LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Spaccio lieve entità: quando il ricorso è inammissibile

Un soggetto in arresti domiciliari per spaccio di stupefacenti ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo la riqualificazione del reato in ‘spaccio lieve entità’. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per mancanza di un interesse pratico e concreto. La decisione sottolinea che la riqualificazione non avrebbe comunque comportato la revoca della misura cautelare e che la valutazione del giudice di merito sulla gravità dei fatti era immune da vizi logici o giuridici.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Spaccio di Lieve Entità: L’Interesse ad Agire nel Ricorso Cautelare

La distinzione tra lo spaccio di stupefacenti e l’ipotesi attenuata di spaccio lieve entità è una questione centrale nel diritto penale, con significative conseguenze sulla pena e sulle misure cautelari. Una recente sentenza della Corte di Cassazione (Sent. n. 24596/2024) offre importanti chiarimenti sui requisiti di ammissibilità di un ricorso che mira proprio a tale riqualificazione giuridica durante la fase cautelare. La pronuncia sottolinea come, al di là del merito, sia fondamentale dimostrare un interesse pratico e concreto alla modifica della qualificazione del reato.

I Fatti del Caso: Dagli Arresti Domiciliari al Ricorso in Cassazione

Il caso ha origine da un’ordinanza del Tribunale di Lamezia Terme, confermata in sede di riesame dal Tribunale di Catanzaro, che disponeva la misura degli arresti domiciliari per un individuo accusato di detenzione e cessione di sostanze stupefacenti, ai sensi dell’art. 73, commi 1 e 4, del d.P.R. 309/90.

Contro questa decisione, la difesa dell’indagato proponeva ricorso per Cassazione. L’unico motivo di doglianza riguardava la qualificazione giuridica dei fatti: secondo il ricorrente, gli elementi raccolti non giustificavano la contestazione del reato in forma ordinaria, ma avrebbero dovuto essere ricondotti alla fattispecie di spaccio lieve entità (art. 73, comma 5), descritta come “piccolo spaccio di strada”, caratterizzata da una minore offensività.

La Tesi Difensiva: Riqualificare il Reato in Spaccio di Lieve Entità

La difesa sosteneva che i profili quantitativi della sostanza, i mezzi impiegati e le modalità della condotta fossero tutti indicatori di un’attività di modesta portata. Si chiedeva quindi alla Suprema Corte di annullare l’ordinanza impugnata e di riqualificare il fatto, con le ovvie conseguenze sul trattamento sanzionatorio e cautelare. L’obiettivo era dimostrare che l’attività del proprio assistito non aveva quella gravità che i giudici di merito avevano invece ravvisato.

Le Motivazioni della Suprema Corte: Perché il Ricorso è Inammissibile

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e, in definitiva, inammissibile. La decisione si basa su due profili principali, uno di carattere procedurale e uno di merito.

Primo Profilo: La Carenza di Interesse del Ricorrente

Il punto cruciale della sentenza è la mancanza di “interesse ad agire” del ricorrente. La Corte ha osservato che, anche se il reato fosse stato riqualificato come spaccio lieve entità, ciò non avrebbe automaticamente comportato la revoca degli arresti domiciliari. Anche per questa fattispecie attenuata, la legge consente l’applicazione della medesima misura cautelare.

Il ricorrente, per vedere accolto il suo ricorso, avrebbe dovuto dimostrare un risultato pratico e favorevole derivante dalla riqualificazione, ad esempio sostenendo che i termini di custodia cautelare fossero scaduti o che la diversa qualificazione avrebbe imposto la sua rimessione in libertà. In assenza di tale prospettazione, contestare la qualificazione giuridica fine a se stessa diventa un esercizio sterile, privo di quell’interesse concreto che la legge richiede per l’ammissibilità di un’impugnazione.

Secondo Profilo: I Limiti del Giudizio di Legittimità e la Correttezza della Valutazione di Merito

In secondo luogo, la Cassazione ha ribadito i limiti del proprio sindacato. Il suo compito non è rivalutare i fatti, ma verificare la corretta applicazione della legge e la logicità della motivazione del giudice di merito. Nel caso di specie, il Tribunale del riesame aveva adeguatamente considerato tutti gli elementi per escludere l’ipotesi di spaccio lieve entità. Aveva infatti analizzato non solo le quantità, ma anche la professionalità della condotta, la vastità del fenomeno, e i contatti con acquirenti e complici, concludendo che si trattava di un’attività non riconducibile al “piccolo spaccio”.

Questo giudizio, secondo la Suprema Corte, è stato espresso con motivazione congrua e giuridicamente corretta, rispettando il principio secondo cui l’ipotesi di lieve entità si applica solo in casi di “minima offensività penale”.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Sentenza

La sentenza ribadisce un principio fondamentale in materia di impugnazioni cautelari: non basta lamentare un errore di diritto, ma è necessario dimostrare che da tale errore derivi una conseguenza pratica tangibile per la libertà dell’indagato. Chi intende contestare la qualificazione giuridica di un reato in fase cautelare deve quindi argomentare non solo sul perché la qualificazione sia errata, ma anche su come la sua correzione porterebbe a un risultato concreto e favorevole, come la revoca o la sostituzione della misura in atto. In caso contrario, il ricorso rischia di essere dichiarato inammissibile per carenza di interesse.

Quando un ricorso contro una misura cautelare per spaccio può essere considerato inammissibile?
Un ricorso è inammissibile quando il ricorrente non dimostra di avere un interesse concreto e attuale al suo accoglimento. Nel caso specifico, contestare la qualificazione giuridica del reato (da spaccio ordinario a spaccio di lieve entità) non è sufficiente se tale modifica non comporta un effetto pratico sulla misura cautelare in corso, come la revoca o la sostituzione degli arresti domiciliari.

La riqualificazione del reato in ‘spaccio di lieve entità’ garantisce automaticamente la revoca degli arresti domiciliari?
No. La sentenza chiarisce che anche per l’ipotesi di reato di cui all’art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90 (fatto di lieve entità) la legge consente l’applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari. Pertanto, la sola riqualificazione giuridica non comporta di per sé la liberazione dell’indagato.

Quali criteri usa il giudice per distinguere lo spaccio ordinario da quello di lieve entità?
Il giudice valuta complessivamente la condotta per determinare se si tratti di un fatto di ‘minima offensività penale’. I criteri non si limitano al dato quantitativo e qualitativo della sostanza, ma includono anche i mezzi, le modalità e le circostanze dell’azione, come la professionalità della condotta, l’esistenza di una rete di acquirenti o complici e la vastità del fenomeno.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Articoli correlati