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Sequestro probatorio: anelli avifauna e motivazione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un sequestro probatorio di avifauna con anelli identificativi irregolari. La Corte ha ritenuto che la motivazione del sequestro, basata sulla necessità di “ulteriori accertamenti” sulla regolarità degli anelli, fosse sufficiente e adeguata. Ha inoltre stabilito l’inseparabilità degli anelli dagli animali, giustificando il sequestro di entrambi come corpo del reato.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Sequestro probatorio di avifauna: quando la motivazione è sufficiente

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24747 del 2024, ha affrontato un interessante caso relativo al sequestro probatorio di alcuni esemplari di avifauna, muniti di anelli identificativi considerati irregolari. Questa pronuncia offre importanti chiarimenti sui requisiti di motivazione del decreto di sequestro e sulla definizione di ‘corpo del reato’ in contesti particolari, come quello della detenzione di fauna selvatica.

I fatti del caso: anelli irregolari e il conseguente sequestro

Il procedimento ha origine da un decreto di sequestro probatorio emesso dalla Procura della Repubblica, avente ad oggetto tre esemplari vivi di avifauna. Il motivo del sequestro risiedeva nell’irregolarità degli anelli identificativi apposti sulle zampe degli animali, considerati alla stregua di sigilli dello Stato contraffatti. I reati ipotizzati erano, infatti, la contraffazione di sigilli dello Stato (art. 468 c.p.) e l’esercizio della caccia con mezzi vietati (l. n. 157/1992).

L’indagato ha presentato ricorso al Tribunale del Riesame, che ha parzialmente annullato il decreto ma ha confermato il sequestro per l’avifauna viva. Contro questa decisione, l’interessato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando principalmente due aspetti:
1. La carenza di motivazione del provvedimento, che si limitava a menzionare ‘ulteriori esigenze di accertamento’ senza specificarle.
2. L’illegittimità del sequestro degli animali, sostenendo che solo gli anelli (e non gli uccelli) avrebbero dovuto costituire oggetto del vincolo reale.

La decisione della Cassazione e i principi sul sequestro probatorio

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la legittimità del sequestro. La decisione si fonda su argomentazioni precise che chiariscono i limiti e le modalità di applicazione di questa misura cautelare reale.

La questione della motivazione

Il ricorrente sosteneva che la formula ‘ulteriori accertamenti’ fosse vuota e insufficiente a giustificare il sequestro probatorio. La Cassazione, tuttavia, ha respinto questa tesi. Richiamando un’importante sentenza delle Sezioni Unite (n. 36072/2019, Botticelli), la Corte ha ribadito che la motivazione di un sequestro probatorio, pur dovendo essere specifica, può avere carattere ‘conciso’.

Nel caso di specie, la necessità di accertamenti ulteriori era chiaramente deducibile dal contesto: verificare la regolarità, le fattezze e le modalità di apposizione degli anelli. Questi elementi sono cruciali per determinare se i sigilli siano autentici e se la detenzione degli animali sia lecita. Pertanto, il riferimento a tali verifiche è stato ritenuto un fondamento motivazionale congruo e sufficiente.

L’inseparabilità tra animale e anello

Un altro punto centrale della difesa era la richiesta di dissequestrare gli animali, limitando il vincolo ai soli anelli. Anche questa doglianza è stata giudicata infondata. La Corte ha evidenziato come, secondo le relazioni tecniche, l’anello ‘cilindrico inamovibile’ venga applicato alla zampa dell’uccello quando è ancora un nidiaceo. Con la crescita, la zampa si ingrossa e l’anello non può più essere rimosso senza danneggiare l’animale o alterare l’anello stesso.

Questa ‘inseparabilità’ di fatto rende l’animale e l’anello un unicum inscindibile ai fini probatori. Poiché l’anello contraffatto costituisce il corpo del reato, anche l’animale su cui è apposto in modo inseparabile rientra nell’oggetto del sequestro, in quanto è la cosa su cui il reato è stato commesso.

Le motivazioni della Corte

La Corte ha ritenuto la motivazione del provvedimento impugnato esente dai vizi lamentati. In primo luogo, l’eccezione relativa alla separabilità tra animali e anelli è stata giudicata inammissibile perché proposta per la prima volta in sede di legittimità. Nel merito, è stata comunque definita manifestamente infondata, data l’inseparabilità tecnica descritta dall’esperto ornitologo.

In secondo luogo, la necessità di ‘ulteriori accertamenti’ è stata considerata una motivazione adeguata. Il decreto di sequestro faceva riferimento alla ‘regolarità’ di sigilli identificativi peculiari, la cui specificità giustifica la necessità di analisi approfondite sulle loro caratteristiche e modalità di apposizione. La motivazione, seppur concisa, era quindi sufficientemente ancorata alla necessità di verificare elementi essenziali per la prova del reato.

Le conclusioni

La sentenza consolida l’orientamento secondo cui la motivazione del sequestro probatorio può essere sintetica, a condizione che il riferimento alla necessità di accertamenti sia specifico e logicamente collegato alla natura del bene e al reato ipotizzato. Inoltre, stabilisce un principio importante in materia di fauna selvatica: quando un oggetto costituente corpo di reato (l’anello contraffatto) è fisicamente inseparabile dall’animale, il sequestro si estende legittimamente anche a quest’ultimo. Questo provvedimento rafforza gli strumenti a disposizione dell’autorità giudiziaria per contrastare i reati in materia di caccia e tutela della fauna.

Quando è sufficiente la motivazione di un sequestro probatorio?
Secondo la Corte, la motivazione è sufficiente anche se concisa, purché faccia riferimento alla necessità di un accertamento di regolarità e alla tipologia del bene sequestrato, soprattutto quando questo costituisce corpo del reato. La necessità di ‘ulteriori accertamenti’ è ritenuta congrua se dal contesto del provvedimento si può dedurre quali verifiche siano necessarie.

È possibile sequestrare un animale vivo insieme al suo anello identificativo irregolare?
Sì. Se l’anello, considerato un sigillo dello Stato contraffatto, è applicato in modo ‘inamovibile’ e risulta ‘inseparabile’ dall’animale senza danneggiarlo, allora anche l’animale stesso può essere oggetto di sequestro. In questo caso, l’animale e l’anello formano un tutt’uno che costituisce il corpo del reato.

Cosa succede se un motivo di ricorso viene sollevato per la prima volta davanti alla Corte di Cassazione?
Il motivo viene considerato ‘inedito’ e, di conseguenza, la censura è dichiarata inammissibile. Le questioni devono essere state preventivamente sottoposte al giudice del grado precedente, in questo caso il Tribunale del Riesame, per poter essere validamente esaminate in sede di legittimità.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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