Risarcimento del danno: quando è valido per l’attenuante?
La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 45015/2023, ha fornito importanti chiarimenti sui requisiti necessari per il riconoscimento della circostanza attenuante del risarcimento del danno. La decisione sottolinea due principi fondamentali: la necessità che la riparazione sia ‘integrale’ e che si estenda a tutte le persone danneggiate dal reato, non solo al proprietario dei beni sottratti. Analizziamo nel dettaglio la pronuncia.
I Fatti di Causa
Il caso trae origine dal ricorso presentato da un imputato avverso una sentenza della Corte d’Appello di Bologna. L’imputato lamentava, in primo luogo, il mancato riconoscimento dell’attenuante del risarcimento del danno, prevista dall’art. 62 n. 6 del codice penale. In secondo luogo, contestava la decisione dei giudici di non considerare le circostanze attenuanti generiche come prevalenti sull’aggravante contestata.
Il ricorrente sosteneva di aver risarcito il danno, ma la Corte d’Appello aveva ritenuto tale riparazione non sufficiente a integrare i requisiti richiesti dalla legge, portando la questione dinanzi alla Suprema Corte.
L’Analisi della Corte sul risarcimento del danno
La Cassazione ha dichiarato il primo motivo di ricorso manifestamente infondato, cogliendo l’occasione per ribadire i principi consolidati in materia. Per reati complessi come la rapina, che ledono più interessi (il patrimonio e l’integrità fisica/morale della vittima), l’attenuante può essere concessa solo se la riparazione è completa.
L’Integrità del Risarcimento e la Pluralità di Vittime
La Corte ha specificato che il risarcimento del danno deve soddisfare due condizioni cruciali:
1. Deve essere integrale: La riparazione deve coprire la totalità degli effetti dannosi causati dal reato, sia patrimoniali che non patrimoniali.
2. Deve riguardare tutte le persone danneggiate: In un reato come la rapina, le vittime possono essere più di una. Ad esempio, il proprietario del bene sottratto e la persona che subisce la violenza o la minaccia. L’attenuante non può essere concessa se il risarcimento viene effettuato solo nei confronti di una delle parti lese.
Inoltre, la Corte ha sottolineato che la valutazione sulla corrispondenza tra il danno effettivo e la transazione economica spetta esclusivamente al giudice di merito. Anche se la vittima si dichiara ‘soddisfatta’, il giudice può, con adeguata motivazione, ritenere il risarcimento parziale e non idoneo a integrare l’attenuante.
La Questione delle Attenuanti Generiche
Anche il secondo motivo di ricorso è stato respinto, in quanto ritenuto inammissibile. La Cassazione ha ricordato che il bilanciamento tra circostanze aggravanti e attenuanti è una valutazione discrezionale tipica del giudice di merito.
Questo tipo di valutazione sfugge al sindacato di legittimità della Cassazione, a meno che non sia il risultato di un ragionamento palesemente illogico, arbitrario o privo di motivazione. Nel caso di specie, la Corte d’Appello aveva fornito una motivazione sufficiente e coerente, rendendo la censura dell’imputato un tentativo inammissibile di ottenere una nuova valutazione dei fatti.
Le Motivazioni della Decisione
La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso sulla base di due pilastri argomentativi. Primo, il diniego dell’attenuante del risarcimento del danno era giuridicamente corretto, poiché la Corte d’Appello si era attenuta ai principi consolidati che richiedono una riparazione totale e onnicomprensiva verso tutti i soggetti lesi. Secondo, la critica sul bilanciamento delle circostanze si configurava come una richiesta di riesame del merito, attività preclusa alla Corte di Cassazione, il cui compito è vigilare sulla corretta applicazione della legge e non sui fatti.
Conclusioni
Questa ordinanza riafferma con chiarezza la severità dei requisiti per l’applicazione dell’attenuante del risarcimento del danno. La lezione per la pratica legale è inequivocabile: per sperare in una riduzione di pena, la riparazione non può essere simbolica o parziale. Deve essere effettiva, integrale e rivolta a chiunque abbia subito un pregiudizio dal reato. La decisione finale sulla sua adeguatezza rimane una prerogativa insindacabile del giudice di merito, a patto che sia sorretta da una motivazione logica e completa.
Per ottenere l’attenuante del risarcimento del danno in un reato come la rapina, è sufficiente risarcire solo il proprietario del bene sottratto?
No. La Corte di Cassazione ha ribadito che il risarcimento deve essere integrale e rivolto a tutte le persone danneggiate, quindi sia al proprietario del bene che a chiunque abbia subito la violenza o la minaccia, se persona diversa.
La dichiarazione della vittima di essere pienamente soddisfatta del risarcimento ricevuto è vincolante per il giudice?
No. Il giudice ha il potere-dovere di valutare se il risarcimento offerto sia effettivamente integrale e corrisponda a tutti i danni patiti. Può disattendere la dichiarazione della parte lesa, fornendo un’adeguata motivazione.
È possibile chiedere alla Corte di Cassazione di rivalutare il bilanciamento tra circostanze attenuanti e aggravanti fatto dal giudice di merito?
Generalmente no. Il giudizio di comparazione tra le circostanze è una valutazione discrezionale del giudice di merito. La Cassazione può intervenire solo se tale valutazione è palesemente illogica, arbitraria o priva di motivazione sufficiente, non per riesaminare i fatti.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 45015 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 45015 Anno 2023
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME
Data Udienza: 10/10/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da: NOME nato il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 14/03/2023 della CORTE APPELLO di BOLOGNA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
letto il ricorso di NOME;
ritenuto che il primo motivo di ricorso, con cui si deduce violazione di legge in ordine diniego della circostanza attenuante del risarcimento del danno, è manifestamente infondato essendosi la Corte di appello (cfr., pag. 2 della sentenza impugnata) conformata ai princip costantemente ribaditi in sede di legittimità secondo cui, in tema di rapina, l’integrità riparazioni, ai fini della applicazione della circostanza attenuante di cui all’art. 62 n. 6 co deve sussistere nei confronti di tutte le persone danneggiate, e quindi sia nei confronti proprietario del bene sottratto, sia di colui che abbia subito la condotta di violenza o minac ove diverso dal primo (Sez. 2, n. 11488 del 14/12/2016 dep. 09/03/2017, Annunziata, Rv. 269248 – 01) e deve essere, inoltre, integrale, ossia comprensivo della totale riparazione di og effetto dannoso, sicché la valutazione in ordine alla corrispondenza fra transazione e danno spetta al giudice, che può anche disattendere, con adeguata motivazione, la dichiarazione resa dalla parte lesa di ritenersi soddisfatta ed integralmente risarcita di ogni danno patito (Se n. 51192 del 13/11/2019, C. Rv. 278368 – 02);
considerato che il secondo motivo di ricorso, con il quale si censura la violazione di legge relazione al mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche in termini di prevalenza sull’aggravante contestata, è formulato in termini non consentiti in sede di legittim ed è manifestamente infondato poiché il giudizio di comparazione fra opposte circostanze implica una valutazione discrezionale tipica del giudizio di merito che sfugge al sindacato di legitti qualora non sia frutto di mero arbitrio o di ragionamento illogico e sia sorretta da suffic motivazione, come avvenuto nella specie (si veda, in particolare, pag. 2);
rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dic:hiarato inammissibile, con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
P.Q.M.
dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso, in data 10 ottobre 2023
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