LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Speciale tenuità del danno: no se il lucro è alto

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 42492/2024, ha rigettato il ricorso di due imputati condannati per trasporto e detenzione di cocaina. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito di non applicare l’attenuante della speciale tenuità del danno (art. 62 n. 4 c.p.). La motivazione si fonda non sulla quantità dello stupefacente, ma sul considerevole lucro potenziale e sulle modalità astute di occultamento della droga, elementi che escludono la particolare tenuità dell’offesa. La sentenza chiarisce che il valore di mercato e il profitto perseguibile sono fattori decisivi per valutare la speciale tenuità del danno.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 11 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Speciale tenuità del danno e spaccio: quando il profitto conta più della quantità

La recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 42492/2024) offre un importante chiarimento sui criteri per l’applicazione della circostanza attenuante della speciale tenuità del danno nei reati legati agli stupefacenti. La Corte ha stabilito che, per negare l’attenuante, non è sufficiente guardare alla sola quantità di droga, ma è fondamentale valutare il potenziale lucro e le modalità della condotta. Analizziamo insieme i dettagli di questa decisione.

I fatti del caso

Due persone venivano condannate per il trasporto e la detenzione di circa 10 grammi di cocaina, reato qualificato come di lieve entità ai sensi dell’art. 73, comma 5, del Testo Unico Stupefacenti. In un precedente giudizio, la Corte di Cassazione aveva annullato la sentenza di secondo grado, ma solo limitatamente alla questione dell’applicabilità dell’attenuante della speciale tenuità del danno (art. 62 n. 4 del codice penale), rinviando il caso alla Corte d’Appello di Perugia per una nuova valutazione.

La Corte d’Appello, nel giudizio di rinvio, confermava la condanna escludendo nuovamente l’attenuante. I giudici sottolineavano che il ricavo illecito che gli imputati avrebbero potuto ottenere dalla vendita della sostanza non poteva essere considerato di lieve entità. Contro questa decisione, gli imputati proponevano un nuovo ricorso in Cassazione.

L’analisi sulla speciale tenuità del danno

Il nucleo della difesa si concentrava sul fatto che la Corte d’Appello non si fosse attenuta ai principi stabiliti dalla Cassazione, non avendo verificato concretamente l’entità del lucro e la gravità dell’evento. Secondo i ricorrenti, la loro posizione era stata erroneamente collegata a quella di un terzo soggetto, possessore di un quantitativo di droga maggiore, e si era dato peso a modalità di occultamento non direttamente a loro attribuibili.

Inoltre, la difesa contestava il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131 bis c.p.), sostenendo che la motivazione dei giudici fosse stata generica e non ancorata agli elementi specifici del caso.

Le motivazioni della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione ha ritenuto infondati tutti i motivi del ricorso. I giudici hanno chiarito che la valutazione sulla speciale tenuità del danno deve essere completa e non può limitarsi al solo dato quantitativo della sostanza. La Corte d’Appello aveva correttamente valorizzato altri elementi cruciali:

1. Il valore di mercato: Anche 10 grammi di cocaina hanno un valore di mercato significativo, capace di generare profitti “non trascurabili e anzi consistenti”.
2. Le modalità di occultamento: La droga era stata nascosta con astuzia all’interno di un pallone di spugna per bambini, scavato e foderato di caffè per mascherarne l’odore. Questa modalità rivela una particolare scaltrezza e una premeditazione che mal si conciliano con un’offesa di minima entità.
3. Il contesto complessivo: La sostanza detenuta dai ricorrenti aveva le stesse caratteristiche di un quantitativo più grande trovato in possesso del loro fornitore, suggerendo un’operazione di commercializzazione strutturata e non un episodio isolato e di scarso rilievo.

La Cassazione ha ribadito il principio, già affermato dalle Sezioni Unite, secondo cui l’attenuante della speciale tenuità del danno nei reati di droga richiede un’attenta valutazione del disvalore complessivo della condotta. Questo include i motivi a delinquere (il lucro perseguito), il profitto effettivamente conseguito e l’evento dannoso o pericoloso. Tale valutazione deve rivelare una “particolare modestia” del vantaggio patrimoniale che l’autore si proponeva di ottenere. In questo caso, il profitto potenziale era tutt’altro che modesto.

Per quanto riguarda l’art. 131 bis c.p., la Corte ha ricordato che una precedente sentenza sullo stesso caso aveva già escluso la sua applicabilità, basandosi sulla gravità dell’offesa e sui precedenti penali degli imputati, che indicavano una propensione al lucro illecito.

Le conclusioni

Con la sentenza n. 42492/2024, la Cassazione consolida un orientamento fondamentale: nei reati di spaccio, la valutazione sulla speciale tenuità del danno non è un mero calcolo matematico basato sui grammi di sostanza. Il giudice deve condurre un’analisi a tutto tondo, considerando il valore economico dell’operazione, il profitto atteso e le modalità con cui il reato viene commesso. L’astuzia nell’occultare la droga e un potenziale guadagno non irrisorio sono indici di una gravità che impedisce il riconoscimento di sconti di pena legati alla minima offensività del fatto. Questa decisione serve da monito: la professionalità nel delinquere, anche su piccola scala, chiude le porte ai benefici di legge.

Quando si applica l’attenuante della speciale tenuità del danno nei reati di spaccio?
Secondo la sentenza, l’attenuante si applica solo quando il disvalore complessivo della condotta è minimo. Ciò significa che non solo il danno patrimoniale ma anche il lucro perseguito o conseguito deve essere di entità particolarmente modesta e proporzionato alla tenuità del vantaggio che l’autore intendeva ottenere.

La quantità di droga è l’unico fattore determinante per la speciale tenuità del danno?
No. La Corte di Cassazione chiarisce che la quantità è solo uno degli elementi. Altri fattori decisivi sono il valore di mercato della sostanza, il profitto potenziale per lo spacciatore e le modalità della condotta, come l’astuzia usata per nascondere la droga, che possono indicare una gravità incompatibile con l’attenuante.

Quali sono i criteri per escludere la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131 bis c.p.)?
La sentenza evidenzia che la particolare tenuità del fatto viene esclusa valutando, secondo i criteri dell’art. 133 c.p., le modalità della condotta e l’esiguità del danno o del pericolo. Inoltre, si considera la non abitualità del comportamento. In questo caso, i precedenti penali degli imputati e la gravità dell’offesa (dedotta dalle modalità e dal lucro) sono stati ritenuti ostacoli insormontabili all’applicazione di questo beneficio.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conerence call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati