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Spaccio e fatto di lieve entità: no allo sconto se è professionale

La Corte di Cassazione ha stabilito che lo spaccio di droga non può essere considerato un ‘fatto di lieve entità’ quando le circostanze indicano un’attività organizzata e non occasionale. Nel caso specifico, un uomo è stato trovato con cocaina sufficiente per 109 dosi, due bilancini, materiale per il confezionamento e oltre 1.100 euro in contanti. L’attività si svolgeva in una nota ‘piazza di spaccio’ collegata alla criminalità organizzata. La Corte ha ritenuto che questi elementi, valutati nel loro insieme, dimostrassero una professionalità e una pericolosità tali da escludere l’applicazione della pena più mite prevista per i casi di minore gravità, confermando la condanna.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 4 Num. 13265 Anno 2023
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Pubblicato il 2 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale

Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 4 Num. 13265 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 4 n. 13265/2023)

Spaccio: quando non si applica lo sconto per ‘fatto di lieve entità’

La legge italiana prevede un trattamento sanzionatorio più mite per lo spaccio di sostanze stupefacenti quando questo viene qualificato come fatto di lieve entità. Tuttavia, una recente sentenza della Corte di Cassazione chiarisce che per ottenere questo beneficio non basta guardare solo alla quantità di droga. L’intera organizzazione dell’attività criminale gioca un ruolo decisivo. Questo principio è stato applicato in un caso che vedeva un uomo condannato per detenzione e spaccio di cocaina.

I fatti del caso

La vicenda ha origine dal controllo di un soggetto in un quartiere noto per essere una ‘piazza di spaccio’ gestita dalla criminalità organizzata. Durante la perquisizione, le forze dell’ordine hanno trovato una quantità significativa di cocaina, pari a oltre 16 grammi, da cui si sarebbero potute ricavare ben 109 dosi singole. Oltre alla sostanza, sono stati rinvenuti elementi che indicavano un’attività ben strutturata: due bilancini di precisione, materiale per il confezionamento delle dosi e una somma di oltre 1.100 euro in contanti, ritenuta il provento dello spaccio. L’uomo è stato colto in flagrante mentre cedeva la droga, attività interrotta solo dall’arrivo dei militari. Di fronte a questi elementi, l’imputato è stato condannato nei primi gradi di giudizio.

La difesa e il ricorso in Cassazione

L’imputato, tramite il suo difensore, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. La sua tesi si basava sull’errata applicazione della legge, sostenendo che la sua condotta dovesse rientrare nell’ipotesi più lieve prevista dall’articolo 73, comma 5, del Testo Unico Stupefacenti. Secondo la difesa, il reato commesso non aveva quella particolare gravità che giustificasse una pena severa. L’obiettivo era ottenere il riconoscimento del fatto di lieve entità e, di conseguenza, una riduzione della condanna inflitta.

Le motivazioni: perché non si tratta di un ‘fatto di lieve entità’

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, giudicandolo infondato. I giudici hanno spiegato che la valutazione del fatto di lieve entità non può essere frammentaria, ma deve basarsi su un’analisi complessiva di tutti gli elementi del caso. Nel dettaglio, la Corte ha sottolineato che non si può ignorare il contesto. La detenzione di 109 dosi potenziali, unita al possesso di bilancini, materiale per il confezionamento e una cospicua somma di denaro, disegna il quadro di un’attività di spaccio professionale e non occasionale. Inoltre, il luogo in cui avveniva lo spaccio, una zona ad alta densità criminale, e la predisposizione di strumenti per eludere i controlli, hanno ulteriormente aggravato la posizione dell’imputato. Questi indici, letti insieme, dimostrano una lesività della condotta che va ben oltre la soglia della lieve entità.

Le conclusioni: la Cassazione conferma la condanna

La Corte ha concluso che i giudici dei gradi precedenti avevano correttamente escluso l’ipotesi del fatto di lieve entità. La decisione si basa su un principio consolidato: per valutare la gravità dello spaccio, bisogna considerare non solo cosa si vende, ma anche come, dove e con quali mezzi. L’organizzazione, la professionalità e il contesto operativo sono indicatori chiave della pericolosità sociale della condotta. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e l’imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma aggiuntiva alla Cassa delle ammende. La sentenza ribadisce che lo sconto di pena è riservato solo a situazioni di spaccio veramente marginali e non a chi opera con una chiara logica imprenditoriale.

Cosa si intende per ‘fatto di lieve entità’ nello spaccio di droga?
È un’ipotesi di reato meno grave, punita con pene ridotte, che si applica quando le modalità dell’azione, la qualità e quantità delle sostanze, e i mezzi usati indicano una minima offensività e pericolosità.

La sola quantità di droga è sufficiente per escludere la lieve entità?
No, la valutazione è complessiva. Anche una quantità non elevata, se unita a elementi come bilancini, materiale per confezionamento e operatività in zone di spaccio, può portare a escludere la lieve entità.

Cosa succede se il giudice non riconosce il ‘fatto di lieve entità’?
Se il giudice esclude questa ipotesi, si applicano le pene previste per il reato di spaccio nella sua forma base, che sono significativamente più severe.

Termini giuridici

Fatto di lieve entità
Un reato di spaccio considerato meno grave per le modalità, la quantità di droga e il guadagno, che viene punito con una pena più bassa rispetto all'ipotesi base.
D.P.R. 309/1990
Il Testo Unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, ovvero la principale legge italiana che regola le droghe.
Dosimetria della pena
Il processo con cui il giudice, basandosi su criteri di legge come la gravità del reato e la personalità del colpevole, decide la quantità esatta della pena da applicare.
Inammissibilità del ricorso
Una decisione con cui la Corte di Cassazione rifiuta di esaminare un ricorso perché non rispetta i requisiti formali o di merito previsti dalla legge.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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