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Specificità motivi appello: la Cassazione conferma

La Corte di Cassazione, con la sentenza 25898/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso per cassazione, confermando la decisione della Corte d’Appello sulla genericità dei motivi di gravame. Il caso riguardava la contestazione del diniego delle attenuanti generiche e dell’entità dell’aumento di pena per la continuazione. La Corte ha ribadito che la specificità dei motivi di appello è un requisito fondamentale, che impone una critica puntuale e argomentata della decisione impugnata, non essendo sufficienti mere enunciazioni generiche.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Specificità motivi appello: la Cassazione ribadisce l’onere di critica puntuale

La Corte di Cassazione, con la recente sentenza n. 25898 del 2024, è tornata a pronunciarsi su un principio cardine del processo penale: la specificità dei motivi di appello. Questa pronuncia sottolinea come un’impugnazione non possa limitarsi a una generica doglianza, ma debba articolare una critica mirata e argomentata contro la decisione del primo giudice. In caso contrario, la sanzione è l’inammissibilità, con la conseguenza che la sentenza di condanna diventa definitiva.

I Fatti del Processo

Il caso trae origine da una condanna emessa dal GUP del Tribunale per il reato di cui all’art. 73, comma 5, del D.P.R. 309/90 (spaccio di lieve entità). La pena era stata determinata considerando la continuazione con un altro reato analogo, già giudicato in precedenza. L’imputato, tramite il suo difensore, aveva proposto appello lamentando due aspetti principali:

1. Il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, negate dal primo giudice a causa dei precedenti penali e del disinteresse mostrato verso il processo.
2. L’eccessiva gravosità dell’aumento di pena applicato per la continuazione, ritenuto sproporzionato e immotivato.

La Corte d’Appello aveva dichiarato l’impugnazione inammissibile proprio per la genericità e aspecificità dei motivi, valutandoli come mere enunciazioni prive di un confronto critico con le argomentazioni della sentenza di primo grado.

La Decisione della Corte di Cassazione

Investita della questione, la Suprema Corte ha confermato in toto la decisione dei giudici di secondo grado, dichiarando a sua volta inammissibile il ricorso. La Cassazione ha colto l’occasione per ribadire i principi, già consolidati dalle Sezioni Unite, che governano l’onere di specificità delle impugnazioni. L’appello, così come il ricorso per cassazione, deve esplicarsi attraverso una critica puntuale della decisione impugnata, indicando chiaramente le ragioni di fatto e di diritto che la rendono errata. Formule generiche e assertive, prive di sostanza argomentativa, non soddisfano tale requisito.

Le Motivazioni: L’Onere di Specificità dei Motivi d’Appello

La Corte ha analizzato separatamente i due motivi di doglianza, evidenziandone in entrambi i casi la manifesta genericità.

Per quanto riguarda le attenuanti generiche, la difesa in appello si era limitata a sostenere che “fossero ravvisabili gli estremi per poter concedere le circostanze attenuanti in parola”, senza indicare quali fossero tali “estremi”. Di fronte a una motivazione del GUP che aveva valorizzato elementi specifici (i precedenti penali e l’assenza al processo), l’appellante avrebbe dovuto contrapporre elementi di segno opposto, idonei a dimostrare la meritevolezza del beneficio. Una semplice affermazione di dissenso non è sufficiente a innescare il potere di rivalutazione del giudice d’appello.

Analogo ragionamento è stato applicato alla questione dell’aumento di pena per la continuazione. L’appello si era limitato a definire l’aumento “eccessivamente gravoso nonché sproporzionato ai fatti”, senza fornire alcun elemento concreto a sostegno di tale presunta iniquità. La Cassazione ha ricordato che, sebbene il giudice debba motivare l’aumento di pena, nel caso di specie l’incremento era stato lieve e ben al di sotto dei limiti edittali, rispettando i criteri di proporzione. L’imputato, per contestare efficacemente tale statuizione, avrebbe dovuto indicare elementi specifici dimostrativi della sproporzione o della disomogeneità del trattamento sanzionatorio.

Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Sentenza

La sentenza in commento rappresenta un importante monito per gli operatori del diritto. La stesura di un atto di appello richiede un lavoro di analisi critica e puntuale della sentenza di primo grado. Non è sufficiente manifestare un generico disaccordo con la decisione, ma è necessario “smontare” pezzo per pezzo la motivazione del giudice, evidenziandone le presunte falle logiche o gli errori di diritto. La specificità dei motivi di appello non è un mero formalismo, ma un requisito funzionale a garantire la serietà dell’impugnazione e il corretto utilizzo delle risorse giudiziarie, in linea con il principio della ragionevole durata del processo sancito dall’art. 111 della Costituzione. In assenza di una critica specifica, l’appello si risolve in un atto meramente dilatorio, destinato a una declaratoria di inammissibilità e alla condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Perché un appello può essere dichiarato inammissibile per genericità dei motivi?
Un appello è dichiarato inammissibile quando i motivi non contengono una critica specifica, mirata e puntuale della decisione impugnata. Secondo la Corte, l’impugnazione deve esporre chiaramente i rilievi critici rispetto alle ragioni di fatto e di diritto della sentenza, non essendo sufficienti enunciazioni generiche o assertive.

Cosa deve fare la difesa per contestare efficacemente il diniego delle attenuanti generiche?
A fronte di una motivazione del giudice che nega le attenuanti sulla base di elementi specifici (come i precedenti penali), la difesa deve indicare nell’atto di appello i contrapposti elementi positivi dai quali si dovrebbe desumere la concedibilità del beneficio. Non basta affermare che sussistono gli estremi per la concessione.

Come si contesta l’entità dell’aumento di pena per il reato continuato?
Per contestare l’aumento di pena per la continuazione, non è sufficiente definirlo genericamente ‘eccessivo’ o ‘sproporzionato’. L’appellante deve fornire indicazioni concrete e elementi specifici che dimostrino la sproporzione, la disomogeneità o l’iniquità della maggiorazione applicata dal giudice di primo grado, soprattutto quando questa sia di lieve entità e ben al di sotto dei massimi di legge.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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