Sostanza Stupefacente DMT: la Cassazione conferma la natura illecita del preparato
Un’ordinanza recente della Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale in materia di stupefacenti, facendo chiarezza sulla classificazione di preparati complessi. Il caso riguardava una sostanza stupefacente DMT (dimetiltriptamina), e la Corte ha respinto il tentativo di farla passare per un semplice decotto naturale non previsto dalla legge, dichiarando il ricorso inammissibile. Analizziamo insieme la decisione e le sue implicazioni.
I Fatti del Caso
La vicenda processuale ha origine da una sentenza della Corte d’Appello che aveva condannato un individuo per reati legati agli stupefacenti. L’imputato ha presentato ricorso in Cassazione, basando la sua difesa su due motivi principali: vizi di motivazione e violazione di legge. Il punto cruciale della sua argomentazione era che la sostanza sequestrata non fosse altro che un decotto di origine naturale, estratto da una pianta non inclusa nelle tabelle del Testo Unico sugli Stupefacenti (d.P.R. 309/1990). Secondo la difesa, quindi, la sostanza non avrebbe dovuto essere considerata illegale.
La Decisione della Corte di Cassazione
La Suprema Corte, con l’ordinanza n. 46283/2023, ha ritenuto il ricorso manifestamente infondato e, di conseguenza, inammissibile. I giudici hanno sottolineato come i motivi del ricorso non fossero altro che la riproposizione di censure già adeguatamente esaminate e respinte dalla Corte d’Appello. La decisione ha quindi confermato integralmente la valutazione del giudice di secondo grado, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Le motivazioni della Cassazione sulla Sostanza stupefacente DMT
Il cuore della motivazione risiede nella corretta qualificazione giuridica della sostanza. La Corte di Cassazione ha evidenziato come la Corte d’Appello avesse già chiarito, in modo ineccepibile, che il prodotto sequestrato non poteva essere considerato un semplice ‘decotto di origine naturale’.
Al contrario, le analisi avevano dimostrato che si trattava di un ‘preparato composto’ che includeva, tra le altre, la sostanza stupefacente DMT. Questo principio attivo, la dimetiltriptamina, era già espressamente ricompreso, al momento del fatto, nelle tabelle allegate al d.P.R. 309/1990 che elencano le sostanze illegali.
In altre parole, non rileva l’origine ‘naturale’ o la forma (decotto, estratto, ecc.) del prodotto finale. Ciò che conta è la presenza, al suo interno, di un principio attivo classificato come stupefacente dalla legge. Il ricorso, pertanto, è stato giudicato infondato perché tentava di aggirare una chiara disposizione normativa basandosi su una distinzione irrilevante ai fini penali.
Conclusioni e Implicazioni Pratiche
Questa ordinanza della Cassazione rafforza un principio consolidato: l’illegalità di una sostanza non dipende dalla sua forma o dal metodo di preparazione, ma dalla presenza di principi attivi vietati dalla legge. La decisione serve da monito: argomentare che un preparato derivi da fonti naturali non è sufficiente a escluderne la natura di sostanza stupefacente DMT o di altre sostanze illecite, se queste sono contenute nel prodotto finale. La legge punisce la sostanza in sé, indipendentemente dal fatto che sia di sintesi o estratta da una pianta, quando è inserita nelle apposite tabelle ministeriali.
Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché i motivi presentati sono stati ritenuti manifestamente infondati e semplici riproduzioni di argomentazioni già adeguatamente respinte dalla Corte d’Appello.
Qual era l’argomento principale della difesa?
La difesa sosteneva che la sostanza sequestrata fosse un decotto di origine naturale, derivato da una pianta non specificamente inclusa nelle tabelle delle sostanze stupefacenti, e che quindi non dovesse essere considerata illegale.
Come ha classificato la Corte la sostanza in questione?
La Corte ha stabilito che la sostanza non era un semplice decotto, ma un preparato composto che conteneva la DMT (dimetiltriptamina), un principio attivo già classificato come stupefacente e inserito nelle tabelle del d.P.R. 309/1990 al momento dei fatti.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 46283 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 46283 Anno 2023
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 02/11/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da: COGNOME NOME nato il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 15/12/2022 della CORTE APPELLO di BOLOGNA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
(5)
visti gli atti e la sentenza impugnata; esaminati i motivi del ricorso di COGNOME NOME
OSSERVA
Ritenuto che i due motivi di ricorso con cui si deducono vizi di motivazione e violazione legge in merito alla natura stupefacente della sostanza, con particolare riferimento alla previsione tabellare all’epoca dei fatti, è manifestamente infondato e riproduttivo di ide censura adeguatamente confutata dalla Corte di appello che ha messo in evidenza che la sostanza sequestrata non potesse ritenersi un decotto di origine naturale in quanto estratto d pianta non ricompresa nelle tabelle di cui al d.P.R. n. 309 del 1990, ma costituisse, invece, preparato composto, tra le altre, dalla sostanza stupefacente denominata “DMT”, già ricompresa, al momento del fatto, nella tabella della citata disposizione normativa (pagg. 5 e 6 senten impugnata);
rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spes processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 02/11/2023