Sostanze stupefacenti: i criteri per la condanna per spaccio
La detenzione di sostanze stupefacenti rappresenta uno dei temi più complessi del diritto penale, specialmente quando occorre distinguere tra il consumo personale e l’attività di spaccio. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito con fermezza quali siano gli indici oggettivi che portano a una condanna certa, escludendo la tesi dell’uso terapeutico o ricreativo personale quando le prove materiali indicano una chiara finalità di vendita.
Il caso: detenzione e presunto uso personale
La vicenda trae origine dal ricorso presentato da un cittadino condannato nei precedenti gradi di giudizio per la violazione dell’Art. 73 del d.P.R. 309/1990. L’imputato era stato trovato in possesso di un quantitativo significativo di droga: 35 dosi di cocaina e ben 542 dosi di hashish. La difesa ha basato il proprio ricorso sulla violazione di legge e sul vizio di motivazione, sostenendo che la droga fosse destinata esclusivamente al consumo personale e non alla vendita a terzi.
La valutazione delle sostanze stupefacenti da parte dei giudici
La Suprema Corte ha analizzato gli elementi probatori raccolti, confermando che la destinazione allo spaccio non era una mera ipotesi, ma una certezza derivante da fatti concreti. Non è solo la quantità a fare la differenza, ma il modo in cui la sostanza viene gestita dal possessore. Nel caso di specie, il frazionamento in bustine già pronte per la consegna e la detenzione in contesti extradomestici sono stati considerati prove schiaccianti dell’attività illecita.
Gli indici della finalità di spaccio
Per determinare se le sostanze stupefacenti siano destinate al mercato, i giudici utilizzano criteri standardizzati:
1. Dato ponderale: Il numero elevato di dosi ricavabili.
2. Confezionamento: La presenza di bustine o involucri singoli.
3. Comportamento: Il tentativo di disfarsi della sostanza alla vista delle forze dell’ordine.
4. Luogo di detenzione: Il possesso fuori dalla propria abitazione senza giustificato motivo.
Le motivazioni
Le motivazioni della Corte si poggiano sull’inammissibilità del ricorso per genericità. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi presentati dalla difesa erano una mera riproduzione di quanto già discusso e correttamente respinto in Appello. La Corte ha sottolineato che il dato ponderale elevatissimo (oltre 500 dosi totali) è incompatibile con una scorta per uso personale. Inoltre, il tentativo dell’imputato di disfarsi dell’hashish durante il controllo ha confermato la consapevolezza dell’illiceità della propria condotta e la volontà di occultare prove di un’attività di cessione già avviata.
Le conclusioni
In conclusione, la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, rendendo definitiva la condanna. Oltre alle conseguenze penali, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di 3.000 euro in favore della Cassa delle Ammende. Questa pronuncia conferma un orientamento rigoroso: la prova dell’uso personale spetta alla difesa, ma non può limitarsi a semplici asserzioni se smentita da evidenze oggettive come il confezionamento e la quantità della droga sequestrata.
Quando la detenzione di droga non è considerata per uso personale?
La detenzione è considerata spaccio quando la quantità supera il fabbisogno individuale, la sostanza è già suddivisa in dosi e le modalità di conservazione suggeriscono la vendita.
Quali prove usa il giudice per confermare l’attività di spaccio?
Il giudice valuta il dato ponderale elevato, il confezionamento in bustine, il possesso fuori dall’abitazione e i tentativi di occultamento durante i controlli.
Cosa rischia chi presenta un ricorso inammissibile in Cassazione?
Oltre alla conferma della condanna, il ricorrente è tenuto al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 45233 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 45233 Anno 2023
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME COGNOME
Data Udienza: 19/10/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME NOME a ROMA il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 08/11/2022 della CORTE APPELLO di ROMA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME,:
Motivi della decisione
NOME COGNOME ha presentato ricorso avverso la sentenza del 8 novembre 2022 della Corte d’appello di Roma di conferma della condanna del Tribunale di Roma in ordine al reato di cui all’art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309 commesso in Roma il 10 giugno 2022.
Rilevato che il motivo di ricorso, con cui ha dedotto la violazione di legge e il v motivazione in relazione alla affermazione della responsabilità penale e al mancat riconoscimento della destinazione della sostanza stupefacente al consumo personale, è inammissibile per assoluta genericità e, comunque, perché meramente riproduttivo di censura già adeguatamente vagliata e disattesa dalla Corte di merito. I giudici hanno dato atto che detenzione doveva essere considerata illecita e finalizzata alla cessione a terzi, in ragion dato ponderale elevato (n.35 dosi di cocaina e n.542 dosi di hashish), del frazionamento del sostanza in bustine, delle modalità di detenzione extradomestica e del tentativo di COGNOME disfarsi dell’ hashish (fol. 3-4).
Ritenuto che all’inammissibilità del ricorso segue per legge la condanna della ricorrente pagamento delle spese processuali ed al versamento di una somma di euro 3000 in favore della cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spes processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma, il 19 ottobre 2023.