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Risparmio di spesa: profitto del reato ambientale?

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 45314/2023, ha stabilito che il profitto del reato di traffico illecito di rifiuti può consistere nel risparmio di spesa derivante dal mancato smaltimento del percolato in una discarica. La Corte ha rigettato il ricorso di un’amministratrice, confermando che i costi “doverosi” evitati costituiscono un vantaggio economico diretto e immediato, suscettibile di sequestro per equivalente, anche se la società gestrice avesse in astratto diritto al recupero di tali costi.

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Pubblicato il 20 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Risparmio di Spesa: Quando il Mancato Costo Diventa Profitto del Reato Ambientale

La Corte di Cassazione, con la recente sentenza n. 45314 del 2023, è tornata su un tema cruciale nel diritto penale ambientale: la nozione di profitto confiscabile, in particolare quando questo consiste in un risparmio di spesa. Il caso analizzato riguarda la gestione di una grande discarica e il mancato trattamento del percolato, un’omissione che, secondo l’accusa, ha generato un ingente vantaggio economico per la società gestrice. Vediamo nel dettaglio la vicenda e i principi affermati dai giudici.

I Fatti del Processo

La vicenda giudiziaria trae origine da un’indagine sul reato di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti (art. 452-quaterdecies c.p.). L’accusa contestava alla società che gestiva una nota discarica, e in particolare a una sua dirigente, di aver omesso l’emungimento e il corretto smaltimento del percolato prodotto nel sito tra il 2009 e il 2018. Tale condotta avrebbe generato un ingente profitto, quantificato inizialmente in oltre 190 milioni di euro.

A seguito di varie fasi processuali, il Tribunale di Roma, in sede di riesame, aveva rideterminato il valore del profitto confiscabile in circa 48,8 milioni di euro. Questa somma corrispondeva, secondo i giudici, al risparmio di spesa ottenuto dalla società per non aver drenato e trattato il percolato come previsto dalla legge. La quantificazione si basava su una perizia tecnica disposta in sede di incidente probatorio. Contro questa decisione, la dirigente della società ha proposto ricorso in Cassazione.

Il Risparmio di Spesa come Profitto del Reato

Il nucleo centrale del ricorso verteva sulla legittimità di considerare il risparmio di spesa come profitto del reato. La difesa sosteneva che tale risparmio non fosse un vantaggio economico concreto, ma un mero costo non sostenuto, che peraltro la società avrebbe avuto diritto a recuperare attraverso le tariffe. Inoltre, si contestava la possibilità di disporre un sequestro per equivalente su un profitto ‘immateriale’ come il risparmio di un costo.

La Cassazione ha respinto integralmente questa linea difensiva, ribadendo un principio consolidato nella sua giurisprudenza. Il profitto di un reato non è solo un guadagno positivo (un incremento patrimoniale), ma può consistere anche in un vantaggio economico derivante dal mancato sostenimento di costi che la legge impone. Questo è particolarmente vero per i reati ambientali, dove l’illecito spesso consiste proprio nell’evitare le onerose procedure di smaltimento e messa in sicurezza.

La Quantificazione del Profitto e l’Irrilevanza del Diritto al Rimborso

Un altro punto contestato dalla difesa riguardava la metodologia di calcolo del profitto. La Cassazione ha ritenuto corretto il ragionamento del Tribunale, che ha parametrato il risparmio all’intero volume di percolato che avrebbe dovuto essere trattato nel periodo 2009-2018 per mantenere in sicurezza la discarica, e non solo a quello presente in un determinato momento.

I giudici hanno utilizzato un criterio prudenziale, basandosi sulla stima minima del percolato prodotto e sul costo minimo di smaltimento indicati dalla perizia. Questo approccio, secondo la Corte, garantisce una quantificazione del profitto ancorata a dati oggettivi e plausibili.

le motivazioni

La Corte ha specificato che il profitto confiscabile deve essere il vantaggio economico ricavato in via immediata e diretta dal reato. Nel caso di specie, il mancato esborso per lo smaltimento del percolato è una conseguenza diretta e indefettibile dell’omissione contestata. Si tratta di costi ‘doverosi’ che sono stati evitati proprio a causa della condotta illecita.

La Corte ha inoltre chiarito un aspetto fondamentale: l’eventuale diritto della società a ottenere un rimborso di tali costi in un secondo momento è irrilevante. Tale diritto, infatti, era subordinato a precisi adempimenti (come la redazione periodica del bilancio idrologico), che la società ha deliberatamente omesso. La scelta di non anticipare le spese necessarie e di non seguire le procedure legali per il loro eventuale recupero è stata una decisione preliminare che ha dato origine al risparmio illecito. La confisca per equivalente, infine, è lo strumento previsto proprio per le ipotesi in cui il profitto diretto (come un risparmio di spesa) non sia materialmente apprensibile.

le conclusioni

La sentenza consolida l’orientamento secondo cui il risparmio di spesa è una forma di profitto pienamente confiscabile, specialmente in materia ambientale. La decisione invia un messaggio chiaro: eludere i costi imposti dalla normativa a tutela dell’ambiente costituisce un vantaggio economico illecito che può essere aggredito dallo Stato. Per le aziende, ciò significa che la valutazione del rischio penale non può prescindere da una corretta stima e gestione dei costi ambientali obbligatori, poiché il loro mancato sostenimento può tradursi in un ‘profitto’ perseguibile penalmente e suscettibile di sequestro.

Il denaro risparmiato non rispettando un obbligo di legge ambientale può essere considerato profitto del reato?
Sì. La Corte di Cassazione ha confermato che il risparmio di spesa, ovvero il mancato esborso di costi che erano legalmente ‘doverosi’, costituisce un vantaggio economico immediato e diretto derivante dal reato, e come tale è qualificabile come profitto confiscabile.

È possibile sequestrare beni per un valore equivalente al profitto quando questo consiste in un ‘risparmio di spesa’?
Sì. La Corte ha ribadito che il sequestro e la successiva confisca per equivalente sono previsti proprio per le situazioni in cui il profitto del reato non è un bene materiale direttamente rintracciabile nel patrimonio del reo, come nel caso di un risparmio di spesa. Si aggrediscono quindi altri beni di valore corrispondente.

Il fatto che una società potesse teoricamente chiedere il rimborso dei costi ambientali sostenuti la protegge dal sequestro del ‘risparmio di spesa’ se tali costi non vengono affrontati?
No. Secondo la sentenza, il potenziale diritto al rimborso è irrilevante. Ciò che conta è che la società ha scelto di non anticipare le spese necessarie e di non adempiere agli obblighi procedurali richiesti per ottenere il rimborso (come redigere il bilancio idrologico). Questa scelta ha generato un risparmio di spesa illecito e quindi confiscabile.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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