Sostanza stupefacente: quando la detenzione diventa reato di spaccio
La distinzione tra il consumo personale e la detenzione ai fini di spaccio di una sostanza stupefacente è un confine sottile ma decisivo nel diritto penale. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito quali siano gli elementi oggettivi che permettono di superare la presunzione di uso personale, portando alla condanna del detentore.
I fatti di causa
Il caso trae origine dal controllo di un uomo sorpreso a confabulare con un giovane, il quale si dava immediatamente alla fuga. Durante la perquisizione, venivano rinvenuti circa 30 grammi di hashish, occultati negli indumenti intimi. Successivamente, presso l’abitazione del soggetto, veniva ritrovato un bilancino di precisione. La difesa ha impugnato la sentenza di merito sostenendo che la droga fosse destinata esclusivamente all’uso personale e richiedendo, in subordine, l’applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto.
La decisione della Corte di Cassazione
I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha evidenziato come la valutazione dei giudici di merito fosse corretta e priva di vizi logici. Per configurare il reato di spaccio, non è necessaria la prova di una cessione avvenuta, ma è sufficiente che le modalità di detenzione della sostanza stupefacente indichino in modo univoco una destinazione diversa dal consumo personale.
Gli indici della finalità di spaccio
Nel caso di specie, sono stati ritenuti determinanti tre fattori:
1. Il dato ponderale: 30 grammi di hashish consentivano la creazione di ben 140 dosi medie.
2. Gli strumenti di confezionamento: la presenza di un bilancino di precisione in casa è un forte indizio di attività di spaccio.
3. Le modalità di occultamento: nascondere la droga negli indumenti intimi durante un controllo suggerisce la consapevolezza dell’illiceità della detenzione.
Le motivazioni
Le motivazioni della Suprema Corte si fondano sulla manifesta infondatezza dei motivi di ricorso. In particolare, per quanto riguarda l’esclusione dell’uso personale, la Corte ha sottolineato che il numero elevato di dosi ricavabili e il possesso di strumentazione tecnica (il bilancino) sono elementi incompatibili con la tesi difensiva. Riguardo all’art. 131-bis c.p., la Cassazione ha chiarito che la particolare tenuità del fatto non può essere concessa quando l’offesa al bene giuridico della salute pubblica è significativa. Il dato quantitativo e qualitativo della sostanza stupefacente sequestrata è stato considerato tale da escludere una “scarsa offensività” della condotta.
Le conclusioni
In conclusione, la sentenza ribadisce che la prova della finalità di spaccio può essere raggiunta attraverso elementi indiziari gravi, precisi e concordanti. Il superamento dei limiti quantitativi, unito al possesso di strumenti per la pesatura e a modalità di occultamento sospette, rende estremamente difficile sostenere la tesi del consumo personale. Il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende, confermando la linea rigorosa della giurisprudenza in materia di stupefacenti.
Quando la quantità di droga esclude l’uso personale?
La quantità non è l’unico criterio, ma un dato ponderale elevato, come 30 grammi di hashish atti a produrre 140 dosi, è considerato un forte indizio di finalità di spaccio.
Il possesso di un bilancino di precisione è rilevante per la condanna?
Sì, il ritrovamento di strumenti per la pesatura presso l’abitazione è interpretato dai giudici come prova di un’attività di frazionamento e vendita della sostanza.
Si può ottenere l’assoluzione per particolare tenuità nello spaccio?
L’art. 131-bis c.p. è escluso se la condotta presenta una offensività non scarsa, valutata in base al numero di dosi ricavabili e alla qualità della droga sequestrata.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 49177 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 49177 Anno 2023
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 24/11/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME nato a VITTORIA il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 18/10/2022 della CORTE APPELLO di CATANIA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
p
visti gli atti e la sentenza impugnata;
esaminati i motivi del ricorso di COGNOME NOME
OSSERVA
Ritenuto che il primo motivo risulta manifestamente infondato e riproduttivo di identi censura adeguatamente confutata dalla Corte di appello che ha evidenziato, per escludere che la sostanza stupefacente sequestrata fosse declinata all’uso esclusivamente personale, come fosse significativo il dato ponderale complessivo di circa 30 grammi di hashish da cui era ricavabili 140 dosi, le modalità di detenzione sia indosso che in casa, l’occultamento all’in degli indumenti intimi in occasione di un controllo in cui veniva visto confabulare con un giov che si dava alla fuga, oltre al rinvenimento di un bilancino di precisione presso l’abitazione rilevato che analoghi limiti incontra il secondo motivo attraverso c:ui si deduce la mancat applicazione della causa di non punibilità ex art. 131-bis cod. pen., avendo la Corte territoriale rilevato la non scarsa offensività della condotta in ragione del dato quantitativo e quali della sostanza stupefacente sequestrata;
rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spes processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 24/11/2023