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Spaccio di lieve entità: ricorso inammissibile

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna condannata per aver tentato di introdurre sostanze stupefacenti in un carcere per il figlio detenuto. I motivi del ricorso, focalizzati sul riconoscimento dello spaccio di lieve entità, sulla contestazione della recidiva e sulla prevalenza delle attenuanti generiche, sono stati ritenuti manifestamente infondati e generici. La Corte ha confermato la decisione di merito, sottolineando che il ricorso presentava apprezzamenti fattuali non consentiti in sede di legittimità.

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Pubblicato il 5 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Spaccio di Lieve Entità: La Cassazione Conferma la Condanna

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 16553/2024, ha affrontato un caso relativo alla detenzione di stupefacenti, chiudendo la porta a un ricorso che mirava a ottenere una qualificazione più mite del reato come spaccio di lieve entità. La decisione ribadisce importanti principi sulla valutazione delle prove e sui limiti del giudizio di legittimità.

I Fatti del Caso

Una donna è stata condannata per aver tentato di introdurre una varietà di sostanze stupefacenti all’interno di un istituto penitenziario, nascondendole in un pacco destinato al figlio detenuto. La Corte di Appello di Roma, pur riformando parzialmente la sentenza di primo grado, aveva confermato la colpevolezza e rideterminato la pena in quattro anni di reclusione e 17.350 euro di multa. La difesa della donna ha quindi proposto ricorso in Cassazione, basandolo su tre motivi principali.

I Motivi del Ricorso e la questione dello spaccio di lieve entità

Il ricorso presentato alla Suprema Corte si articolava su tre punti critici:

1. Mancato riconoscimento dello spaccio di lieve entità: La difesa sosteneva che il fatto dovesse essere inquadrato nella fattispecie meno grave prevista dalla legge, data la presunta modesta offensività della condotta.
2. Contestazione della recidiva: L’imputata contestava il riconoscimento dell’aggravante della recidiva, ritenuta non giustificata.
3. Mancata prevalenza delle attenuanti generiche: Si richiedeva che le attenuanti generiche, già riconosciute, fossero considerate prevalenti sulle aggravanti contestate, con conseguente riduzione della pena.

La Decisione della Corte: Ricorso Inammissibile

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso interamente inammissibile, respingendo ogni doglianza. Per quanto riguarda il primo motivo, la Corte ha sottolineato come la sentenza d’appello avesse già logicamente argomentato sulla potenzialità offensiva della condotta, considerando la varietà delle sostanze e i quantitativi non trascurabili. Secondo gli Ermellini, le argomentazioni della difesa costituivano un tentativo di rivalutare il merito dei fatti, operazione non consentita in sede di legittimità.

Anche il secondo e il terzo motivo sono stati giudicati inammissibili. La Corte ha validato la decisione dei giudici di merito sulla recidiva, evidenziando i numerosi precedenti penali dell’imputata, uno dei quali specifico, a riprova di una sua “spiccata attitudine delinquenziale”. Infine, la doglianza sulle attenuanti generiche è stata definita generica, poiché non offriva elementi concreti e nuovi per rimettere in discussione il bilanciamento delle circostanze già operato dalla Corte territoriale.

Le Motivazioni

La motivazione centrale della decisione risiede nella netta distinzione tra il giudizio di merito e quello di legittimità. La Corte di Cassazione non è un “terzo grado” di giudizio dove si possono riesaminare le prove. Il suo compito è verificare che la legge sia stata applicata correttamente e che la motivazione della sentenza impugnata sia logica e non contraddittoria. In questo caso, la Corte di Appello aveva fornito una motivazione coerente per escludere lo spaccio di lieve entità e per confermare la recidiva. Il ricorso, al contrario, si limitava a contrapporre una diversa lettura dei fatti, senza individuare vizi di legge specifici. Di conseguenza, è stato dichiarato inammissibile.

Le Conclusioni

L’ordinanza ribadisce un principio fondamentale: per avere successo in Cassazione, un ricorso deve basarsi su precise violazioni di legge o vizi logici della motivazione, non su una semplice reinterpretazione dei fatti a favore dell’imputato. La decisione conferma che la valutazione sulla lieve entità del fatto è un apprezzamento di merito che, se adeguatamente motivato, non può essere censurato in sede di legittimità. Per l’imputata, la declaratoria di inammissibilità comporta non solo la definitività della condanna, ma anche l’obbligo di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.

Perché il reato non è stato qualificato come spaccio di lieve entità?
La Corte di Appello aveva già motivato in modo logico che la varietà delle sostanze stupefacenti e i loro quantitativi non trascurabili indicavano una potenzialità offensiva significativa, incompatibile con la fattispecie della lieve entità. La Cassazione ha ritenuto questa valutazione incensurabile.

Per quale motivo i giudici hanno confermato la recidiva?
La Corte ha ritenuto corretto il riconoscimento della recidiva a causa della molteplicità dei precedenti penali a carico dell’imputata, di cui uno specifico per reati in materia di stupefacenti, elementi che dimostravano una sua spiccata attitudine a delinquere.

Quali sono le conseguenze di un ricorso dichiarato inammissibile?
La legge prevede che, in caso di inammissibilità del ricorso, il ricorrente sia condannato al pagamento delle spese del procedimento e di una somma in favore della Cassa delle ammende. In questo caso, la somma è stata fissata in tremila euro.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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