Sostituzione misura cautelare: quando il ricorso è inammissibile?
La sostituzione misura cautelare rappresenta un momento cruciale nel procedimento penale, bilanciando le esigenze di sicurezza della collettività con il principio di minima offensività e la presunzione di non colpevolezza. La detenzione in carcere, infatti, dovrebbe essere considerata come extrema ratio. Una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 42286 del 2024, offre importanti chiarimenti sui limiti e le condizioni per ottenere una misura meno afflittiva, delineando i motivi che possono portare all’inammissibilità del ricorso.
I Fatti di Causa
Il caso riguarda un individuo sottoposto a custodia cautelare in carcere per gravi reati legati al traffico di stupefacenti. In particolare, gli venivano contestate quattro diverse vicende di detenzione e cessione di ingenti quantitativi di cocaina (complessivamente quasi un chilogrammo) avvenute nell’arco di pochi mesi. La difesa aveva richiesto la sostituzione misura cautelare con gli arresti domiciliari presso l’abitazione dei genitori, situata in un’altra provincia e, secondo la tesi difensiva, lontana dal contesto criminale in cui i reati erano stati commessi. Si sosteneva, inoltre, che il ruolo dell’indagato fosse quello di un semplice “galoppino”, limitato alla consegna delle dosi ai consumatori finali, e che il trasferimento avrebbe neutralizzato il pericolo di recidiva.
La Decisione del Tribunale e il Ricorso in Cassazione
Il Tribunale, in funzione di giudice dell’appello cautelare, aveva respinto la richiesta. La decisione si fondava su una valutazione negativa della personalità dell’indagato, caratterizzata da una spiccata “connotazione professionale” della sua attività criminale. I giudici avevano sottolineato come le precedenti condanne per resistenza e stupefacenti non avessero avuto alcun effetto deterrente. Inoltre, era stata giudicata inidonea la soluzione degli arresti domiciliari presso i genitori, data l’assenza di indici di affidabilità del soggetto e il fatto che avesse collaborato con un coindagato già agli arresti domiciliari. Contro questa ordinanza, la difesa ha proposto ricorso per cassazione, lamentando la violazione di legge e il mancato rispetto del principio di extrema ratio della misura carceraria.
Le Motivazioni della Cassazione sulla sostituzione misura cautelare
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendolo generico e fondato su questioni di fatto. La Suprema Corte ha chiarito che il suo compito non è quello di riesaminare le prove o le valutazioni di merito del giudice precedente, ma solo di verificare la presenza di vizi logici o giuridici nella sua motivazione. In questo caso, il ragionamento del Tribunale è stato considerato impeccabile. I giudici di legittimità hanno confermato che la valutazione del pericolo cautelare era stata condotta correttamente, tenendo conto di elementi concreti come:
* La professionalità del reato: L’organizzazione e la quantità di droga gestita indicavano un’attività criminale strutturata e non occasionale.
* L’inaffidabilità del ricorrente: Le precedenti condanne e l’assenza di un comportamento processuale favorevole dimostravano una personalità non incline al rispetto delle regole.
* L’inidoneità del domicilio: La mera indicazione di un domicilio alternativo, anche se lontano dal luogo del reato, non è sufficiente a superare un giudizio di pericolosità sociale così radicato, specialmente in assenza di altri elementi che garantiscano l’affidabilità dell’indagato.
Il ricorso, tentando di offrire una diversa interpretazione degli stessi elementi fattuali già valutati dal Tribunale, si è mosso al di fuori del perimetro del giudizio di legittimità, risultando così inammissibile.
Conclusioni
La sentenza ribadisce un principio fondamentale: la richiesta di sostituzione misura cautelare deve basarsi su argomentazioni solide e, in sede di Cassazione, deve concentrarsi esclusivamente su vizi di legittimità dell’ordinanza impugnata. Non è possibile chiedere alla Suprema Corte una nuova valutazione dei fatti o della pericolosità dell’indagato. La decisione del giudice di merito, se logicamente motivata e giuridicamente corretta, non può essere messa in discussione. Questo caso evidenzia come la professionalità criminale e una pregressa storia di inaffidabilità siano ostacoli significativi all’ottenimento di misure cautelari meno severe, anche a fronte della disponibilità di un domicilio alternativo.
Perché è stata respinta la richiesta di sostituzione della misura cautelare?
La richiesta è stata respinta a causa dell’elevata pericolosità sociale dell’indagato, desunta dalla connotazione professionale della sua attività criminale (cessione di ingenti quantitativi di cocaina), dall’inefficacia deterrente di precedenti condanne e dalla generale inaffidabilità del soggetto.
Qual è il motivo principale per cui la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile?
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché era generico e proponeva una rivalutazione dei fatti, un’attività che non rientra nelle competenze della Corte di Cassazione. Il suo ruolo è limitato al controllo della corretta applicazione della legge e della logicità della motivazione, che in questo caso sono state ritenute corrette.
Il trasferimento in un’altra città è un elemento sufficiente per ottenere gli arresti domiciliari?
No, secondo questa sentenza, la sola indicazione di un domicilio in un’altra città, lontano dal contesto criminale, non è un elemento sufficiente a superare un giudizio di elevata pericolosità sociale, soprattutto quando mancano altri indici di affidabilità della persona e vi sono precedenti specifici.
Testo del provvedimento
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 42286 Anno 2024
Penale Sent. Sez. 6 Num. 42286 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 01/10/2024
SENTENZA
sul ricorso proposto da NOME COGNOME, nato in Senegal il DATA_NASCITA
avverso la ordinanza del 05/06/2024 del Tribunale di Torino visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso; udita la relazione svolta dal AVV_NOTAIO NOME COGNOME; lette le conclusioni del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procura generale NOME COGNOME AVV_NOTAIO, che ha chiesto dichiararsi l’inammissibilità
ricorso.
RITENUTO IN FATTO
Con l’ordinanza in epigrafe il Tribunale di Torino ha rigettato l’app proposto ai sensi dell’art. 310 cod. proc. pen. nell’interesse di NOME avverso la ordinanza emessa in data 8 aprile 2024 dal Giudice per le indag preliminari dello stesso Tribunale con la quale è stata respinta la richi sostituzione della misura della custodia in carcere applicata al predett ordinanza del 21.11.2023 con altra meno afflittiva.
Avverso la ordinanza ha proposto ricorso per cassazione il difensore d NOME deducendo violazione degli artt. 284 e 275, comma 3, cod. proc pen. in relazione alla natura di extrema ratio della misura carceraria. Nella specie non sono stati considerati elementi oggettivi, costituiti dai luogo di esec degli arresti domiciliari presso i genitori in Prevalle INDIRIZZOBSINDIRIZZO, che assicurano l’ di condizioni esterne idonee a favorire la recidiva, essendo quelli cont caratterizzati da un chiaro radicamento nel territorio di Torino ed essendo quello del ricorrente un ruolo di mero “galoppino”, la cui mansione prevalente era la distribuzione RAGIONE_SOCIALE dosi ai consumatori finali.
Disposta la trattazione scritta del procedimento, aì sensi dell’ar comma 8, del d.l. 28 ottobre 2020, n. 137, conv. dalla I. 18 dicembre 2020 succ. modd., in mancanza di richiesta nei termini ivi previsti di discussione o il Procuratore generale ha depositato conclusioni scritte, come in epigrafe indi
CONSIDERATO IN DIRITTO
1, Il ricorso è inammissibile perché genericamente proposto per questioni fatto.
Il Tribunale, senza incorrere in vizi logici e giuridici, ha rigettato proposto sul rilievo della connotazione professionale della condotta crimin (quattro vicende di detenzione e cessione di cospicui quantitativi di cocaina 160, 200 e 80 grammi tra giugno e settembre 2023) e della ininfluenza s ricorrente RAGIONE_SOCIALE precedenti sentenze di condanna (resistenza e stupefacenti), c pure dell’assenza di un contegno processuale favorevole, rilevando anche inincidenza del periodo cautelare decorso. Rispetto alla consistenza del peri cautelare così delineato, ha affermato la inidoneità del domicilio indic fronteggiare il pericolo cautelare, in assenza di indici di affidabilità del ric sui rilievo che lo stesso ha collaborato con altro coindagato agli arresti domic
Alla declaratoria di inammissibilità consegue la condanna del ricorrente a pagamento RAGIONE_SOCIALE spese processuali e della somma che si stime quo determinare in euro tremila in favore della RAGIONE_SOCIALE.
Devono essere disposti gli adempimenti di Cancelleria di cui all’art. 9 comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento RAGIONE_SOCIALE spese processuali e della somma di euro tremila in favore della RAGIONE_SOCIALE RAGIONE_SOCIALE. Manda alla Cancelleria per gli adempimenti di cui all’art. 94, comma Iter, disp. att. cod. proc. pen.
Così deciso il 01/10/2024.