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Superbonus 110%: limiti e regole del sequestro

La Corte di Cassazione ha esaminato un complesso caso di sequestro preventivo per equivalente derivante da presunte frodi legate al Superbonus 110%. Gli indagati erano accusati di truffa aggravata e indebita compensazione per aver generato crediti d’imposta fittizi tramite asseverazioni false. La Suprema Corte ha confermato che il dolo richiesto per tali reati è generico e che i crediti generati illecitamente sono interamente confiscabili, indipendentemente dai costi sostenuti dall’impresa. Tuttavia, la Corte ha annullato parzialmente l’ordinanza del Tribunale del Riesame poiché, pur avendo ridotto l’importo del sequestro in sede di merito, il Tribunale non aveva disposto la contestuale restituzione delle somme eccedenti agli indagati, violando le norme procedurali sulla revoca parziale delle misure cautelari reali.

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Pubblicato il 31 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Superbonus 110%: la Cassazione sui limiti del sequestro preventivo

Il tema del Superbonus 110% continua a essere al centro di importanti pronunce giurisprudenziali, specialmente per quanto riguarda le misure cautelari reali applicate in caso di presunte frodi. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha chiarito aspetti fondamentali sulla gestione dei crediti d’imposta fittizi e sugli obblighi del Tribunale del Riesame quando conferma solo parzialmente un provvedimento di sequestro.

Il caso e le contestazioni

La vicenda trae origine da un’indagine per truffa aggravata finalizzata al conseguimento di erogazioni pubbliche. Secondo l’accusa, una società avrebbe ottenuto crediti d’imposta inesistenti attraverso il meccanismo dello sconto in fattura, dichiarando lavori mai eseguiti o non conformi ai requisiti di legge. Il G.I.P. aveva inizialmente disposto un ingente sequestro preventivo, colpendo sia i beni della società che quelli degli amministratori.

Gli indagati hanno proposto ricorso contestando la mancanza di un’autonoma valutazione del giudice e l’errata qualificazione delle forniture di materiali all’interno degli Stati Avanzamento Lavori (SAL). La difesa sosteneva che la semplice consegna dei beni in cantiere dovesse essere considerata sufficiente per la maturazione del credito, indipendentemente dall’effettiva posa in opera.

La natura del dolo e la confiscabilità dei crediti

La Suprema Corte ha ribadito principi rigorosi. In primo luogo, ha chiarito che la truffa aggravata ex art. 640-bis c.p. richiede il dolo generico. Non è necessaria una specifica intenzione di frodare, ma è sufficiente la consapevolezza di presentare dichiarazioni mendaci per ottenere un vantaggio economico indebito. Gli indici fattuali, come il rapporto di coniugio tra gli indagati e l’improvviso aumento del fatturato aziendale, sono stati ritenuti elementi validi per sostenere la sussistenza dell’elemento soggettivo.

Inoltre, la Corte ha confermato che i crediti d’imposta generati illecitamente sono interamente assoggettabili a confisca. Non è possibile detrarre i costi effettivamente sostenuti dall’impresa per la realizzazione parziale delle opere, poiché l’intero profitto deriva da un atto di disposizione dello Stato viziato in radice dalla falsità delle asseverazioni.

Le motivazioni

Il punto centrale della decisione riguarda però un vizio procedurale commesso dal Tribunale del Riesame. Sebbene i giudici del merito avessero parzialmente accolto le tesi difensive, riducendo l’importo del profitto sequestrabile, non avevano ordinato la restituzione delle somme eccedenti. La Cassazione ha evidenziato come l’art. 324, comma 7, c.p.p. imponga al tribunale di disporre la revoca parziale del sequestro e la restituzione dei beni quando i presupposti della misura vengono meno, anche solo in parte.

La mancata indicazione nel dispositivo della restituzione delle somme non confermate rende l’ordinanza illegittima. Il Tribunale non può delegare al Pubblico Ministero ulteriori accertamenti per determinare il valore da restituire, ma deve provvedere direttamente e immediatamente a seguito della propria valutazione.

Le conclusioni

La sentenza sottolinea l’importanza di un controllo rigoroso sulla proporzionalità delle misure cautelari. Se da un lato la lotta alle frodi fiscali giustifica interventi decisi, dall’altro il sistema processuale deve garantire che il sequestro non ecceda mai il valore del profitto illecito effettivamente individuato. La decisione rappresenta un monito per i giudici del riesame affinché le loro ordinanze siano complete e immediatamente esecutive nella parte favorevole all’indagato.

Cosa succede se il Tribunale del Riesame riduce l’importo di un sequestro?
Il Tribunale deve disporre immediatamente la revoca parziale del decreto e ordinare la restituzione delle somme o dei beni che eccedono il nuovo limite fissato.

Le spese sostenute dall’impresa possono essere dedotte dal profitto da sequestrare?
No, secondo la Cassazione il profitto della truffa sui crediti d’imposta coincide con l’intero valore del credito generato illecitamente, senza scomputo dei costi di produzione.

Quale dolo è necessario per la truffa aggravata sui bonus edilizi?
È sufficiente il dolo generico, ovvero la volontà di indurre in errore l’amministrazione pubblica tramite dichiarazioni non veritiere per ottenere i crediti.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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