LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Tabella giochi proibiti: obbligo anche per circoli privati

La Corte di Cassazione, con la sentenza 24274 del 2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso del presidente di un circolo privato, condannato per la mancata esposizione della tabella giochi proibiti. La Corte ha confermato che tale obbligo si estende anche ai locali privati che installano apparecchiature per il gioco d’azzardo, ribadendo che non è possibile contestare la natura di tali apparecchi in sede di legittimità.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 28 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Tabella Giochi Proibiti: Obbligo Esteso anche ai Circoli Privati secondo la Cassazione

Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 24274/2024) ha riaffermato un principio fondamentale per i gestori di locali e associazioni: l’obbligo di esporre la tabella giochi proibiti non riguarda solo le sale gioco tradizionali, ma si estende anche ai circoli privati che offrono apparecchiature per il gioco d’azzardo. Questa decisione consolida un orientamento rigoroso, sottolineando che la natura del locale non esonera dal rispetto delle normative di pubblica sicurezza.

I Fatti del Caso

Il caso ha origine dalla condanna del presidente di un’associazione e gestore della relativa sala giochi, situata all’interno di un circolo privato. L’imputato era stato accusato di non aver esposto la tabella dei giochi proibiti prevista dall’art. 110 del T.u.l.p.s. (Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza). Il controllo delle forze dell’ordine aveva inoltre portato al sequestro amministrativo di sei apparecchi videoterminali, denominati “Totem”, privi di seriali identificativi e installati senza la prescritta licenza.

Sia in primo grado che in appello, il gestore era stato condannato alla pena (condizionalmente sospesa) di quindici giorni di arresto. L’imputato ha quindi proposto ricorso per cassazione, sostenendo che le macchine fossero semplici videoterminali e non apparecchi da gioco, e che la sua responsabilità penale fosse stata affermata senza prove tecniche adeguate.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna. I giudici hanno stabilito che le argomentazioni della difesa miravano a una rivalutazione dei fatti, un’operazione preclusa nel giudizio di legittimità, che si concentra esclusivamente sulla corretta applicazione del diritto.

Le Motivazioni: la tabella giochi proibiti è un obbligo inderogabile

La Corte ha basato la sua decisione su alcuni punti cardine:

Non semplici monitor, ma apparecchi da gioco

I giudici di merito avevano già accertato, con prove concrete, che gli apparecchi “Totem” non erano semplici monitor. Essi consentivano l’accesso a giochi proibiti tramite l’inserimento di una moneta e di un codice PIN. Questo accertamento era stato supportato dal personale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e dalla testimonianza di un cliente, rendendo la ricostruzione dei fatti solida e non contestabile in Cassazione.

L’obbligo si estende ai circoli privati

La Cassazione ha ribadito un principio già consolidato: l’obbligo di esporre la tabella dei giochi proibiti si applica a “tutte le sale da biliardo o da gioco” e anche agli “altri esercizi, compresi i circoli privati”, a condizione che siano muniti di autorizzazione ai sensi dell’art. 86 del T.u.l.p.s. Poiché il circolo in questione gestiva apparecchi da gioco che richiedevano tale licenza, era tenuto a rispettare anche l’obbligo di esposizione della tabella.

Irrilevanza delle altre doglianze

Le ulteriori lamentele sollevate dal ricorrente, relative a una presunta illegittimità costituzionale della norma sanzionatoria e a vizi formali di un avviso di accertamento, sono state giudicate “oscure” e comunque irrilevanti per il processo penale in corso. La Corte ha quindi respinto tali argomentazioni come non pertinenti.

Le Conclusioni: Implicazioni per i Gestori

Questa sentenza invia un messaggio chiaro a tutti i gestori di locali, inclusi i presidenti di associazioni e circoli privati. L’installazione di qualsiasi apparecchiatura che consenta il gioco d’azzardo, anche se mascherata da semplice videoterminale, fa scattare una serie di obblighi previsti dal T.u.l.p.s. Tra questi, l’esposizione della tabella giochi proibiti è un dovere non eludibile. La decisione conferma che il tentativo di contestare in Cassazione l’accertamento fattuale sulla natura degli apparecchi è una strategia destinata a fallire. Per i gestori, la lezione è chiara: la massima trasparenza e il pieno rispetto delle normative sulla pubblica sicurezza sono l’unica via per evitare sanzioni penali e amministrative.

L’obbligo di esporre la tabella dei giochi proibiti vale anche per i circoli privati?
Sì. La Corte di Cassazione ha confermato che l’obbligo si estende anche ai circoli privati quando questi sono muniti dell’autorizzazione per installare apparecchi da gioco, come previsto dall’art. 86 del T.u.l.p.s.

È possibile contestare in Cassazione la natura di un apparecchio da gioco se i giudici precedenti lo hanno già qualificato come tale?
No. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile proprio perché mirava a una nuova valutazione dei fatti (la natura delle macchine), un’attività che spetta esclusivamente ai giudici di primo e secondo grado e non può essere oggetto del giudizio di legittimità della Cassazione.

Cosa comporta la dichiarazione di inammissibilità di un ricorso in Cassazione?
Quando un ricorso è dichiarato inammissibile per colpa del ricorrente, quest’ultimo viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende, come avvenuto nel caso di specie con una sanzione di 3.000 Euro.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Articoli correlati