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Sequestro preventivo: ricorso inammissibile, i limiti

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un’indagata contro un’ordinanza di sequestro preventivo per profitto da reato associativo e crediti d’imposta inesistenti. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano aspecifici, limitandosi a riproporre doglianze già respinte in sede di riesame. È stato inoltre ribadito il principio della natura fungibile del denaro, secondo cui la provenienza lecita di alcune somme presenti sul conto corrente non osta al sequestro, qualificato come diretto e non per equivalente.

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Pubblicato il 8 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Sequestro Preventivo: i Limiti del Ricorso in Cassazione

Una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 41226 del 2024, offre importanti chiarimenti sui limiti dell’impugnazione di un sequestro preventivo e sul principio della natura fungibile del denaro. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di un’indagata, confermando il sequestro di ingenti somme e crediti d’imposta ritenuti profitto di reato. Analizziamo i dettagli della vicenda e i principi giuridici affermati.

I Fatti del Caso

Il caso ha origine da un’indagine per reato associativo. Il Giudice per le indagini preliminari aveva disposto un sequestro preventivo nei confronti di un’indagata, avente ad oggetto una somma di oltre centomila euro, considerata profitto del reato, e crediti d’imposta inesistenti per un valore di quasi tre milioni di euro.

Il provvedimento era stato confermato dal Tribunale del riesame. Secondo l’accusa, l’indagata, insieme ad altri, avrebbe messo in atto un raggiro ai danni di diversi imprenditori. Con il pretesto di fornire servizi di sanificazione mai eseguiti, avrebbe ottenuto i loro dati personali per accedere ai rispettivi cassetti fiscali e operare la cessione di crediti d’imposta. L’indagata ha quindi proposto ricorso per cassazione, contestando sia la sussistenza degli indizi di reato (fumus commissi delicti) sia le esigenze cautelari che giustificavano la misura.

Le Ragioni dell’Inammissibilità del Ricorso sul Sequestro Preventivo

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ritenendolo inammissibile per due ragioni principali.

Primo Motivo: Genericità e Aspecificità del Ricorso

La difesa sosteneva che non vi fossero prove del coinvolgimento dell’indagata, che le dichiarazioni a suo carico fossero inattendibili e che mancasse l’elemento soggettivo del dolo. La Cassazione ha però qualificato queste argomentazioni come aspecifiche. Ha ricordato che il ricorso in Cassazione contro misure cautelari reali, come il sequestro preventivo, è consentito solo per ‘violazione di legge’.

Questa nozione include la mancanza assoluta o la motivazione meramente apparente di un provvedimento, ma non la sua presunta illogicità o contraddittorietà. Nel caso di specie, l’indagata si era limitata a riproporre le stesse argomentazioni già presentate e motivatamente respinte dal Tribunale del riesame, senza confrontarsi con le specifiche ragioni della decisione impugnata. Il Tribunale del riesame, infatti, aveva fondato la sua decisione sulle dichiarazioni convergenti di più imprenditori, ritenute sufficienti a configurare il fumus commissi delicti.

Secondo Motivo: La Natura Fungibile del Denaro e le Esigenze Cautelari

La difesa contestava anche la sussistenza delle esigenze cautelari, sostenendo che il pericolo di dispersione del patrimonio fosse solo ipotetico e che parte del denaro sequestrato avesse un’origine lecita (stipendio e bonifico del marito). La Corte ha ritenuto anche questo motivo manifestamente infondato.

In primo luogo, ha affermato che la motivazione del provvedimento, seppur sintetica, era sufficiente a giustificare il pericolo concreto di dispersione dei beni, data la loro natura (denaro e crediti facilmente trasferibili).

In secondo luogo, e questo è il punto cruciale, ha richiamato il consolidato principio della natura fungibile del denaro. Secondo la giurisprudenza delle Sezioni Unite, la confisca del denaro che costituisce profitto di reato è sempre da considerarsi ‘diretta’ e non ‘per equivalente’. Ciò significa che, a causa della sua natura fungibile, il denaro illecito si confonde con il resto del patrimonio. Di conseguenza, qualsiasi somma di denaro trovata nella disponibilità dell’indagato può essere sequestrata, essendo irrilevante l’eventuale prova dell’origine lecita di una parte specifica di essa.

le motivazioni

Le motivazioni della Corte si basano su due pilastri fondamentali della procedura penale in materia di misure cautelari. Il primo è il perimetro ristretto del giudizio di legittimità: la Cassazione non può riesaminare il merito dei fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge e la coerenza logica della motivazione, quando questa è del tutto assente o apparente. Riproporre le stesse argomentazioni già esaminate e respinte in sede di riesame rende il ricorso generico e, quindi, inammissibile.

Il secondo pilastro è la natura del denaro come bene fungibile. Questa fictio iuris permette di superare l’impossibilità pratica di distinguere, all’interno di un patrimonio, il denaro di provenienza lecita da quello di provenienza illecita. Se il profitto del reato è una somma di denaro, lo Stato può apprendere una somma equivalente dal patrimonio del reo, e tale apprensione è considerata confisca diretta del profitto. Questa interpretazione rafforza notevolmente l’efficacia degli strumenti di contrasto alla criminalità economica.

le conclusioni

La sentenza in esame consolida principi giurisprudenziali di grande importanza pratica. Sottolinea come, per impugnare efficacemente un sequestro preventivo in Cassazione, sia necessario evidenziare una chiara ‘violazione di legge’ e non limitarsi a contestare la valutazione dei fatti operata dai giudici di merito. Inoltre, riafferma con forza che la provenienza lecita di alcune somme di denaro non è un argomento sufficiente a proteggerle dal sequestro, quando vi sono gravi indizi che il patrimonio dell’indagato sia stato accresciuto dai proventi di un reato. Una lezione importante per chiunque si trovi ad affrontare misure di aggressione patrimoniale nel contesto di un procedimento penale.

Perché il ricorso contro il sequestro preventivo è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché ritenuto aspecifico. L’indagata si è limitata a riproporre le stesse argomentazioni già esaminate e respinte dal Tribunale del riesame, senza sollevare una vera e propria ‘violazione di legge’, unico motivo valido per un ricorso in Cassazione contro provvedimenti cautelari reali.

Il denaro di provenienza lecita presente su un conto corrente può essere sequestrato se confuso con fondi illeciti?
Sì. Secondo la sentenza, a causa della natura fungibile del denaro, il profitto illecito si confonde con il patrimonio dell’indagato. Di conseguenza, qualsiasi somma di denaro nella sua disponibilità può essere oggetto di sequestro diretto, e non è rilevante dimostrare la provenienza lecita di una parte specifica dei fondi.

Quali sono i limiti del ricorso in Cassazione avverso un sequestro preventivo?
Il ricorso in Cassazione contro un provvedimento di sequestro preventivo può essere proposto solo per ‘violazione di legge’. Questa categoria include la mancanza totale di motivazione o una motivazione puramente apparente, ma esclude la possibilità di contestare vizi come la contraddittorietà o la manifesta illogicità della motivazione, che attengono al merito della valutazione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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