LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Sequestro preventivo animali: la Cassazione decide

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una proprietaria contro il sequestro preventivo dei suoi animali (un cane e un gatto). La Corte ha ribadito che per l’adozione di tale misura cautelare è sufficiente una valutazione sommaria della parvenza del reato (fumus delicti), che nel caso di abbandono di animali può sussistere anche per sola colpa, senza la necessità di accertare il dolo. Il ricorso è stato respinto confermando la validità del sequestro preventivo animali disposto in precedenza.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Sequestro Preventivo Animali: Quando è Legittimo? L’Analisi della Cassazione

Il tema della tutela degli animali è sempre più centrale nel dibattito giuridico e sociale. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha offerto importanti chiarimenti sui presupposti per l’adozione del sequestro preventivo animali, una misura cautelare volta a proteggerli da situazioni di sofferenza. Il caso in esame riguarda il ricorso di una proprietaria contro il sequestro di un cane e una gattina, confermando come, in questa fase, sia sufficiente la semplice ‘parvenza’ del reato, senza la necessità di un accertamento pieno della colpevolezza.

I Fatti del Caso: Abbandono o Affidamento?

La vicenda ha origine da un decreto di sequestro preventivo emesso dal GIP di un tribunale toscano nei confronti di un cane e una gattina. Il provvedimento era stato convalidato in relazione al reato di cui all’art. 727, comma 2, del codice penale, che punisce chi detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze.

La proprietaria degli animali aveva impugnato il provvedimento, sostenendo di essersi dovuta allontanare con urgenza dalla città a seguito di una denuncia sporta contro il suo ex compagno. Affermava, inoltre, di aver comunque assicurato la custodia degli animali a un altro soggetto, provando tale circostanza tramite conversazioni su un’app di messaggistica.

I Motivi del Ricorso in Cassazione

Di fronte alla conferma del sequestro da parte del tribunale del riesame, la donna ha proposto ricorso per Cassazione, basandolo su quattro principali motivi:
1. Violazione di legge e vizio di motivazione: il tribunale non avrebbe considerato la sua difesa sull’allontanamento urgente e sull’affidamento degli animali.
2. Assenza di motivazione e del dolo: il provvedimento impugnato sarebbe stato generico e non avrebbe valutato l’assenza di intenzione di nuocere agli animali.
3. Errata nomina del custode: la nomina di un custode terzo non sarebbe prevista per il tipo di reato ipotizzato.
4. Vizio di notifica: l’erronea dichiarazione di irreperibilità della proprietaria.

La Valutazione del Sequestro Preventivo Animali da Parte della Corte

La Corte di Cassazione ha esaminato congiuntamente i primi due motivi, ritenendoli entrambi infondati. I giudici hanno chiarito un principio fondamentale in materia di misure cautelari reali: per disporre il sequestro preventivo animali, al giudice è richiesta una valutazione sommaria del cosiddetto ‘fumus del reato’. Non è necessario un accertamento completo e definitivo del fatto, ma è sufficiente che emergano elementi tali da rendere verosimile la sussistenza del reato.

Nel caso specifico, i dati disponibili descrivevano una situazione di completo abbandono che aveva causato gravi sofferenze agli animali. La Corte ha sottolineato che il reato contestato è una contravvenzione, e come tale è punibile non solo per dolo (la volontà di commettere il fatto), ma anche per semplice colpa (negligenza, imprudenza). La ricorrente non è riuscita a dimostrare in modo evidente e immediato (ictu oculi) l’assenza di qualsiasi elemento soggettivo a suo carico.

La Decisione sui Motivi Procedurali

Anche gli altri due motivi sono stati dichiarati inammissibili. La questione sulla nomina del custode è stata rigettata perché non era stata sollevata nel precedente grado di giudizio (il riesame), rappresentando quindi una doglianza nuova e tardiva. Per quanto riguarda il vizio di notifica, la Corte ha osservato che la ricorrente non ha subito alcun pregiudizio concreto, avendo di fatto ricevuto notizia del decreto e avendolo impugnato tempestivamente.

le motivazioni

La decisione della Corte si fonda su principi consolidati della procedura penale. In primo luogo, la valutazione richiesta per il sequestro preventivo è sommaria e limitata al ‘fumus delicti’, ovvero alla plausibilità dell’ipotesi di reato. Approfondire l’elemento soggettivo (dolo o colpa) in modo definitivo è un compito riservato al giudizio di merito e non alla fase cautelare. In secondo luogo, il reato di maltrattamento o abbandono di animali, essendo una contravvenzione, non richiede necessariamente l’intenzione di nuocere, ma può essere integrato anche da una condotta negligente che provochi sofferenza all’animale. Infine, la Corte ribadisce il principio secondo cui non possono essere proposti in sede di legittimità motivi di ricorso non precedentemente dedotti nei gradi di merito.

le conclusioni

La sentenza conferma la linea rigorosa della giurisprudenza a tutela degli animali. Chi possiede un animale ha un preciso dovere di cura e non può giustificare una situazione di abbandono e sofferenza con motivazioni personali, a meno che non dimostri di aver adottato tutte le misure necessarie per garantire il benessere dell’animale. Per contestare un sequestro preventivo animali, non è sufficiente negare l’intenzione di far loro del male, ma è necessario provare, in modo evidente, di non aver agito neppure con negligenza. La decisione finale sottolinea come la priorità, in fase cautelare, sia quella di interrompere la condotta potenzialmente dannosa per l’animale.

Per disporre il sequestro preventivo di animali è necessario provare con certezza il dolo del proprietario?
No, secondo la Corte di Cassazione, per il sequestro preventivo è sufficiente una valutazione sommaria del ‘fumus’ del reato, ovvero la parvenza della sua esistenza. Il reato di abbandono di animali è una contravvenzione, punibile anche solo per colpa (negligenza), quindi non è richiesta la prova certa del dolo in fase cautelare.

È possibile presentare per la prima volta in Cassazione un motivo di ricorso non discusso nei gradi precedenti?
No, la sentenza stabilisce che è inammissibile un motivo di ricorso proposto per la prima volta in Cassazione se non era stato sollevato nel precedente grado di giudizio (in questo caso, il riesame).

Cosa significa che il ricorso è ‘inammissibile’?
Significa che il ricorso non può essere esaminato nel merito dalla Corte perché privo dei requisiti richiesti dalla legge. L’inammissibilità si verifica, ad esempio, quando i motivi non sono consentiti o sono proposti per la prima volta in Cassazione. La conseguenza è la conferma del provvedimento impugnato e la condanna del ricorrente alle spese processuali e a una sanzione pecuniaria.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Articoli correlati