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Tentato furto: quando l’atto è univoco? Cassazione

La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un uomo condannato per tentato furto in abitazione. L’imputato si era arrampicato fino al quarto piano per raggiungere un balcone. La Corte ha ritenuto l’atto ‘univoco’ e finalizzato al furto, respingendo le argomentazioni della difesa come mere ricostruzioni alternative e prive di specificità.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Tentato Furto in Abitazione: Scalare un Balcone è un Atto Univoco

L’ordinanza n. 24838/2024 della Corte di Cassazione offre un’importante lezione sul concetto di tentato furto in abitazione e sui requisiti di ammissibilità di un ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che azioni come arrampicarsi fino al quarto piano di un edificio per raggiungere un balcone costituiscono atti ‘univoci’ diretti a commettere un furto, rendendo infondate le difese basate su interpretazioni alternative.

I Fatti del Caso

Il caso ha origine dal ricorso di un individuo condannato dalla Corte di Appello per tentato furto in abitazione. La Corte di merito aveva riformato parzialmente la sentenza di primo grado, che aveva invece qualificato il fatto come semplice violazione di domicilio. L’elemento cruciale dell’accusa era la condotta dell’imputato, il quale si era arrampicato fino al quarto piano di uno stabile per accedere al balcone dell’appartamento della persona offesa. L’imputato ha presentato ricorso in Cassazione lamentando tre principali violazioni: l’errata qualificazione giuridica del fatto, la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.) e vizi nella determinazione della pena.

La Decisione della Corte sul tentato furto in abitazione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso interamente inammissibile. Questa decisione si fonda su una valutazione rigorosa dei motivi presentati, ritenuti manifestamente infondati, versati in fatto o privi della necessaria specificità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende, a causa della palese inammissibilità della sua impugnazione.

Le Motivazioni

La Suprema Corte ha smontato punto per punto i motivi del ricorso, fornendo chiarimenti essenziali.

1. Sulla qualificazione del fatto: Il primo motivo, relativo alla qualificazione del reato, è stato giudicato infondato. La Cassazione ha confermato la correttezza della valutazione della Corte di Appello. L’azione di arrampicarsi fino a un balcone al quarto piano è stata ritenuta un atto ‘univoco’, cioè un’azione che, secondo le normali regole di esperienza, rivela in modo inequivocabile l’intenzione di commettere un furto. La Corte ha ribadito che per configurare il tentativo, non è necessario che il dolo sia provato solo dagli atti stessi, ma, una volta che l’intento criminale è provato aliunde (da altre fonti), gli atti devono essere valutati nella loro oggettività per vedere se manifestano tale fine. La difesa del ricorrente si è limitata a proporre una ricostruzione alternativa dei fatti, senza contestare un eventuale travisamento della prova, una strategia non ammessa in sede di legittimità.

2. Sulla non punibilità: Anche il secondo motivo, riguardante la mancata applicazione dell’art. 131-bis c.p., è stato respinto perché basato, ancora una volta, su una diversa ricostruzione dell’accaduto, inammissibile davanti alla Cassazione.

3. Sulla determinazione della pena: Il terzo motivo è stato giudicato del tutto assertivo e privo della specificità richiesta. Per criticare efficacemente la determinazione della pena, non è sufficiente una lamentela generica, ma è necessario formulare critiche puntuali e argomentate contro il provvedimento impugnato.

Conclusioni

L’ordinanza in esame consolida un principio fondamentale in materia di tentato furto in abitazione: la valutazione dell’univocità degli atti deve basarsi su un criterio di oggettività e normalità. Azioni preparatorie che sono palesemente dirette a superare le difese di una proprietà privata, come scalare un edificio, integrano gli estremi del tentativo. Inoltre, la pronuncia serve da monito sull’importanza di redigere ricorsi specifici e tecnicamente corretti. Limitarsi a riproporre una diversa lettura dei fatti o a formulare critiche generiche conduce inevitabilmente a una declaratoria di inammissibilità, con conseguente condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria.

Quando un’azione può essere considerata tentato furto in abitazione?
Secondo la Corte, un’azione è considerata tentato furto quando gli atti posti in essere, valutati oggettivamente nel contesto in cui si inseriscono, sono in grado di rivelare in modo inequivocabile, secondo le norme di esperienza, il fine di commettere un furto. Arrampicarsi su un balcone al quarto piano rientra in questa categoria.

Perché il ricorso dell’imputato è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché i motivi presentati erano manifestamente infondati, si basavano su una semplice ricostruzione alternativa dei fatti (non ammessa in Cassazione senza l’allegazione di un travisamento della prova) e mancavano della specificità richiesta per criticare la decisione del giudice.

Cosa significa che un motivo di ricorso è ‘assertivo’ e ‘privo di specificità’?
Significa che il motivo si limita a enunciare una critica generica e non argomentata contro la sentenza, senza sviluppare un ragionamento giuridico puntuale e dettagliato che metta in discussione le specifiche motivazioni del provvedimento impugnato. Un ricorso efficace deve contenere critiche rituali e precise.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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