Tempus Regit Actum: La Cassazione Chiarisce le Regole Applicabili al Processo Dopo una Riforma
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione offre un’importante lezione sulla successione delle leggi processuali nel tempo, ribadendo la centralità del principio tempus regit actum. Il caso riguardava un imputato che, a seguito di una riqualificazione del reato in appello, sosteneva l’applicazione di una nuova norma procedurale che avrebbe dovuto, a suo dire, invalidare il procedimento. La Corte, con una decisione netta, ha respinto questa tesi, fornendo chiarimenti cruciali sulla stabilità degli atti processuali.
Il Contesto del Ricorso: Riqualificazione del Reato e Riforma Processuale
La vicenda processuale ha origine da una contestazione per furto (art. 624 c.p.). In sede di appello, la Corte territoriale aveva riqualificato il fatto nel più grave reato di furto in abitazione (art. 624-bis c.p.), confermando tuttavia la pena. L’imputato ha presentato ricorso per cassazione lamentando un errore procedurale.
Secondo la sua difesa, la riqualificazione del reato avrebbe dovuto comportare la trasmissione degli atti al Pubblico Ministero. Il motivo? Una recente riforma (il D.Lgs. n. 150/2022) aveva modificato l’art. 550 c.p.p., escludendo il reato di cui all’art. 624-bis c.p. dall’elenco dei reati per i quali è ammessa la citazione diretta a giudizio. Poiché il procedimento era iniziato proprio con tale rito semplificato, l’imputato sosteneva che, a seguito della riqualificazione, il rito non fosse più legittimo.
La Centralità del Principio Tempus Regit Actum
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato, basando la propria decisione sul consolidato principio tempus regit actum. Questo principio stabilisce che un atto giuridico deve essere valutato secondo la legge in vigore nel momento in cui è stato compiuto.
Nel contesto processuale, il momento determinante per individuare la normativa applicabile è quello dell’esercizio dell’azione penale. Nel caso di specie, il decreto di citazione diretta a giudizio era stato emesso prima dell’entrata in vigore della riforma (avvenuta il 30 dicembre 2022). Al tempo dell’emissione, la giurisprudenza consolidata ammetteva pacificamente la citazione diretta anche per il delitto di furto in abitazione.
La Decisione della Cassazione e le Sue Conseguenze
La Corte ha chiarito che l’atto con cui è stata avviata l’azione penale era pienamente valido ed efficace secondo le regole vigenti in quel momento. La successiva modifica legislativa, la ‘novella’, non può avere effetti retroattivi su atti processuali già perfezionatisi correttamente. Di conseguenza, l’argomentazione del ricorrente è stata ritenuta irrilevante e il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Le Conseguenze dell’Inammissibilità
L’evidente infondatezza del motivo di ricorso ha comportato non solo la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali, ma anche al versamento di una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende. Questa sanzione è prevista quando l’impugnazione è viziata da una ‘colpa’ processuale, ovvero quando viene proposta senza un serio fondamento giuridico.
le motivazioni
La motivazione della Suprema Corte è lineare e si fonda su un pilastro del diritto processuale: la certezza e la stabilità degli atti giuridici. Il principio tempus regit actum impedisce che le riforme legislative creino un caos procedurale, invalidando a posteriori procedimenti avviati in modo legittimo. La validità di un atto, come la citazione diretta, deve essere scrutinata con riferimento alla legge in vigore al momento della sua formazione. Qualsiasi altra soluzione comprometterebbe l’efficienza e la prevedibilità del sistema giudiziario.
le conclusioni
Questa ordinanza riafferma un principio fondamentale per tutti gli operatori del diritto. Le modifiche alle norme procedurali, di regola, non travolgono gli atti già compiuti. La decisione offre una guida chiara: per stabilire quale rito processuale sia corretto, bisogna guardare al momento in cui l’azione penale prende il via, non a successive riqualificazioni del fatto o a riforme legislative intervenute in corso di causa. Ciò garantisce coerenza e stabilità all’intero iter processuale, tutelando sia le ragioni dell’accusa sia i diritti della difesa.
Quando cambia una legge processuale, quale si applica a un processo già in corso?
Si applica la legge in vigore al momento in cui è stato compiuto l’atto processuale in questione. In questo caso, la validità della citazione diretta a giudizio è stata valutata secondo la legge in vigore al momento della sua emissione, non secondo la nuova legge entrata in vigore successivamente.
Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato ritenuto manifestamente infondato perché si basava su un’errata applicazione della legge nel tempo. La Corte ha stabilito che la procedura di citazione diretta era corretta secondo la normativa vigente quando l’azione penale è stata esercitata, rendendo irrilevante la successiva riforma legislativa invocata dal ricorrente.
Cosa significa il principio tempus regit actum in questo contesto?
Significa che la regola procedurale da applicare è quella esistente nel momento in cui l’azione penale è stata avviata. Anche se il reato è stato riqualificato in appello e una nuova legge nel frattempo ha modificato le regole per quel tipo di reato, il procedimento continua a seguire le norme valide all’inizio, garantendo stabilità e certezza giuridica.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 24842 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 24842 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 13/03/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME nato a SALERNO il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 10/07/2023 della CORTE APPELLO di SALERNO
dato avviso alle parti; udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
Rilevato che NOME COGNOME ricorre avverso la sentenza della Corte di appello di Salerno che, in parziale riforma della decisione di primo grado, ha qualificato il fatto (contestato come fur ex art. 624 cod. pen.) sub specie dell’art. 624-bis cod. pen., escludendo la contestata aggravante e confermando la pena irrogata;
ritenuto che l’unico motivo di ricorso, che ha assunto la violazione dell’art. 521-bis cod. pen. in quanto – a seguito della riqualificazione del fatto nei termini predetti, e tenuto co testo dell’art. 550 cod. proc. pen. come modificata dal d. Igs. 10 ottobre 2022, n. 150 – la di merito avrebbe dovuto trasmettere gli atti al Pubblico ministero non potendosi procedere, come avvenuto nella specie, con decreto di citazione diretta a giudizio, è manifestamente infondato quanto:
il decreto di citazione diretta a giudizio è stato emesso anteriormente all’entrata in vi 30 dicembre 2022) della novella;
è dirimente rilevare che nel momento in cui è stata esercitata l’azione penale (cui deve ave riguardo in ossequio al principio tempus regit actum: cfr. Sez. 5, n. 28694 del 19/05/2022, COGNOME, Rv. 283578 – 01; cfr. pure Sez. 2, n. 9876 del 12/02/2021, COGNOME, Rv. 280724), come chiarit dalla consolidata giurisprudenza, senza dubbio poteva procedersi con citazione diretta anche per il delitto di cui all’art. 624-bis cod. pen. (Sez. 5, n. 28694/2022, cit.; Sez. 5, n. 03/02/2021, Gala, Rv. 280576);
il che rende superflua ogni considerazione relativa all’invocata novella;
ritenuto, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con la condanna d ricorrente ex art. 616 cod. proc. pen. al pagamento delle spese processuali nonché – ravvisandosi profili di colpa in ragione dell’evidente inammissibilità dell’impugnazione (cfr. Corte cost., s 186 del 13/06/2000; Sez. 1, n. 30247 del 26/01/2016, Failla, Rv. 267585 – 01) – al versamento, in favore della Cassa delle ammende, di una somma che appare equo determinare in euro tremila;
P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spes processuali e al versamento della somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 13/03/2024.