Tempestività della querela: la Cassazione conferma la validità degli atti
La tempestività della querela costituisce un pilastro fondamentale del sistema penale italiano, agendo come condizione di procedibilità per numerosi reati. Senza un atto di impulso valido e presentato nei termini, l’azione penale non può proseguire. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito l’importanza della verifica documentale rispetto alle contestazioni generiche della difesa.
Il caso analizzato dalla Suprema Corte
La vicenda trae origine dal ricorso presentato da una cittadina avverso una sentenza della Corte di Appello di Milano. L’unico motivo di doglianza riguardava la presunta inosservanza dell’articolo 129 del codice di procedura penale. Secondo la difesa, il processo non avrebbe dovuto aver luogo a causa della mancanza di una tempestività della querela, elemento che avrebbe dovuto condurre a un’immediata declaratoria di non procedibilità.
La verifica della tempestività della querela
Nel diritto penale, la querela deve essere presentata entro termini rigorosi, solitamente tre mesi dal giorno in cui la persona offesa ha notizia del fatto che costituisce reato. La ricorrente sosteneva che tale termine non fosse stato rispettato, rendendo l’intero procedimento viziato alla base. Tuttavia, la Cassazione ha adottato un approccio rigoroso basato sull’evidenza dei fatti contenuti nel fascicolo processuale.
La decisione della Corte di Cassazione
I giudici della settima sezione penale hanno rigettato il ricorso definendolo manifestamente infondato. La Corte ha sottolineato come le affermazioni della ricorrente fossero prive di riscontro e smentite direttamente dai documenti di causa. Dall’accesso agli atti è emerso chiaramente che la persona offesa aveva sporto querela in data 14 febbraio 2018, rispettando pienamente i parametri temporali richiesti dalla legge.
L’inammissibilità del ricorso ha comportato non solo il rigetto delle pretese della difesa, ma anche la condanna della ricorrente al pagamento delle spese del procedimento. Inoltre, è stata applicata una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende, come previsto per i ricorsi proposti con colpa o manifesta infondatezza.
Le motivazioni
Le motivazioni della sentenza si fondano sulla natura documentale della prova della procedibilità. La Corte ha evidenziato che la tempestività della querela non può essere contestata in modo apodittico o generico quando i documenti ufficiali attestano una realtà differente. Il controllo effettuato tramite l’accesso agli atti ha permesso di verificare con precisione la data di deposito della denuncia-querela, rendendo vano ogni tentativo di eccepire la tardività dell’atto. La manifesta infondatezza del motivo di ricorso deriva dunque dalla palese contraddizione tra quanto sostenuto dalla difesa e quanto risultante dai verbali ufficiali delle autorità competenti.
Le conclusioni
In conclusione, il provvedimento ribadisce che la verifica della tempestività della querela è un accertamento di fatto che, se correttamente eseguito nei gradi di merito e supportato da evidenze documentali, non può essere ribaltato in sede di legittimità attraverso contestazioni prive di supporto probatorio. Per i cittadini e i professionisti, questo significa che l’eccezione di improcedibilità deve essere sempre ancorata a dati oggettivi estrapolabili dal fascicolo. La condanna pecuniaria accessoria serve inoltre a scoraggiare l’uso strumentale del ricorso per Cassazione in presenza di situazioni processuali chiaramente definite.
Cosa accade se la querela viene presentata oltre i termini di legge?
Se la querela è tardiva, il giudice deve dichiarare l’improcedibilità dell’azione penale ai sensi dell’articolo 129 c.p.p., poiché manca una condizione essenziale per il processo.
Come si accerta la data effettiva di presentazione di una querela?
L’accertamento avviene attraverso l’esame degli atti depositati nel fascicolo processuale, dove il verbale di ricezione della querela riporta la data e l’ora ufficiali del deposito.
Quali sono i rischi di un ricorso basato su motivi manifestamente infondati?
Oltre al rigetto del ricorso, la parte soccombente viene condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria che può arrivare a diverse migliaia di euro.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 49834 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 49834 Anno 2023
Presidente: COGNOME COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 07/11/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME nato a NAPOLI il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 03/05/2023 della CORTE APPELLO di MILANO
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
137. R.G. 23838 – 2023
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
Letto il ricorso di NOME COGNOME;
ritenuto che l’unico motivo di impugnazione con il quale la ricorrente lamenta l’inosservanza e mancata applicazione dell’art. 129 cod. proc. pen. per mancanza di tempestiva querela, è manifestamente infondato. Deve essere rimarcato in proposito che, diversamente da quanto apoditticamente affermato nel ricorso, la persona offesa ha sporto tempestiva querela in data 14 febbraio 2018, come desumibile dall’accesso agli atti.
rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile con condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso, in data 7,novembre 2023 Il Consig gEstensore