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Rinuncia al ricorso in Cassazione e inammissibilità

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato avverso il diniego di sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. La decisione si fonda sulla sopravvenuta rinuncia al ricorso da parte dell’imputato stesso, motivata dal fatto che nel frattempo la misura era già stata sostituita. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Rinuncia al Ricorso: Quando l’Appello in Cassazione Diventa Inammissibile

Nel complesso iter della giustizia penale, gli atti procedurali assumono un’importanza cruciale e possono determinare l’esito di un procedimento ancor prima di entrare nel merito della questione. Un esempio lampante è la rinuncia al ricorso, un istituto che, sebbene semplice nella sua concezione, ha conseguenze definitive. Una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 25789/2024, ci offre un caso pratico per comprendere appieno la dinamica e gli effetti di tale atto.

I Fatti del Caso: Dalla Richiesta di Arresti Domiciliari al Ricorso

La vicenda ha origine dalla richiesta di un imputato, sottoposto alla misura della custodia cautelare in carcere per reati legati agli stupefacenti, di ottenere la sostituzione della misura con gli arresti domiciliari. L’istanza, presentata ai sensi dell’art. 299 del codice di procedura penale, era stata respinta sia dal Giudice per le Indagini Preliminari che, in un secondo momento, dal Tribunale del Riesame.

Contro quest’ultima decisione, la difesa dell’imputato aveva proposto ricorso per Cassazione, lamentando una violazione di legge e un vizio di motivazione riguardo al principio di autonoma valutazione del giudice. L’obiettivo era ottenere un annullamento dell’ordinanza e una nuova valutazione della richiesta di arresti domiciliari.

L’Impatto Determinante della Rinuncia al Ricorso

Il percorso del ricorso davanti alla Suprema Corte ha subito una brusca interruzione. Prima che i giudici potessero esaminare i motivi di doglianza, è intervenuto un atto decisivo: il procuratore speciale dell’imputato ha depositato una formale rinuncia al ricorso.

La ragione di questa scelta processuale era tanto semplice quanto logica: nelle more del giudizio di Cassazione, la misura cautelare era già stata sostituita. In altre parole, l’obiettivo che l’imputato si prefiggeva con il ricorso (ottenere una misura meno afflittiva del carcere) era stato raggiunto per altre vie, rendendo di fatto inutile e priva di interesse la prosecuzione del giudizio.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

Di fronte alla rinuncia formalmente depositata, la Corte di Cassazione non ha potuto fare altro che prenderne atto. I giudici hanno sottolineato come la rinuncia sia un atto che estingue il rapporto processuale, precludendo ogni esame nel merito dei motivi di appello. La Corte, pertanto, non è entrata nella valutazione della presunta violazione di legge o del vizio di motivazione sollevati dalla difesa.

La decisione si è basata su un principio puramente procedurale: la manifestazione di volontà della parte di non voler più proseguire nel giudizio. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile, un esito che sancisce la fine del procedimento senza una pronuncia sulla fondatezza delle questioni sollevate.

Le Conclusioni: Conseguenze Pratiche della Decisione

La sentenza in esame ribadisce un principio fondamentale della procedura penale: la volontà della parte è sovrana nel determinare la prosecuzione di un’impugnazione. La dichiarazione di inammissibilità per rinuncia al ricorso comporta due conseguenze dirette. La prima è la chiusura definitiva del giudizio di legittimità. La seconda, come previsto dalla legge, è la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Questo caso dimostra come l’evoluzione delle vicende cautelari di un imputato possa influenzare direttamente l’andamento dei ricorsi pendenti, portando a soluzioni procedurali che, pur non risolvendo le questioni di diritto, rispondono a un principio di economia processuale e di cessato interesse ad agire.

Cosa succede quando una parte rinuncia al proprio ricorso in Cassazione?
La Corte di Cassazione non esamina il merito della questione, ma si limita a prendere atto della volontà della parte e dichiara il ricorso inammissibile, chiudendo il procedimento.

Qual è la conseguenza economica per chi rinuncia a un ricorso?
La parte che rinuncia al ricorso e ne causa l’inammissibilità viene condannata dalla Corte al pagamento delle spese processuali sostenute per il giudizio.

Per quale motivo, nel caso specifico, è stata presentata una rinuncia al ricorso?
La rinuncia è stata presentata perché, mentre il ricorso era in attesa di essere deciso, la misura della custodia in carcere era già stata sostituita con una meno grave. Pertanto, l’imputato aveva già ottenuto il risultato desiderato e non aveva più interesse a proseguire con l’appello.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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