Sostituzione Pena Detentiva: La Cassazione Chiarisce i Limiti della Norma Transitoria
L’introduzione di nuove normative, come la Riforma Cartabia, solleva spesso interrogativi sulla loro applicazione ai processi già in corso. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha fatto luce su un aspetto cruciale: i limiti temporali per richiedere la sostituzione della pena detentiva con una pena pecuniaria, ai sensi delle disposizioni transitorie. La decisione sottolinea l’importanza dello stadio processuale in cui si trovava il giudizio al momento dell’entrata in vigore della riforma.
I Fatti di Causa
Il caso riguarda un imputato condannato in via definitiva a sei mesi di reclusione con una sentenza del Tribunale, successivamente confermata dalla Corte di Appello. Divenuta irrevocabile la condanna, l’imputato presentava un’istanza al Tribunale per ottenere la sostituzione della pena detentiva con una multa di 900,00 euro, avvalendosi delle nuove disposizioni introdotte dal D.Lgs. n. 150/22 (la cosiddetta Riforma Cartabia).
Il Tribunale, tuttavia, dichiarava l’istanza inammissibile. La motivazione si fondava su un’interpretazione rigorosa della norma transitoria di riferimento, l’art. 95 del citato decreto. Contro questa decisione, l’imputato proponeva ricorso per Cassazione.
L’Applicazione della Norma Transitoria sulla sostituzione pena detentiva
Il cuore della controversia risiede nell’interpretazione dell’art. 95 del D.Lgs. 150/22. Questa norma è stata introdotta per gestire il passaggio al nuovo regime delle pene sostitutive, consentendo, a determinate condizioni, di applicare le nuove e più favorevoli disposizioni anche a processi già avviati.
Nello specifico, la norma prevede che la richiesta di sostituzione della pena possa essere presentata nell’ipotesi in cui, al momento dell’entrata in vigore della riforma, fosse già pendente il giudizio di Cassazione. Nel caso in esame, invece, quando la riforma è diventata efficace, il processo si trovava ancora nella fase di appello. Solo successivamente la sentenza è diventata irrevocabile e l’imputato ha presentato la sua istanza.
La difesa del ricorrente sosteneva una tesi contraria, basata su una presunta ambiguità della norma, arrivando a invocare un intervento del legislatore per chiarirla. Questa linea difensiva, tuttavia, non ha trovato accoglimento presso la Suprema Corte.
Le Motivazioni della Cassazione
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando in toto la decisione del Tribunale. I giudici di legittimità hanno ritenuto che il provvedimento impugnato avesse applicato correttamente e senza incertezze il dettato normativo.
Secondo la Corte, la tesi difensiva era priva di qualsiasi “aggancio testuale né sistematico”. La lettera della legge è chiara nel limitare la possibilità di richiedere la sostituzione della pena detentiva ai soli casi in cui il processo fosse pendente in Cassazione. Estendere tale facoltà ai processi pendenti in appello costituirebbe un’interpretazione non supportata dal testo di legge.
Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile. Tale declaratoria ha comportato non solo la conferma della decisione impugnata, ma anche la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Conclusioni
Questa ordinanza offre un importante chiarimento sull’applicazione delle norme transitorie della Riforma Cartabia in materia di pene sostitutive. La decisione ribadisce un principio fondamentale: le norme procedurali, specialmente quelle transitorie, devono essere interpretate in modo rigoroso e letterale. La facoltà di accedere a benefici introdotti da una nuova legge per processi già in corso è limitata alle specifiche condizioni dettate dal legislatore. In questo caso, lo stadio processuale (la pendenza in Cassazione) è stato identificato come un requisito imprescindibile, la cui assenza preclude la possibilità di beneficiare della sostituzione della pena detentiva.
Quando è possibile chiedere la sostituzione della pena detentiva in base alla norma transitoria della Riforma Cartabia (art. 95, D.Lgs. 150/22)?
La richiesta di sostituzione della pena detentiva con una pena sostitutiva, secondo la norma transitoria, è consentita solo se al momento dell’entrata in vigore della riforma il processo era già pendente dinanzi alla Corte di Cassazione.
Perché il ricorso dell’imputato è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché, al momento dell’entrata in vigore delle nuove disposizioni, il suo processo era pendente dinanzi alla Corte di Appello e non in Cassazione. Pertanto, non soddisfaceva il requisito temporale e procedurale previsto dalla legge per poter presentare l’istanza.
Quali sono state le conseguenze per il ricorrente dopo la decisione della Cassazione?
Oltre a vedersi respinta la richiesta di sostituzione della pena, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 40992 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 40992 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 10/10/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME NOME a CHIARAVALLE il DATA_NASCITA
avverso l’ordinanza del 24/05/2024 del TRIBUNALE di ANCONA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
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RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
EsamiNOME il ricorso proposto avverso l’ordinanza del 24 maggio 2024, con la quale il Tribunale di Ancona ha dichiarato l’inammissibilità dell’istanza avanzata d NOME COGNOME, volta ad ottenere la sostituzione con la multa di € 900,00, dell pena di mesi sei di reclusione inflitta con sentenza del Tribunale di Ancona confermata dalla Corte di appello di Ancona in data 06/07/2023, irrevocabile dall’08/01/2024;
Ritenuto che il provvedimento impugNOME ha correttamente applicato l’art. 95 d.lgs. n. 150/22, affermando che all’epoca in cui erano entrate in vigore disposizioni che consentivano alla parte di richiedere la sostituzione della pen detentiva il giudizio di appello era ancora in corso mentre l’istanza di cui all’art cit. è consentita nell’ipotesi in cui al momento dell’entrata in vigore delle pred disposizioni fosse già pendente il giudizio di Cassazione;
che la contraria tesi difensiva, articolata in unico motivo, non ha alcu aggancio né testuale né sistematico e si affida alla pretesa ambiguità della norma transitoria, peraltro invocando un intervento del legislatore;
Per queste ragioni, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con l conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così i ciso il 10 ottobre 2024
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