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Sequestro per equivalente: responsabilità solidale

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro un’ordinanza di sequestro preventivo per un valore di oltre 600.000 euro. Il caso riguarda la distrazione di fondi pubblici ottenuti tramite un finanziamento garantito dallo Stato. La Corte ha confermato la validità del sequestro per equivalente sull’intero importo del profitto del reato a carico di un singolo concorrente, in applicazione del principio solidaristico che regola il concorso di persone nel reato. Ha inoltre stabilito l’utilizzabilità delle dichiarazioni rese dal denunciante, poi divenuto co-indagato, in quanto spontaneamente presentate prima dell’avvio formale delle indagini a suo carico.

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Pubblicato il 17 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Sequestro per equivalente: la Cassazione conferma la responsabilità solidale

Con la sentenza n. 24914/2023, la Corte di Cassazione affronta due temi cruciali in materia di misure cautelari reali: l’utilizzabilità delle dichiarazioni del denunciante, poi indagato, e l’applicazione del sequestro per equivalente nei reati commessi in concorso. La pronuncia chiarisce che ogni concorrente può essere chiamato a rispondere per l’intero profitto illecito, indipendentemente dalla quota effettivamente percepita.

I Fatti di Causa

La vicenda trae origine da un finanziamento di circa 840.000 euro, garantito dallo Stato, concesso a una società a responsabilità limitata per sostenere costi del personale e investimenti produttivi. Una volta erogata la somma, l’assetto societario cambia e i fondi vengono sistematicamente distratti dalle finalità previste.

Le somme vengono utilizzate per:
* Pagamenti a favore di due soggetti per presunte e fittizie consulenze professionali.
* Un ingente trasferimento a una società holding.
* Prelievi per acconti su dividendi e utili futuri.
* Pagamenti a favore di un’altra società agricola riconducibile a uno degli indagati.

Le indagini partono a seguito di un esposto presentato da uno dei soci iniziali, il quale, successivamente, viene a sua volta indagato nel medesimo procedimento. Il Tribunale del riesame, in sede di rinvio, dispone un sequestro preventivo, anche per equivalente, di oltre 600.000 euro a carico di due indagati per il reato di malversazione a danno dello Stato (art. 316-bis c.p.), ritenendoli responsabili della distrazione dei fondi pubblici.

Le Questioni Giuridiche Affrontate

Uno degli indagati ricorre in Cassazione sollevando due principali motivi di doglianza:

1. Inutilizzabilità delle dichiarazioni accusatorie: Secondo la difesa, le dichiarazioni contenute nell’esposto del co-indagato non sarebbero utilizzabili, poiché quest’ultimo, avendo assunto la veste di indagato, non avrebbe potuto testimoniare. L’inutilizzabilità, a dire del ricorrente, dovrebbe valere erga omnes, cioè nei confronti di tutti.
2. Errata quantificazione del sequestro: Il ricorrente lamenta che l’importo sequestrato (oltre 600.000 euro) sia sproporzionato rispetto alla sua presunta partecipazione, documentata da fatture per un importo di circa 68.000 euro.

Le motivazioni della Cassazione: Utilizzabilità della denuncia e sequestro per equivalente

La Suprema Corte ha respinto entrambe le argomentazioni, dichiarando il ricorso inammissibile.

Per quanto riguarda il primo motivo, la Corte ha chiarito una distinzione fondamentale. Le dichiarazioni contenute in una denuncia presentata spontaneamente, quando ancora non è in corso alcuna indagine a carico del dichiarante, sono pienamente utilizzabili nella fase delle indagini preliminari. La denuncia è un atto che per sua natura evidenzia la spontaneità dell’autore nel portare a conoscenza dell’autorità giudiziaria determinate notizie. La successiva iscrizione del denunciante nel registro degli indagati non può invalidare retroattivamente l’atto di denuncia, che rimane un elemento valido per l’apprezzamento del fumus commissi delicti nella fase cautelare.

Relativamente al secondo motivo, il più rilevante, la Cassazione ha ribadito un principio consolidato in materia di sequestro per equivalente in caso di concorso di persone nel reato. La misura cautelare può colpire, indifferentemente, uno qualsiasi dei concorrenti per l’intera entità del profitto illecito accertato. Questo principio si fonda sulla natura solidale della responsabilità nel concorso di reati: ogni correo contribuisce a un’azione delittuosa unitaria e, di conseguenza, l’imputazione dell’intera azione si estende a ciascuno.

La Corte specifica che non rileva la quota di profitto effettivamente percepita dal singolo concorrente, né il fatto che questi sia entrato o meno nella disponibilità materiale di una parte del provento illecito. La finalità del sequestro per equivalente è quella di neutralizzare il vantaggio economico derivante dal crimine, e tale vantaggio è riferibile all’intera attività delittuosa, a prescindere da come sia stato poi ripartito tra i correi.

Le conclusioni

La sentenza consolida due importanti principi giurisprudenziali. In primo luogo, conferma la piena legittimità dell’uso di una denuncia spontanea come fonte di prova nella fase cautelare, anche se il denunciante diventa in seguito co-indagato. In secondo luogo, e con maggiore impatto pratico, riafferma la logica solidaristica che governa il sequestro per equivalente nei reati plurisoggettivi. Chi partecipa a un reato risponde non solo per la sua condotta, ma per il risultato complessivo dell’azione criminale. Pertanto, può vedersi aggredire il proprio patrimonio per un valore corrispondente all’intero profitto del reato, anche se la sua parte è stata minima. Una decisione che sottolinea la severità delle misure ablatorie nel contrasto alla criminalità economica.

Le dichiarazioni contenute in una denuncia sono utilizzabili se il denunciante diventa poi indagato nello stesso procedimento?
Sì, la Corte di Cassazione ha stabilito che una denuncia presentata spontaneamente prima che siano in corso indagini a carico del dichiarante è pienamente utilizzabile nella fase delle indagini preliminari per valutare la sussistenza dei presupposti per una misura cautelare.

In un reato commesso da più persone, il sequestro può colpire un solo indagato per l’intero profitto?
Sì, secondo il principio solidaristico che regola il concorso di persone nel reato, il sequestro per equivalente può essere disposto indifferentemente nei confronti di ciascuno dei concorrenti anche per l’intera entità del profitto accertato, a prescindere dalla quota da lui effettivamente percepita.

La quantificazione del sequestro per equivalente a carico di un concorrente dipende dalla somma che ha materialmente ricevuto?
No, la quantificazione del sequestro non dipende dalla quota di profitto attribuibile al singolo. La misura può interessare l’intera entità del profitto del reato, anche qualora il singolo concorrente non sia entrato nella disponibilità di alcuna parte del provento illecito.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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