricorrente alla condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Quando un ricorso per cassazione sulla tenuità del fatto è dichiarato inammissibile?
Un ricorso è dichiarato inammissibile quando si limita a riproporre le stesse argomentazioni già respinte dal giudice di merito, senza una critica specifica e puntuale alle motivazioni della sentenza impugnata, risultando così generico e privo dei requisiti di legge.

Quali elementi impediscono il riconoscimento della particolare tenuità del fatto in questo caso?
In questo caso, gli elementi ostativi sono stati la presenza di precedenti penali per fatti analoghi, il valore non irrisorio dei beni sottratti e, soprattutto, la particolare pericolosità della condotta, consistita nell’introdursi in un’abitazione in pieno giorno nonostante la presenza della vittima.

Se un ricorso è inammissibile, il giudice può dichiarare la prescrizione del reato?
No. Secondo la giurisprudenza consolidata della Corte di Cassazione, l’inammissibilità del ricorso per manifesta infondatezza dei motivi non consente la formazione di un valido rapporto di impugnazione e, di conseguenza, preclude la possibilità di rilevare e dichiarare cause di non punibilità come la prescrizione maturata dopo la sentenza d’appello.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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