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Sequestro profitto reato: quando il denaro non è legato

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33354/2024, ha annullato un sequestro preventivo di denaro a carico di un soggetto accusato di detenzione di stupefacenti di lieve entità. La Corte ha stabilito che il denaro non può essere considerato ‘profitto del reato’ se il crimine contestato è la mera detenzione, in quanto questa non genera un guadagno. Per configurare un sequestro profitto reato è necessario dimostrare un collegamento diretto con un atto di cessione della sostanza, nesso che in questo caso mancava.

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Pubblicato il 15 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Sequestro Profitto Reato: La Cassazione Annulla Sequestro di Denaro per Sola Detenzione di Droga

Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 33354/2024) offre un importante chiarimento sul tema del sequestro profitto reato in materia di stupefacenti. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: il denaro rinvenuto nella disponibilità di un soggetto accusato di mera detenzione di droga ai fini di spaccio non può essere automaticamente considerato ‘profitto’ e, quindi, non può essere sequestrato come tale se manca la prova di un’effettiva attività di cessione.

I Fatti di Causa

Il caso ha origine da un’ordinanza del Tribunale di Padova che, in sede di riesame, aveva confermato il sequestro preventivo di una somma di denaro trovata in possesso di un individuo. L’uomo era stato arrestato per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti di lieve entità, previsto dall’art. 73, comma 5, del d.P.R. 309/1990. Secondo il Tribunale, poiché l’indagato non svolgeva alcuna attività lavorativa lecita, il denaro doveva considerarsi il profitto della sua attività di spaccio e, pertanto, era soggetto a sequestro.

La difesa dell’indagato ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che mancasse il cosiddetto ‘nesso di pertinenzialità’ tra il denaro e il reato contestato. L’accusa era di detenzione, non di spaccio conclamato. Di conseguenza, il denaro non poteva essere qualificato come profitto diretto di quel specifico illecito.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha accolto il ricorso, annullando l’ordinanza del Tribunale di Padova e rinviando il caso per un nuovo giudizio. I giudici hanno ritenuto fondate le censure della difesa, sottolineando una distinzione cruciale tra la detenzione di sostanze e l’atto di spaccio che genera un profitto.

Le Motivazioni

La sentenza si basa su un’analisi rigorosa del concetto di ‘profitto del reato’ e dei presupposti per l’applicazione del sequestro preventivo.

Il Denaro non è Profitto della Detenzione

Il punto centrale della motivazione è che la condotta di ‘detenzione’ di stupefacenti, di per sé, non produce un profitto. Il profitto, inteso come vantaggio economico, scaturisce da un ‘atto dispositivo’, ovvero dalla vendita o cessione della sostanza a terzi. Poiché all’indagato era contestata solo la detenzione ai fini di spaccio, e non un episodio specifico di vendita, il denaro trovato in suo possesso non poteva essere legalmente qualificato come il profitto di quel reato. Poteva, al più, essere il provento di pregresse e non contestate cessioni, ma il sequestro deve essere legato al reato per cui si procede (fumus commissi delicti).

L’Assenza del Nesso di Pertinenzialità nel sequestro profitto reato

Di conseguenza, viene a mancare il nesso di pertinenzialità richiesto dall’art. 240 del codice penale per procedere a confisca (e quindi a sequestro finalizzato alla confisca). Il denaro non era né il prodotto né il profitto del reato di detenzione. La Corte ha anche escluso che il denaro potesse essere considerato ‘cosa servita a commettere il reato’, poiché la motivazione del Tribunale non forniva elementi in tal senso, ad esempio dimostrando che fosse destinato all’acquisto di altra droga.

Inapplicabilità della Confisca per Sproporzione

Infine, la Cassazione ha escluso la possibilità di applicare al caso la confisca per sproporzione (o allargata), prevista dall’art. 240-bis c.p. La legge vigente al momento del fatto (art. 85 bis d.P.R. 309/1990, prima delle modifiche del 2023) escludeva esplicitamente questa misura per i delitti di lieve entità in materia di stupefacenti. Pertanto, anche questa via per giustificare il sequestro era preclusa.

Le Conclusioni

Questa sentenza ribadisce un principio di garanzia fondamentale nel diritto penale e processuale: le misure cautelari reali, come il sequestro, devono fondarsi su un legame concreto e provato con il reato specifico oggetto di indagine. Non è sufficiente una presunzione basata sulla mancanza di un lavoro lecito per qualificare una somma di denaro come profitto illecito. Per procedere al sequestro profitto reato in casi di detenzione di stupefacenti, l’accusa deve fornire elementi che colleghino quel denaro a specifici atti di cessione, superando la mera ipotesi che derivi da un’attività di spaccio generica e non contestata.

Il denaro trovato addosso a chi detiene droga può essere sempre sequestrato come profitto del reato?
No. La Cassazione ha stabilito che se il reato contestato è la sola ‘detenzione’ ai fini di spaccio, il denaro non può essere considerato ‘profitto’, perché la detenzione in sé non genera un guadagno. Per essere qualificato come profitto, il denaro deve derivare da un atto di cessione (vendita).

Cosa si intende per ‘nesso di pertinenzialità’ tra il denaro sequestrato e il reato?
Si intende il legame diretto e provato tra il bene sequestrato (il denaro) e il reato specifico per cui si procede. In questo caso, la Corte ha ritenuto che il denaro non fosse direttamente collegato al reato di detenzione contestato, ma potesse al massimo derivare da altre condotte di spaccio non oggetto di specifica accusa.

In caso di detenzione di stupefacenti di lieve entità, è possibile la confisca per sproporzione?
No. Secondo la sentenza, per i fatti commessi prima delle modifiche legislative del 2023, la normativa escludeva esplicitamente l’applicazione della confisca per sproporzione (art. 240-bis c.p.) ai reati di detenzione di sostanze stupefacenti di lieve entità.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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