LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Rinuncia al ricorso: quando diventa inammissibile?

La Corte di Cassazione dichiara l’inammissibilità di un ricorso avverso un sequestro preventivo. La decisione si fonda sulla rinuncia al ricorso presentata dalla parte ricorrente, figlia dell’indagato, prima della discussione. Tale atto procedurale ha precluso alla Corte l’esame nel merito della questione, rendendo definitiva l’ordinanza impugnata.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Rinuncia al Ricorso: Conseguenze e Inammissibilità nel Processo Penale

Nel complesso panorama del diritto processuale penale, alcuni atti, apparentemente semplici, possono avere conseguenze definitive sull’esito di una controversia. La recente sentenza della Corte di Cassazione, n. 24400/2024, offre un chiaro esempio di come la rinuncia al ricorso possa determinare l’immediata chiusura di un procedimento di impugnazione, senza che il giudice entri nel merito delle questioni sollevate. Questo caso, nato da un sequestro preventivo, si risolve proprio attraverso l’applicazione di una precisa norma procedurale.

I Fatti del Caso: Sequestro e Impugnazione

La vicenda ha origine da un decreto di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Reggio Calabria. Il provvedimento era finalizzato alla confisca di una somma di 14.000 euro, ai sensi dell’art. 240-bis del codice penale, nell’ambito di un’indagine a carico di un soggetto per reati di grave allarme sociale, tra cui l’associazione di tipo mafioso e il tentativo di estorsione.

Contro tale decreto, la figlia dell’indagato, in qualità di terza interessata, ha proposto ricorso al Tribunale del Riesame, sostenendo che parte della somma sequestrata (circa 300 euro) fosse di sua esclusiva pertinenza, trattandosi di risparmi personali. Il Tribunale del Riesame ha tuttavia rigettato il ricorso, confermando il provvedimento di sequestro.

Non soddisfatta della decisione, la terza interessata ha impugnato l’ordinanza del Riesame dinanzi alla Corte di Cassazione, lamentando vizi di legittimità. Tuttavia, prima che la Corte potesse esaminare il caso, è intervenuto un fatto nuovo e decisivo: il difensore della ricorrente ha depositato in cancelleria una formale rinuncia all’impugnazione.

La Decisione della Corte di Cassazione

Di fronte alla rinuncia, la Corte di Cassazione ha emesso una sentenza tanto breve quanto netta: il ricorso è stato dichiarato inammissibile. Questa decisione ha impedito ai giudici di valutare le argomentazioni della difesa relative alla proprietà della somma di denaro e ha reso definitiva l’ordinanza del Tribunale del Riesame che confermava il sequestro.

Le Motivazioni: L’Effetto Automatico della Rinuncia al Ricorso

Le motivazioni della Suprema Corte sono estremamente concise e si basano su un principio cardine del diritto processuale. L’articolo 591, comma 1, lettera d), del codice di procedura penale stabilisce chiaramente che una delle cause di inammissibilità dell’impugnazione è proprio la rinuncia.

La Corte ha semplicemente preso atto della volontà della parte di non proseguire nel giudizio. La rinuncia è un atto dispositivo che estingue il diritto di impugnazione e, di conseguenza, il processo stesso relativo a quella fase. Il giudice non ha altra scelta che dichiarare l’inammissibilità, senza poter entrare nel merito delle doglianze. Nel caso di specie, la questione sulla riconducibilità dei 300 euro alla ricorrente non è stata neppure sfiorata, poiché la barriera procedurale eretta dalla rinuncia era invalicabile.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Decisione

La sentenza in esame ribadisce un concetto fondamentale: la rinuncia a un’impugnazione è un atto giuridico con effetti tombale sul procedimento. Comporta l’accettazione della decisione precedentemente emessa e preclude qualsiasi ulteriore discussione nel merito in quella sede.

Questa pronuncia sottolinea l’importanza di una scelta ponderata e consapevole da parte dell’imputato o della parte interessata, sempre assistita dal proprio difensore. Decidere di rinunciare a un ricorso significa porre fine alla possibilità di ottenere una riforma della decisione sfavorevole. Pertanto, tale scelta deve essere il frutto di un’attenta valutazione strategica, che consideri le probabilità di successo dell’impugnazione e le conseguenze di una sua eventuale chiusura anticipata.

Cosa succede se si presenta una rinuncia al ricorso in Cassazione?
La rinuncia comporta la dichiarazione di inammissibilità del ricorso stesso, impedendo alla Corte di esaminare il merito della questione.

La Corte ha valutato a chi appartenesse la somma di denaro sequestrata?
No, la Corte non è entrata nel merito della questione. La rinuncia al ricorso ha precluso ogni esame sulle ragioni dell’impugnazione, inclusa la proprietà della somma sequestrata.

Qual è la base giuridica per dichiarare inammissibile un ricorso dopo una rinuncia?
La base giuridica è l’articolo 591, comma 1, lettera d), del codice di procedura penale, che elenca espressamente la rinuncia tra le cause di inammissibilità dell’impugnazione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Articoli correlati