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Sequestro preventivo: legittimo anche senza gravi indizi

La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un sequestro preventivo disposto sui beni di una società per truffa aggravata. La Corte ha stabilito che la misura è valida se sussiste il ‘fumus commissi delicti’ (l’apparenza del reato), anche se le misure cautelari personali nei confronti degli amministratori sono state revocate per assenza di ‘gravi indizi di colpevolezza’. Viene così chiarito che i presupposti per le misure reali e personali sono differenti e indipendenti.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Sequestro Preventivo: Quando è Legittimo Anche Senza Gravi Indizi di Colpevolezza

Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha affrontato un tema cruciale in materia di misure cautelari reali, chiarendo la netta distinzione tra i presupposti per il sequestro preventivo dei beni di una società e quelli per l’applicazione di misure cautelari personali nei confronti dei suoi amministratori. La decisione sottolinea che l’esistenza del fumus commissi delicti è sufficiente a giustificare il vincolo sui beni, indipendentemente dalla sussistenza di gravi indizi di colpevolezza a carico delle persone fisiche indagate.

I Fatti del Caso: Contributi Pubblici e Ipotesi di Truffa

Il caso trae origine da un’indagine per truffa aggravata legata a contributi pubblici per un valore di 315.000 euro, erogati da un ente statale a una società a responsabilità limitata. A seguito delle indagini, il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) aveva disposto un sequestro preventivo diretto e per equivalente sui conti correnti e sui beni della società, finalizzato alla confisca del profitto del reato.

La società aveva impugnato il provvedimento davanti al Tribunale del Riesame, il quale aveva però confermato la misura. La difesa della società ha quindi proposto ricorso per Cassazione, basando le proprie argomentazioni su due punti principali.

Le Argomentazioni Difensive e la Logica del Sequestro Preventivo

La società ricorrente sosteneva che il sequestro preventivo fosse illegittimo. In primo luogo, evidenziava come lo stesso GIP, dopo gli interrogatori di garanzia, avesse revocato le misure cautelari personali nei confronti degli indagati, escludendo la presenza di una ‘gravità indiziaria’ a loro carico. Secondo la difesa, questa decisione avrebbe dovuto necessariamente indebolire il fumus commissi delicti, ovvero l’apparenza del reato, che è il fondamento del sequestro stesso.

In secondo luogo, la società lamentava la mancanza di motivazione riguardo al periculum in mora (il pericolo nel ritardo), sostenendo di possedere un patrimonio immobiliare e mobiliare di valore ampiamente superiore alla somma sequestrata, tale da garantire un’eventuale restituzione. Il blocco dei conti correnti, pertanto, appariva come una misura sproporzionata e paralizzante per l’attività aziendale.

Le Motivazioni della Decisione della Suprema Corte

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, fornendo chiarimenti fondamentali sulla disciplina del sequestro preventivo. Gli Ermellini hanno ribadito che il ricorso in sede di legittimità contro le misure cautelari reali è consentito solo per ‘violazione di legge’. Tale violazione sussiste in caso di motivazione assente o meramente apparente, ma non quando la motivazione, seppur sintetica, esiste ed è logicamente coerente.

Nel merito, la Corte ha smontato la tesi difensiva principale, spiegando la differenza sostanziale tra i presupposti delle misure cautelari reali e quelli delle misure personali:

1. Presupposti Diversi: Per il sequestro preventivo è sufficiente il fumus commissi delicti, ossia la semplice esistenza di elementi che facciano apparire verosimile la commissione di un reato. Per le misure cautelari personali (come arresti o obblighi di firma) è invece richiesta la ‘gravità indiziaria’, un presupposto ben più stringente che implica un giudizio di alta probabilità di colpevolezza a carico della persona.
2. Indipendenza delle Misure: La revoca di una misura personale per assenza di gravi indizi non determina automaticamente l’illegittimità del sequestro reale. Quest’ultimo si fonda su una valutazione oggettiva della pertinenza dei beni al reato e sulla necessità di impedirne la dispersione, a prescindere dall’individuazione certa degli autori.

Il Tribunale del Riesame, secondo la Cassazione, aveva correttamente motivato la sussistenza del fumus sulla base di elementi concreti, come il rinvenimento di macchinari acquistati con i fondi pubblici in un luogo diverso dalla sede sociale, ancora imballati e inutilizzabili. Tale circostanza rafforzava l’ipotesi che i fondi non fossero stati impiegati per le finalità produttive dichiarate, integrando così l’ipotesi di truffa.

Conclusioni e Implicazioni Pratiche

La sentenza consolida un principio di fondamentale importanza: la lotta alla criminalità economica, specialmente quando coinvolge fondi pubblici, può procedere efficacemente attraverso il blocco dei patrimoni illeciti anche quando le prove a carico dei singoli soggetti non hanno ancora raggiunto il grado di ‘gravità indiziaria’. Il sequestro preventivo si conferma uno strumento autonomo, la cui legittimità dipende dalla configurabilità astratta del reato e dal rischio di dispersione del profitto, garantendo così che le somme potenzialmente illecite siano messe al sicuro in attesa della definizione del giudizio. Per le imprese, ciò significa che la presenza di anomalie nella gestione dei finanziamenti può giustificare il congelamento delle risorse, anche se le responsabilità individuali non sono ancora state pienamente accertate.

Un sequestro preventivo sui beni di una società può essere mantenuto anche se vengono revocate le misure cautelari personali contro gli amministratori?
Sì. La Corte di Cassazione chiarisce che per il sequestro preventivo è sufficiente il fumus commissi delicti (l’apparenza di reato), un presupposto diverso e meno stringente rispetto alla ‘gravità indiziaria’ richiesta per le misure personali. La mancanza di quest’ultima non inficia la validità del sequestro reale.

È possibile contestare un sequestro preventivo in Cassazione lamentando una motivazione inadeguata del tribunale?
Solo in casi limitati. Il ricorso in Cassazione per misure cautelari reali è ammesso solo per ‘violazione di legge’. Ciò include la mancanza totale di motivazione o una motivazione puramente apparente, ma non consente una valutazione nel merito della congruità della motivazione fornita dal giudice del riesame.

La società può offrire in garanzia altri beni di valore superiore per ottenere la revoca del sequestro sui conti correnti?
No, non in sede di legittimità. La Corte ha ritenuto tali censure generiche e relative alla fase esecutiva del sequestro, non alla sua legittimità originaria. Inoltre, ha sottolineato la necessità di bloccare i fondi liquidi, ritenuti il profitto diretto del reato e a maggior rischio di dispersione rispetto a beni meno liquidabili.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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