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Stato di necessità: non vale per povertà? La Cassazione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che invocava lo stato di necessità per giustificare un reato commesso a causa della sua condizione di povertà. La Corte ha ribadito che la difficoltà economica non integra la scriminante, poiché esistono alternative legali come il ricorso ai servizi di assistenza sociale, che rendono il comportamento illecito non inevitabile.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Stato di Necessità per Povertà: la Cassazione Conferma il Principio

L’ordinamento giuridico penale prevede delle cause di giustificazione, le cosiddette ‘scriminanti’, che rendono lecito un comportamento che altrimenti costituirebbe reato. Tra queste, lo stato di necessità, disciplinato dall’art. 54 del Codice Penale, è una delle più invocate, specialmente in contesti di forte disagio sociale ed economico. Tuttavia, una recente ordinanza della Corte di Cassazione ribadisce con fermezza i paletti per la sua applicazione, chiarendo che la semplice condizione di indigenza non è sufficiente a giustificare la commissione di un illecito.

I Fatti di Causa

Il caso esaminato dalla Suprema Corte riguardava un ricorso presentato da un individuo condannato nei primi due gradi di giudizio. La difesa del ricorrente sosteneva che il reato fosse stato commesso in una situazione riconducibile allo stato di necessità, a causa di una grave difficoltà economica che lo affliggeva. Secondo la tesi difensiva, questa condizione avrebbe dovuto escludere la sua punibilità. La Corte d’Appello aveva già respinto tale argomentazione, e il caso è quindi giunto all’attenzione della Cassazione.

Lo Stato di Necessità e i suoi Requisiti

Perché si possa applicare la scriminante dello stato di necessità, la legge richiede la presenza di requisiti molto stringenti:

1. Pericolo Attuale: Il pericolo di un danno deve essere imminente e in corso, non futuro o meramente potenziale.
2. Danno Grave alla Persona: Il pregiudizio che si vuole evitare deve riguardare la persona (ad esempio, la vita, la salute, l’integrità fisica), non il patrimonio.
3. Inevitabilità: L’azione illegale deve essere l’unica e ultima risorsa possibile per salvarsi dal pericolo. Se esistono alternative lecite, la scriminante non si applica.
4. Proporzionalità: Il fatto commesso deve essere proporzionato al pericolo che si intende evitare.

È proprio sul requisito dell’inevitabilità che la giurisprudenza, compresa questa recente ordinanza, fonda il rigetto delle istanze basate sulla mera povertà.

Le Motivazioni della Decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo le motivazioni addotte ‘manifestamente infondate’ e ‘assertive’. I giudici hanno sottolineato come il ricorso non facesse altro che riproporre le stesse argomentazioni già adeguatamente respinte dalla Corte d’Appello, senza una critica puntuale e specifica della sentenza impugnata.

Nel merito, la Corte ha ribadito un principio ormai consolidato nella giurisprudenza di legittimità: la condizione di indigenza economica non è di per sé sufficiente a integrare lo stato di necessità. La ragione è semplice: nel nostro ordinamento esistono strumenti di assistenza sociale, sia pubblici che privati, destinati a sostenere le persone in difficoltà. La possibilità di rivolgersi a tali istituzioni (Comuni, associazioni di volontariato, enti di carità) costituisce un’alternativa legale al compimento di un reato.

Di conseguenza, il comportamento illecito non può essere considerato ‘inevitabile’. La Corte ha inoltre evidenziato come l’imputato non avesse fornito alcuna prova né delle sue reali condizioni patrimoniali né di aver tentato, senza successo, di accedere a tali forme di aiuto. L’onere di dimostrare la sussistenza di tutti i presupposti dello stato di necessità ricade su chi lo invoca, e in questo caso tale onere non è stato assolto.

Le Conclusioni e le Implicazioni Pratiche

Questa pronuncia conferma una linea interpretativa rigorosa ma coerente con la struttura dello Stato sociale. Pur riconoscendo le difficoltà che possono derivare dalla povertà, l’ordinamento non può tollerare che questa diventi un’automatica giustificazione per delinquere. La decisione della Cassazione serve a ricordare che la via della legalità deve essere sempre percorsa, e che le alternative illecite sono ammesse solo in situazioni estreme, eccezionali e non altrimenti risolvibili. Per chi si trova in difficoltà economica, la strada da percorrere è quella di attivare gli strumenti di welfare previsti dalla legge, non quella di infrangerla.

La povertà può essere considerata uno stato di necessità che giustifica un reato?
No. Secondo la Corte di Cassazione, la sola condizione di indigenza economica non è di per sé idonea a integrare la scriminante dello stato di necessità, in quanto mancano i requisiti dell’attualità e dell’inevitabilità del pericolo per la persona.

Perché la possibilità di ricorrere ai servizi sociali esclude lo stato di necessità?
Perché l’esistenza di istituti di assistenza sociale, sia pubblici che privati, offre un’alternativa legale per far fronte alle esigenze economiche. Questa possibilità rende il compimento di un reato un’azione non ‘inevitabile’, requisito fondamentale per l’applicazione della scriminante.

Cosa deve dimostrare una persona che invoca lo stato di necessità per motivi economici?
La persona deve provare non solo la sua precaria condizione patrimoniale, ma anche di aver tentato concretamente e senza successo di ottenere aiuto dagli enti di assistenza preposti. Deve dimostrare che il reato era l’unica ed ultima opzione per scongiurare un pericolo attuale di un danno grave alla propria persona.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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